Editoriali

Riflessione sui mondiali di Calcio: Marocco e dintorni

I mondiali di calcio sono finiti, ogni nazionale è rientrata in Patria. Il poplo argentino ha tributato tanti onori a coloro che hanno vinto. Di questi mondiali rimarranno impresse tante immagini. Piccoli e grandi gesti del primo mondiale in un Paese arabo mussulmano, del primo mondiale giocato nel mese di Dicembre.

Non vi sono solo le immagini dei campioni del mondo ma, anche di coloro che hanno perso . Non potrò dimenticare la sequenza del Presidente Macron, che in modo spontaneo conformta la propria nazionale. Un gesto inusuale ma, per chi conosce bene la Francia anche abbastanza normale visto lo stretto legame tra Presidente e popolazione.

Vi è poi il quarto posto della nazionale del Marocco. La prima volta che una Nazione araba riesce ad arrivare tra le prime nazionali. Un squadra che ha suscitato tante simpatie, tanto che un giornale italiano ha dichiaratamente preso posizione in favore di questa nazionale. Una Nazione, il Marocco, che si appresta ad ospitare dall’ 1 all 11 Febbraio i campionati del Mondo di Calcio per Club e, nel quale gli inestimenti nel settore sportivo hanno dato i loro frutti.

Del ritorno in Patria dei “Leoni dell’Atlante ” che, nel 2028 festeggiaranno il centenario della fondazione, rimarranno impresse due immaggini. La prima dell’ autobus dei calciatori e la seconda del ricevimento dei giocatori di calcio da parte del Re. Due immagini che, ad un primo impatto possono apparire diverse, ma nella sostanza sono un tutt’uno. 

Queste due foto rappresentano, in modo plastico, l’alleanza tra il Re ed il Popolo, rappresentano l’essenza stessa della Monarchia. Ovvero, come disse Sua Maestà Umberto II di Savoia ” La monarchia non è mai un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini, sudditi e principi, incredibili volontà di sacrificio… Non deve essere costretta a difendersi giorno per giorno dalle insidie e dalle accuse. Deve essere un simbolo caro o non è nulla”. 

Il pulman circondato dalla folla di Rabat, portava le scritte in caratteri latini, arabi, ed amazigh quasi sottolineando le diverse culture che compongono l’essenza del Regno. Una Nazione che, unica nel mondo arabo mussulmano, riconosce anche l’ebraismo quale componente della popria eredità culutare. E questa pluralità cuturale, ma aggiungerei anche religiosa, si raduna fisicamente e moralmente attorno al Sovrano, che come in ogni monarchia costituzionale è garante della tradizione, ovvero della “consegna” dei vaolri di un popolo da una generazione all’altra. 

Il progresso di una Nazione è anche fatto di tradizione. Non si può progredire senza avere solide radici. Una Nazione è come un albero. Essa, deve avere solide radici piantate nella terra, che rappresentano le cose concrete e vere, che proteggono il tronco dalle burrasche della società moderna e per certi versi nichilista.

Questo albero è alimentato dalla linfa della tradizione, della cultura e della religione. Ma come ogni albero, anche una Nazione è volta al cielo, al futuro, al progresso ed in ultima analisi a Colui che ha creato il cielo e la terra

Marco Baratto

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Marco Baratto

Nato a Milano , Laureato in Legge. Si interessa di storia dei rapporti tra l'Europa e il Mediterraneo.

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