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Autonomia differenziata: Save the Children, necessario assicurare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per garantire i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza su tutto il territorio

È urgente assicurare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) nelle materie relative all’infanzia e all’adolescenza, a partire dall’accesso alla mensa scolastica, il tempo pieno alle scuole primarie e la gratuità dei libri scolastici, per garantire i diritti di tutti i bambini e le bambine. Questa l’esortazione lanciata da Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in seguito all’approvazione del disegno di legge sull’autonomia differenziata, che definisce le modalità con cui le regioni potranno chiedere e ottenere di gestire autonomamente alcune delle materie su cui al momento la competenza è dello Stato. È fondamentale intervenire per garantire alle bambine, ai bambini e agli adolescenti uguali opportunità di crescita affinché la concessione dell’autonomia alle regioni non finisca con l’aumentare i profondi divari territoriali che già caratterizzano il nostro Paese.

Save the Children chiede una definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) che riguardano l’infanzia e l’adolescenza, e il loro adeguato finanziamento. In particolare, l’Organizzazione invita a stabilire uno specifico LEP sulle mense scolastiche, per garantire un pasto sano al giorno nella scuola primaria e sul tempo pieno nella scuola primaria, nonché di istituirne uno sulla fornitura dei libri di testo in tutti i cicli scolastici.

In Italia poco più di un bambino su due (55,2% degli alunni ) ha accesso alla mensa scolastica nella scuola primaria, con differenze territoriali rilevanti: cinque regioni del Sud registrano le percentuali più basse di alunni che usufruiscono del servizio di refezione scolastica (l’11,2% in Sicilia, seguito dal 16,9% in Puglia, il 21,3% in Campania, il 25,3% in Calabria e il 27,4% in Molise), mentre Liguria (86,5%), Toscana (82,7%) e Piemonte (79,4%) sono quelle che assicurano livelli di accesso più alti[1]. Save the Children ricorda che il servizio mensa nelle scuole[2] è essenziale per garantire a studenti e studentesse, soprattutto se in condizioni di maggior bisogno, il consumo di almeno un pasto sano ed equilibrato al giorno, come previsto dal Piano di azione nazionale per l’attuazione della Garanzia europea per l’Infanzia.

Per quanto riguarda, invece, il tempo pieno, solo due alunni della scuola primaria su cinque nel nostro Paese (40%) ne beneficiano, con le percentuali più basse in Molise (9,4%), Sicilia (11,1%) e Puglia (18,4%) e le più alte nel Lazio (58,4%), in Toscana (55,5%) e in Lombardia (55,1%)[3]. Il tempo pieno è uno strumento fondamentale per combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa, offrendo maggiori opportunità di apprendimento, socialità e inclusione, specie per gli studenti e le studentesse più svantaggiati.

L’Organizzazione sottolinea, inoltre, l’urgenza di tutelare il diritto alla salute di bambine, bambini e adolescenti. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 2,6 decessi ogni 1000 nati vivi sul territorio nazionale, con differenze molto rilevanti a seconda delle regioni di appartenenza e un valore che oscillava dall’1,2 per mille in Umbria al 4,2 in Calabria[4]. Save the Children ricorda l’importanza di finanziare adeguatamente il sistema sanitario nazionale, garantendo livelli essenziali delle prestazioni, di fronte ai divari sociali e territoriali crescenti che ne condizionano l’accesso e che esso rappresenta uno degli investimenti essenziali per il futuro del nostro Paese.

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