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16 maggio 2004: l’addio al calcio del grande Roberto Baggio. Cosa è cambiato?

Ci sono alcuni personaggi nella storia dell’umanità i cui propri nomi e cognomi vanno sempre recitati insieme, e mai divisi. Uno fra questi è l’ex calciatore della nazionale azzurra Roberto Baggio, che è stato forse il “10” italiano più amato, e non soltanto in Italia. Dal ritiro del trequartista sono trascorsi 17 anni, in cui la nostra nazionale ha fatto in tempo a vincere un mondiale e “riuscire nell’impresa” di non qualificarsi clamorosamente per quello del 2018. Com’è cambiato il calcio dopo Roberto Baggio?

L’addio al Brescia in un campionato italiano che aveva portato tre squadre in semifinale di Champions

Maggio è mese di bilanci nel mondo del calcio: rappresenta la fine di molti dei campionati europei e delle competizioni internazionali, inoltre è il periodo in cui si festeggia una promozione nella categoria superiore, o si rifanno i piani per una retrocessione. Maggio non sarà quindi solo il mese della finale della Coppa Italia fra Atalanta e Juventus, per cui esperti e quote delle scommesse sportive vedono i bianconeri favoriti, e non solo il finale di un campionato avvincente, ma anche il diciassettesimo anno senza Roberto Baggio sui campi di calcio. Il campione lasciò il calcio quando indossava la maglia del Brescia, squadra con la quale ha collezionato ben 45 reti in 95 partite. Scrivendo “16 maggio 2004” su Google i risultati che vi offrirà il motore di ricerca saranno solo ed esclusivamente legati all’ultima partita del numero “10” soprannominato divin codino. A San Siro, nel “suo” San Siro, campo su cui aveva giocato per le due milanesi Inter e Milan, calcava per l’ultima volta un campo di calcio di Serie A. La standing ovation che gli tributarono i tifosi di Milan e Brescia è stata e resta da pelle d’oca. 

Il calcio senza Baggio: cosa è cambiato in meno di 20 anni in nazionale

La bacheca di trofei di Roberto Baggio non ha restituito al campione di Caldogno ciò che la sua classe ed enorme umanità avrebbero meritato. Un campione amato dalla gente, e dalle istituzioni, e al contempo capace di essere determinante e oggetto di polemiche in campo. Uno dei pochi funamboli che, per una volta nella storia del calcio, erano i brasiliani a invidiare a un’altra nazionale. Roberto Baggio ha legato per sempre il suo nome a quello della nazionale italiana di calcio, che dopo il suo addio al calcio, a parte la breve parentesi di Totti, non riesce a trovare un erede. Diciassette anni dopo la sua ultima apparizione con la maglia dell’Italia nell’aprile del 2004, la nazionale italiana ha vissuto il momento più alto e quello più alto in soli 12 anni. La vittoria del Mondiale di Germania 2006 ha aggiunto il quarto titolo alla bacheca italiana, ma la delusione del 2018 con la mancata qualificazione al Mondiale di Russia, è una cicatrice ancora dolorosa per i tifosi azzurri. Da tre anni a questa parte la FIGC ha puntato su Roberto Mancini, altro ex “10” storico del calcio italiano e coetaneo di Roberto Baggio. L’Italia di Mancini piace e convince, e non è un caso che sia menzionata fra le favorite per i prossimi europei e Nations League.

Nonostante il lavoro egregio di Mancini e del proprio staff, la nazionale italiana sente ancora forte l’assenza di un leader tecnico come Roberto Baggio. Il “10” che tutti aspettano che riporti la Nazionale a grandi fasti è atteso da tutti, e come detto dopo Baggio il solo Totti, a sprazzi, ha saputo onorare quella maglia. 

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"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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