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I rapporti tra Francia e Italia sono a ferri corti. Italia risponde alle offese francesi

I rapporti tra Francia e Italia sono a ferri corti, il nuovo scontro diplomatico tra Francia e Italia si apre con l’affondo del ministro francese Gérald Darmanin secondo il quale il governo italiano è “incapace di risolvere i problemi migratori”. Affermazione a cui ha fatto seguito l’annullamento della visita ieri del ministro Antonio Tajani, che doveva incontrare l’omologa francese Catherine Colonna. “Le offese al governo e all’Italia pronunciate dal ministro Darmanin sono inaccettabili. Non è questo lo spirito con il quale si dovrebbero affrontare sfide europee comuni” ha twittato il capo della diplomazia italiana.
I dubbi sulla tempistica sono leciti visto che, nonostante i rapporti sempre turbolenti tra Roma e Parigi sulla questione migranti, una rottura così importante del protocollo diplomatico fa scoppiare – di nuovo – il caso. Ce n’era bisogno? Perché il ministro degli Interni francese Darmanin se la prende con l’Italia? Cosa si nasconde dietro questo attacco gratuito e immotivato?
Per rispondere è utile fotografare il momento che sta vivendo il ministro dell’Interno francese, Darmanin e il regime di Macron.
Agli occhi di tutti, il clima è ancora acceso a Parigi, i nemici della riforma pensionistica non hanno deposto le armi, la rabbia sociale cresce di pari passo con l’aumento dell’inflazione e della crisi economica: è chiaro che un vistoso successo elettorale Le Pen amica di Meloni decreterebbe la sconfitta e il declino di Macron. Lui lo sa e non passa giorno senza che sproni i suoi affinché riconquistino i contatti persi con la base popolare. È una questione vitale di tenuta politica e d’immagine. Le prossime elezioni europee hanno accentuato le tensioni e peggiorato la situazione per il presidente francese in calo di consensi in patria, Giorgia Meloni rappresenta un pericolo. È alleata di Marine Le Pen, l’unica che guadagnarebbe voti in Francia in questa fase di post-contestazioni.
All’ennesime giornate di sciopero nel suo paese sulla contestata riforma delle pensioni il regime di Macron ha fatto ricorso agli attacchi durissimi e repressione feroce dei manifestanti da parte dei poliziotti.
Francia soprattutto gestisce in modo brutto la vicenda di politiche migratorie, passata alle cronache mondiali come “operazione Wuambushu“, che consiste nell’espulsione di massa di migliaia di stranieri irregolari dall’isola occupata dalla Francia di Mayotte, situata nell’Oceano indiano a 8mila chilometri da Parigi, guarda caso cosa combina un paese colonialista che proclama il rispetto del buon vicinato, la non-ingerenza nei paesi stranieri e critica le violazioni dei diritti umani non sul proprio territorio ma in Africa, Asia e in Italia. Un’operazione decisa da Darmanin che ha dispiegato ingenti risorse logistiche e umane per rimuovere dalle baraccopoli i migranti senza permesso di soggiorno, una feroce operazione di sgombero per cui sono stati mobilitati circa 1.800 agenti di polizia e centinaia di rinforzi sono arrivati direttamente dalla Francia. L’operazione che ha visto distruzione di bidonville, scontri e violenze, è finita immediatamente nelle pagine dei giornali di tutto il mondo, la commissione nazionale per i diritti umani frani ha condannato l’operazione come una “strategia del terrore“, provocando una bufera sul ministero dell’Interno e riaprendo il tema dello ius soli in Francia.
Da segnalare che dichiarato da tempo anti-Meloniano, il falco Darmanin sui migranti sembra però sorpassarla a estrema destra: Porta la sua firma il progetto di legge in parlamento che prevede limitazioni dello ius soli e espulsioni più rapide, permessi di soggiorno speciali solo per chi fa lavori che nessuno vuole fare, i cosiddetti “mestieri sotto tensione, vogliamo dare asilo più rapidamente a chi ne ha bisogno e dire no rapidamente a chi non vogliamo”, ha dichiarato il ministro.
Il regime di Macron, oltre ad essere isolato a casa, in Europa e nel mondo, il suo presidente è contestato dapertutto, fallito nelle trattative oppurtuniste unilaterali con Mosca sulla crisi Ucraina-Russia, cacciato dall’Africa e in particolare da Mali, Burkina Faso, Niger, contestato nei paesi del Maghreb salvo nel suo antico territorio (Algeria) e nelle capitali Africane e asiatiche.
Orgogliosamente, le reazioni italiane sono state veloci, la risposta del numero due di Forza Italia è seguita a quelle di numerosi esponenti dell’esecutivo italiano. Tra questi, in particolare, il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, che ha liquidato le critiche del ministro degli Interni francese con un secco “la Francia pensasse ai suoi casini”. Dura anche la replica di Matteo Salvini: “Sono orgoglioso di essere amico di Marine Le Pen e di essere al governo con Giorgia Meloni, e non accetto lezioni sull’immigrazione da chi respinge in Italia donne, bambini e uomini, continuando invece ad ospitare assassini e terroristi che in Italia dovrebbero tornare”. Il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi ha rincarato la dose ricordando che “non si riesce a sorpassare il confine, si arriva facilmente in Italia ma è impossibile arrivare in Francia. Nessuna disponibilità, puro razzismo e comportamenti di inaudita violenza”. “L’offesa al presidente del Consiglio è grave – premette il critico d’arte – Ma chiunque sia stato recentemente in Liguria si rende conto che per i migranti l’Italia è un paese amico, accogliente, mentre la Francia è un paese nemico e violento”, ha detto Sgabri, aggiungendo “inaudito” che a fare la “predica a Meloni” sia il ministro di un Paese razzista coi migranti.
Il tutto seguito dal provvedimento messo sul tavolo pochi giorni fa dalla prima ministra Elisabeth Borne, che starebbe spingendo l’Eliseo a schierare 150 militari e gendarmi alla frontiera di Ventimiglia al confine con Italia. Una mossa ben lontana da quello che dovrebbe essere lo spirito di “solidarietà europea”.

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