Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti, analisi della poesia
Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti, analisi della poesia. La lirica, dove l’ironia si fonde con la solidarietà, è ambientata a Milano. Giuseppe Giusti qui racconta con ironia un fatto accadutogli realmente quando si trovava a Milano, ospite di Alessandro Manzoni.
Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti, analisi della poesia
Lo scrittore, nella basilica di sant’Ambrogio, si rivolge ad un funzionario di polizia. L’ipotetica eminenza lo guarderebbe con sospetto, per via delle scherzose parole rivolte a traditori e potenti.
Il poeta inizia a raccontare, spiegando di essere giunto, in compagnia del figlio più giovane di Manzoni, chiamato confidenzialmente Sandro, fino a sant’Ambrogio. All’interno della basilica c’è un presidio di militari austriaci. I soldati, forse Boemi o Croati, se ne stanno rigidi, come pali, pronti ad intervenire. Il primo impulso del poeta è di andare via. Oltre a non sentirsi a proprio agio sente un odore sgradevole, simile al sego, che ammorba l’aria.
Quando improvvisamente, la banda intona un canto ed il desiderio di scappare da quel luogo svanisce. La musica, “I lombardi alla prima crociata” di Giuseppe Verdi, ispira allo scrittore un sentimento di solidarietà e fratellanza. Il brano è suonato alla perfezione e le parole commoventi fanno dimenticare a Giusti le emozioni negative provate poco prima. Ora anche lui si sente parte del popolo oppresso. Terminato il canto il poeta vorrebbe tornare in sè ma una melodia lo rapisce. E’ un canto tedesco solenne e contemporaneamente flebile di grande potenza.
Lo scrittore non si capacita come quei soldati, che paiono fusi, possano nutrire sentimenti così forti. L’inno rievoca l’amore per la patria, il dolore per la lontananza da casa, la voglia di pace ed il ricordo della madre lontana. Terminato il canto, il protagonista riflette sulla sorte che accomuna l’umanità. Questi militari, per volontà di un Re che teme le insurrezioni italiane e slave, sono mandati lontano da casa. Ma ciò non basta, dopo averli ridotti in schiavitù , li impiega per far diventare schiavi gli italiani.
Il triste peregrinare dei soldati è paragonato a quello degli allevatori toscani che portano le loro mandrie a svernare in Maremma. I militi sono condannati ad una vita difficile, solitaria e silenziosa. Derisi dagli oppressi diventano uno strumento di offesa e di rapina. Il sentimento di odio che serpeggia fra tedeschi e lombardi giova soltanto ai potenti che temono l’unità.
La riflessione prosegue soffermandosi sull’ostilità che i militari stranieri sono costretti a sopportare. L’unica consolazione arriva dall’ironia. Secondo il poeta anche questi poveri soldati, nel loro intimo, si prendono gioco del Re e delle sue decisioni. Per il poeta è giunto il momento di andare perché l’emozione potrebbe indurlo ad abbracciare un caporale, rigido come il suo bastone.
Sant’Ambrogio
La lirica fa riferimento ad un avvenimento realmente accaduto.
Il poeta nel 1845 è a Milano, in visita di Alessandro Manzoni. Durante questo soggiorno, si ritrova, con il figlio dell’amico, nella chiesa di sant’Ambrogio, presidiata dall’esercito austroungarico. Il rapporto fra Giuseppe Giusti ed Alessandro Manzoni successivamente si sviluppa per via epistolare.
La poesia, pubblicata nel 1852, fa parte della raccolta “Giuseppe Giusti. Versi editi ed inediti”. La composizione lirica è in ottave di endecasillabi che rendono bene lo stile tra lo scherzoso e il commosso.

