“In base alla nostra esperienza questo tipo di eventi hanno un lungo strascico in quanto abilitano potenzialmente gli attaccanti ad accedere ad informazioni private, impersonare le vittime e condurre campagne di phishing molto mirate.
Spesso vediamo attaccanti vendere o distribuire liste di nomi utenti e password che possono poi essere riutilizzati per altri attacchi. Il mese scorso ad esempio l’FBI in collaborazione con le forze Tedesche, Olandesi e Inglesi hanno sequestrato il sito WeLeakInfo.com che vendeva accessi a dati ottenuti anche tramite la compromissione di siti web.
Ci aspettiamo che gli aggressori continuino a mantenere alto il loro interesse per quello che tecnicamente chiamiamo “credential stuffing” cioè appunto il riuso di credenziali per forzare i sistemi dove le vittime usavano la stessa combinazione di utente e password.
Le aziende e i singoli utenti posso ridurre gli impatti di queste divulgazioni attraverso accorgimenti come l’utilizzo di password forti, evitare il riuso delle stesse password, abilitare i sistemi di secondo fattore di autenticazione ove disponibili (e.g. token) e monitorare con attenzione le attività di login sui i sistemi in azienda e in Cloud”.