Italia
Marocchini d’Italia: urge intervento su minori non accompagnati Saharawi

La Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e lo Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS) hanno constatato che durante quest’estate una sessantina di bambini soprannominati, “Saharawi”, “ambasciatori della pace”, provenienti dai campi di Tindouf dell’Algeria con un documento di viaggio dello stesso paese sono stati vittime di sfruttamento politico proprio in Italia. Tale sfruttamento come strumento inaccettabile è stato sempre utilizzato dall’Algeria tramite i separatisti del gruppo Polisario, e da alcuni eletti italiani complici scivolati nel sostegno all’impresa della propaganda anti-Marocco in Toscana, Lazio e nell’Emilia-Romagna.
I bambini in questione – sono algerini e non Saharawi come pretesto dagli organizzatori – arrivati in Italia provenienti dai campi col pretesto di alleviare le sofferenze e di godere della loro infanzia anche solo per poche settimane. Ma il primo venditore del gas all’Italia (Algeria) tramite il suo gruppo separatista Polisario, ha un altro calcolo e come al solito, non perde occasione per usurpare e servirsi della popolazione dei campi di Tindouf, fanciulli compressi, per utilizzarli a fini diplomatici, politici e militari, e sfruttare le loro sofferenze ed il dramma che vivono in Algeria per tentare anche di ottenere più aiuti e fondi dalla “generosa” Italia e dalla regione Emilia Romagna.
RACMI e SMIS deplorano che queste operazioni rappresentano una manovra politica strumentale dei bambini e che sfrutta la loro innocenza per profitti di propaganda politica denunciata anche presso il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU.
RACMI e SMIS, sperano che l’Italia non accetterebbe lo sfruttamento dei bambini stranieri sul suo territorio nella propaganda politica, soprattutto quelli non accompagnati dai loro genitori come nel medesimo caso.
RACMI e SMIS considerano queste operazioni un chiaro tentativo di camuffare le drammatiche situazioni di sofferenza prevalenti nei suddetti campi, dove sono violati i diritti elementari previsti dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, campi insicuri ed illegali denunciati come roccaforte di traffico e dirottamento degli aiuti umanitari generosamente concessi dalla comunità internazionale, denunciati in più occasioni nel Parlamento Europeo e da tante ONG internazionali.
RACMI e SMIS denunciano come molte altre organizzazioni internazionali il persistente arruolamento militare del Bimbo Soldato e l’indottrinamento religioso estremista dei minori in questi campi.
RACMI e SMIS evidenziano che i “profughi” deportati e insediati nei campi militari di Tindouf, in Algeria, da parte dell’esercito algerino e delle milizie del Polisario, sono gli unici al mondo privi del diritto alla libera circolazione, al censimento, al lavoro, alla libertà di espressione, all’assistenza sanitaria, alla giustizia, alla protezione umanitaria e alla carta di rifugiato dell’UNHCR. Non è il Marocco, bensì l’Algeria la responsabile di queste gravi privazioni.
RACMI e SMIS ritengono inoltre che l’atteggiamento di tali eletti vada in senso contrario alla volontà della comunità internazionale e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che cerca di trovare una soluzione politica realistica alla controversia artificiale regionale attraverso il Piano Marocchino d’Autonomia in Sahara Marocchino.
RACMI e SMIS interpellano i ministri degli Interni; degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; del Lavoro e della Giustizia se non ritengano necessario assumere una forte presa di posizione politica e diplomatica per fare rispettare i diritti dei minori cosiddetti “saharawi” non accompagnati dai propri genitori, e di tutelarli da ogni forma strumentalizzazione politica in Italia?
Si chiede inoltre se non sia necessario salvaguardare l’immagine della Repubblica Italiana dalla propaganda e dalla strumentalizzazione di un conflitto regionale artificiale, costruito a tavolino durante la Guerra Fredda, intorno all’integrità territoriale del Marocco, a causa dell’egemonia esercitata dal defunto colonnello Gheddafi e dall’Algeria?
Infine, si chiede se il Ministero del Lavoro, la Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione (DGIPI) e il Comitato Nazionale per i Minori non ritengano necessario adottare provvedimenti e sanzioni contro l’abuso che viola palesemente le modalità di soggiorno dei minori accolti e l’affidabilità dei contenuti dei programmi umanitari di accoglienza temporanea previsti dalla DGIPI?
Yassine Belkassem, Coordinatore Nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI).
Yahaya El Matouat, Presidente dello Spazio Marocchino-italiano per la Solidarietà (SMIS)
Altre firme
1. Bouhadi Abdesselam, associazione Libertà.
2. Batal Hassan, associazione Interculturale per l’Integrazione.
3. Ait Alla Lhoussaine, associazione la Solidarietà Italo-Marocchina per lo Sviluppo e la Partecipazione (SIMSP).
4. Benbouchaib Halima, associazione Club Marocain 99.
5. Abdellatif El Mestar, Rete associativa Italo-Marocchina per i Diritti e la Cooperazione Internazionale.
6. Zouhair El Youbi, associazione Convergence ODV.
7. Mohamad Lamamar, associazione Asaada.
8. Minaoui El Mostafa, Federazione Internazionale Marocchina delle Associazioni della Società Civile.
9. Abdallah Bensadiq, associazione Marocco Sviluppo Italia.
10. Mohamed Boussetta, associazione AMECE.BAITY APS.
11. Atika Ettafs,Ass Marocchina per i Diritti dell’Infanzia e della Famiglia (AMDIF).
12. Hassan Mhanbar, associazione Al Mohammadia.
13. Houssin Fatih, associazione Atlas.
14. Fatiha Ghanami, associazione Lingua Madre.
15. Mouloudji Abderrahim, Associazione Club King Marocco in Emilia Romagna.
16. Nahli Abdelfattah, associazione Ponte della Convivenza.
17. Halima Meski, associazione Marakech la Perla del Sud.
18. Abdelkader Moutaabid, associazione ACMIS.
