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Ad Alassio grande successo per Franco Ravera alla Sala Carletti

ALASSIO- E’ tornato ad esporre nella “Città del Muretto” il visionario artista alassino Franco Ravera. La personale ha visto la presenza di un folto pubblico, ha suscitato l’interesse della critica ed ha anche avuto ampio spazio sui quotidiani: “La Stampa” ieri ha addirittura dedicato una intera pagina alla mostra ed agli eventi che si sono svolti collateralmente ad essa. Nella sala delle esposizioni della Associazione Vecchia Alassio (la Sala Carletti), in Via XX settembre, Ravera è tornato dove aveva già esposto alcuni anni or sono, con successo e tanti elogi, dai propri concittadini, e con grande interesse da parte della critica e considerazione dagli esperti ed appassionati d’arte. Insieme a Ravera hanno avuto ampio spazio anche il noto scrittore Leonardo Prascina, che ha presentato la sua saga “Rosso Mediterraneo” (ambientata alle foci del Rodano), il grande musicista Riccardo Pampararo, che ha tenuto un applauditissimo concerto e le magnifiche eccellenze della gastronomia alassina dello storico panificio e pasticceria Canepa e della gelateria Perlecò di Aldo De Michelis. Ravera, che ha al suo attivo numerose ed importanti personali e collettive, fra le quali quelle a Finale Ligure, Sanremo, Sorrento, Roma ed Albenga, è un artista vero, senza pregiudizi, che sa spaziare nel mondo variegato del colore e della forma, con forte gusto dell’equilibrio. Aperto all’ innovazione, con coraggio, sovverte spesso tutto quello che ci si aspetterebbe, dopo aver visto il travolgente Novecento. Ravera, che è nato a Genova nel 1951, attualmente vive ed opera ad Alassio, nel suo studio in via Mazzini 4 ha presentato la personale dal titolo: “Sempre grandi sempre piccoli, ma vivi nel presente”. “Cerco di esprimermi – ci ha spiegato l’artista- e nello stesso tempo di suscitare emozioni in coloro che saranno i fruitori della mia arte. Per questo sono sempre attento a questi due aspetti: me stesso ed il mio ipotetico spettatore. Poi naturalmente cerco sempre di fare laboratorio, di andare sempre oltre, di non fermarmi a soluzioni già provate o viste”. Così, con occhio quasi fanciullesco, mescola la tradizione all’ avanguardia e, con una forte solidità esecutiva, narra di mondi possibili, ma immaginari ricordandoci un Gianni Arde prima maniera o un Auro Albertini maturo, sempre con un forte filo narrativo artistico-letterario a cavallo fra Mirò, Calvino e Queneau. “Ogni suo pezzo è fresco e vivace- dice di lui il noto critico d’arte e gallerista Daniele Decia – ed aperto a mille soluzioni, per questo è giusto l’accostamento a certo Pinot Gallizio, così come nasce immediato un riferimento ad artisti come Auro Albertini o Gianni Arde”. Ravera, molto spesso, fa un singolare uso della materia e del colore e trovando personali soluzioni plastiche e stilistiche. Ama l’arte e arricchisce le sue tele con chiari riferimenti ed omaggi a grandi maestri del Novecento da Duchamp a Pollock a Botero. Fa uso con maestria della tecnica mista non disdegnando mescolare gesso, terra, cartone, plastica, carta straccia ed altri materiali che sembrano fin quasi il tentativo di recuperare dall’ affresco rinascimentale la solidità di un fondo impregnato di colore e materia che si fonde, dando origine a forme oniriche ed immaginarie con concreti riferimenti al reale, raggiungendo il giusto equilibrio di fra la forma ed il contenuto. “Questa mostra – spiega Ravera- ha voluto anche rappresentare l’occasione, dopo la lunga chiusura per la pandemia, per rinascere e per far conoscere al pubblico le mie ultime soluzioni dettate da una continua ricerca e sperimentazione, due cardini che sono sempre stati alla base del mio percorso artistico”.
CLAUDIO ALMANZI

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