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Caltanisetta, l’ascensione Frattale di Francesco Guadagnuolo

Francesco Guadagnuolo, artista nato a Caltanissetta, è noto per il suo contributo Transrealista, che fonde
elementi della cultura siciliana con il mondo digitale. Con il suo concetto di “Sicanitudine” riflette
un’integrazione tra radici locali e dinamiche globali. Per quanto riguarda l’Antenna RAI di Caltanissetta alta
286 metri, si tratta di una struttura che, potrebbe essere interpretata come un punto di riferimento locale e un
simbolo dell’evoluzione tecnologica, elementi che potrebbero trovare riscontro nella sua opera Transrealista. La
recente opera pittorica la Torre “Cattedrale di Luce” di Francesco Guadagnuolo prende vita come narrazione
Transrealista, un incontro fluido tra l’inventiva-concretezza-industriale e l’immaginario digitale. Si presenta
come un’opera che fonde memoria e slancio spirituale, trasformando l’Antenna RAI di Caltanissetta in un faro
sospeso tra cielo e terra. Sulla grande tela l’artista riversa fasci di luce policroma che avvolgono la struttura
metallica, e arabeschi frattali ne moltiplicano le geometrie, dando vita all’illusione di tre Torri fuse in un unico
movimento ascensionale.
In questo slittamento continuo, la pittura diventa dispositivo di realtà aumentata: ogni pennellata
imprime alla melodia cromatica un’eco di codice, trasformando la tela in un portale sospeso tra il reale
quotidiano e l’utopia tecnologica. Racconta Francesco Guadagnuolo: «Nel concepire sopra il cielo di
Caltanissetta, la Torre “Cattedrale di Luce” ho volutamente abbracciare i principi del Transrealismo, una
corrente che fonde l’esperienza quotidiana con dimensioni fantastiche, tecnologiche e spirituali. L’Antenna RAI
diventa, sulla tela, un nucleo di realtà immediata: riconoscibile, materico, radicato nella memoria collettiva. Il
richiamo a Vladimir Tatlin affiora in una spirale di luce che rompe la bidimensionalità, evocando la prospettiva
sovietica di un’architettura in moto perpetuo. Da bambino ero affascinato dell’uso dello stereoscopio con i
suoi stereogrammi, un gioco diviso tra illusione visiva e profondità tridimensionale. Fissare un’immagine
bidimensionale e all’improvviso vederla che si mutava in una scena tridimensionale era qualcosa che mi
appassionava tanto. Poi quando frequentavo all’Accademia di Belle Arti di Roma mi sono ritrovato a studiare i
frattali in movimento che, con entusiasmo, mi riportavano al gioco che facevo da bambino con lo
stereoscopio».
É così che Guadagnuolo sfrutta questa tensione per far vibrare la Torre-Cattedrale: lo spettatore avverte
lo spostamento impercettibile tra materia pittorica e rendering mentale, come se la superficie si staccasse in
micro-frammenti luminosi per ricomporsi in un vortice di pixel pittorici. È un gioco di specchi che dissolve le
certezze della tela e rivela un’inedita geografia fantastica, dove l’acciaio diventa schema di un software
invisibile.
Oltre la realizzazione del quadro, il progetto multimediale proposto da Guadagnuolo estende la fruizione
oltre le pareti del museo-spazio espositivo, coinvolgendo direttamente la comunità locale e i visitatori. In questo
doppio registro l’opera si apre ad una riflessione sul rapporto tra funzione mnemonica collettiva, tecnologia e
sacralità contemporanea.
Con la Torre “Cattedrale di Luce”, Guadagnuolo lancia un invito a ripensare gli spazi del passato
industriale come nuovi luoghi di condivisione e stupore. In un’epoca in cui la realtà aumentata moltiplica le
possibilità espressive, la tela pittorica diventa punto di partenza per esperienze immersive che sfidano i confini
tra il reale e il virtuale, tra l’umano e il divino.
L’installazione multimediale proietta fasci di luce nel cielo notturno: filtri sonori raccontano la fatica
degli zolfatari e la voce degli artisti e poeti, mentre un’app AR consegna alla comunità un’esperienza al confine
tra rito e sperimentazione. In questo spazio-tempo transrealista, la Torre-Cattedrale ruota idealmente su se
stessa, fondendo tre profili in un’unica architettura liquida, plasmata da algoritmi e percepita come “Cattedrale
digitale” nel gesto di ogni singolo visitatore.
Conclude Guadagnuolo: «Ho scelto di chiamarla “Cattedrale di Luce” perché, per me, l’Antenna RAI
assolve una funzione spirituale simile a quella delle grandi Cattedrali Gotiche. Proprio come le guglie medievali
puntavano al cielo per avvicinare il fedele al divino, i raggi luminosi della mia opera sono un ponte tra terra e
infinito, un invito ad uno sguardo che si apre alla contemplazione e alla speranza».
L’Antenna RAI sul monte San’Anna è diventata un’opera d’arte pubblica grazie all’intervento e
all’osservazione di Francesco Guadagnuolo, si trasforma in un simbolo di progresso e concetto artistico, con
l’obiettivo di valorizzare la struttura e integrarla nel tessuto urbano e culturale della Città.
Tra materia e visione, pittura e codice, si dischiude un inno alla rinascita: un faro collettivo che rompe le
barriere tra memoria, tecnologia e sacralità contemporanea, invitando l’osservatore a sperimentare un nuovo
stato di meraviglia.

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