Giovani e donne al cuore del nuovo volto politico del Regno Marocco

Il Consiglio dei ministri, presieduto da Sua Maestà il Re Mohammed VI domenica 19 ottobre 2025, ha segnato una tappa decisiva nella modernizzazione politica del Marocco. In quella seduta è stato approvato un progetto di legge organica relativo alla Camera dei rappresentanti, che ridefinisce in profondità il modo in cui il Regno concepisce la rappresentanza, la partecipazione e la moralizzazione della vita pubblica.
Una riforma che, nelle sue linee essenziali, traduce in atto concreto la Visione Reale di un Marocco moderno, inclusivo e radicato nei valori della sua identità.
Il cuore pulsante della riforma è una misura senza precedenti: lo Stato marocchino coprirà il 75% dei costi della campagna elettorale dei candidati sotto i 35 anni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica.
Si tratta di un cambiamento strutturale che punta a rimuovere uno degli ostacoli principali che hanno frenato per anni la partecipazione dei giovani alla vita politica: l’onere finanziario delle campagne elettorali.
Per la prima volta, il sistema non penalizzerà chi sceglie di impegnarsi da indipendente o chi, pur aderendo a un partito, non dispone di mezzi economici significativi. Gli esperti sottolineano che questa misura rappresenta “una risposta pragmatica a una domanda generazionale di inclusione”, e che consolida il ruolo dello Stato come garante dell’equità nell’accesso alla rappresentanza.
Non meno importante è il fatto che, in passato, gli aiuti pubblici venivano concessi solo ai candidati eletti. Oggi il sostegno viene spostato a monte, nel momento in cui la partecipazione si decide: un gesto simbolico e politico insieme, che riconosce la partecipazione come valore civico in sé, non solo come premio elettorale.
L’altro pilastro della riforma è dedicato alla rappresentanza femminile. Le circoscrizioni regionali, che contano 90 seggi, saranno riservate esclusivamente alle donne.
Il Marocco compie così un passo decisivo nella sua progressiva evoluzione verso la parità politica: da 30 seggi nel 2002, a 60 nel 2011, fino all’attuale salto qualitativo, che trasforma la logica della quota in un principio strutturale di rappresentanza.
Non si tratta solo di una concessione simbolica. È il riconoscimento che la partecipazione femminile è una condizione necessaria della coesione nazionale, e che il futuro politico del Paese non può prescindere dall’apporto delle donne in tutte le sedi decisionali.
È una visione che si inserisce in continuità con il lungo percorso di riforme inaugurato da Re Mohammed VI, dal nuovo Codice della Famiglia (Moudawana) alle politiche di empowerment economico femminile.
La riforma non si limita a ridisegnare la mappa della rappresentanza. Al suo interno occupa un posto centrale anche la moralizzazione della vita politica.
Il disegno di legge prevede infatti l’esclusione automatica di chiunque sia stato oggetto di una sentenza che comporti la perdita dell’eleggibilità, e inasprisce le sanzioni per qualsiasi attentato all’integrità delle elezioni.
È un segnale chiaro: la democrazia marocchina si apre, ma lo fa all’interno di un quadro di responsabilità e trasparenza.
La legittimità politica, nel nuovo modello, non è più solo il prodotto del voto, ma anche della reputazione morale e del rispetto delle regole.
Secondo la mia personale opinione , questa riforma risponde a un doppio imperativo: demografico e sociale.
Con una popolazione giovane e dinamica, il Marocco non poteva più rinviare una trasformazione della propria classe politica. Ma la spinta non è solo generazionale: è anche etica e spirituale.
Nel pensiero di Mohammed VI, la partecipazione non è un concetto importato dall’Occidente, bensì un valore intrinseco alla tradizione islamica, la consultazione collettiva che fin dalle origini dell’Islam rappresenta una forma di democrazia partecipata.
Aprendo il Parlamento a forze nuove, il Sovrano rinnova così una pratica antica, adattandola ai tempi moderni.
È una visione in cui la Monarchia marocchina continua a essere custode dei valori e garante dell’equilibrio istituzionale, ma anche motore del rinnovamento.
Ciò che a prima vista può sembrare una rivoluzione epocale, è in realtà la naturale evoluzione di un percorso coerente: quello di una Monarchia che ha scelto di modernizzarsi senza snaturarsi, di aprirsi al futuro restando fedele alla propria essenza.
Il Marocco, sotto la guida di Mohammed VI, dimostra ancora una volta che la democrazia può assumere forme diverse, ancorate alla cultura e alla storia di ciascun popolo.
In un contesto regionale spesso segnato da instabilità e polarizzazione, il Regno del Marocco offre così un modello di modernità pacata e progressiva, in cui il cambiamento non nasce dallo scontro ma dalla continuità.
È una “rivoluzione silenziosa” che affida al Parlamento — e dunque ai cittadini — la responsabilità di incarnare una nuova stagione politica.
Con questa riforma, Re Mohammed VI non si limita a correggere le regole del gioco politico: traduce in azione i principi espressi nel suo messaggio di inaugurazione della sessione legislativa.
È una risposta pragmatica e visionaria allo stesso tempo, che mette il cittadino — giovane, donna, indipendente — al centro della costruzione nazionale.
Nel fare ciò, il Sovrano riafferma un principio che è al tempo stesso politico e morale: la partecipazione è l’essenza della cittadinanza.
E il Marocco, nel solco della sua storia millenaria, continua a essere un laboratorio vivente di armonia tra tradizione e modernità.
Marco Baratto

