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Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU rinnova la MINURSO: l’autonomia del Sahara sotto sovranità marocchina diventa il perno del consenso internazionale

 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato, venerdì 31 ottobre, una nuova risoluzione sul rinnovo della missione MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale), segnando un momento cruciale nella lunga disputa sul Sahara. Con 11 voti favorevoli, nessuno contrario e tre astensioni, il testo – proposto dagli Stati Uniti e sostenuto con forza dalla Francia – consolida l’orientamento del Consiglio verso il piano di autonomia proposto dal Marocco nel 2007 come base realistica e credibile per una soluzione politica duratura.

La risoluzione, adottata al termine di una sessione intensa e altamente simbolica, afferma che il piano di Rabat «potrebbe rappresentare la soluzione più realistica e praticabile» per risolvere un conflitto che da decenni ostacola la stabilità del Maghreb. È la prima volta che il Consiglio di Sicurezza inserisce con tanta chiarezza il concetto di autonomia sotto sovranità marocchina come riferimento essenziale nel quadro delle negoziazioni auspicate dall’ONU.

 

La seduta del Consiglio ha evidenziato un ampio consenso tra gli Stati membri a favore dell’autonomia come via d’uscita dal conflitto. Dodici dei quindici membri hanno espresso sostegno esplicito o implicito alla posizione marocchina, riconoscendo la centralità del piano di autonomia nel percorso politico.

Gli Stati Uniti, principali promotori della risoluzione, hanno ribadito che il piano del 2007 è «serio, credibile e realistico» e rappresenta «l’unica base concreta per una soluzione politica negoziata». Parole analoghe sono giunte dalla Francia, che ha salutato il voto come una «pagina nuova» nella storia della questione del Sahara, sottolineando che «l’autonomia proposta dal Marocco non è soltanto un’idea, ma una soluzione concreta capace di garantire stabilità, sicurezza e sviluppo».

Anche il Regno Unito ha riconosciuto che la proposta marocchina si inserisce in un quadro coerente con la Carta delle Nazioni Unite, rafforzando la prospettiva di una soluzione mutuamente accettabile e duratura. Queste prese di posizione, provenienti da tre membri permanenti del Consiglio, hanno conferito alla risoluzione un peso politico di particolare rilievo.

Non solo le potenze occidentali hanno espresso sostegno all’autonomia come via di compromesso. La Sierra Leone, nel suo intervento, ha dichiarato che «il piano di autonomia marocchino rappresenta una base seria, realista e pragmatica per raggiungere un accordo politico», aggiungendo che esso «apre la porta a un dialogo inclusivo capace di conciliare legittimità e pragmatismo».

Altri Paesi africani membri del Consiglio hanno fatto eco a questa visione, ritenendo che il modello di autonomia regionale sotto sovranità marocchina possa diventare un paradigma per la gestione pacifica dei conflitti territoriali in Africa.

La Danimarca, dal canto suo, ha sottolineato che l’autonomia proposta da Rabat «risponde agli standard del diritto internazionale e offre una prospettiva concreta di stabilità», invitando le parti a impegnarsi costruttivamente nel processo politico guidato dalle Nazioni Unite.

Particolarmente significativa è stata la posizione della Russia, che negli ultimi anni ha progressivamente rivisto il proprio approccio. Pur mantenendo un linguaggio diplomatico equilibrato, Mosca ha riconosciuto che «il piano di autonomia del Marocco costituisce un punto di riferimento concreto e una base utile per il dialogo». Questa evoluzione testimonia il riconoscimento, anche da parte di una potenza tradizionalmente prudente, della fattibilità dell’autonomia come soluzione politica.

La Cina, invece, si è astenuta, ribadendo il proprio impegno per una soluzione politica «giusta, durevole e accettabile per entrambe le parti». Pur non votando a favore, Pechino ha riconosciuto il ruolo costruttivo del piano marocchino nel quadro delle discussioni, confermando la volontà di sostenere il processo guidato dall’inviato speciale Staffan de Mistura.

Di tono diverso è stato l’intervento dell’Algeria, che ha ribadito la sua opposizione al piano di autonomia, sostenendo invece la necessità di un referendum di autodeterminazione. Pur ammettendo che la nuova risoluzione contiene elementi di progresso, la delegazione algerina ha definito il testo «insufficiente» e ha scelto di non partecipare al voto.

Tale decisione, letta da numerosi osservatori come un segnale di disagio e isolamento, contrasta con il sostegno espresso da una larga maggioranza dei membri del Consiglio. L’Algeria ha continuato a difendere il Fronte Polisario, ma la mancanza di adesioni significative alla sua posizione conferma il declino della retorica del referendum a favore di una soluzione negoziata basata sull’autonomia.

 

La risoluzione conferma un mandato chiaro per Staffan de Mistura, l’inviato personale del Segretario Generale, chiamato a intensificare i contatti con tutte le parti in causa. Il Consiglio di Sicurezza gli chiede di promuovere un processo politico «realistico, pragmatico e duraturo», fondato sul compromesso.

In questo contesto, il piano marocchino è riconosciuto come la base di riferimento principale per i futuri negoziati. La MINURSO, il cui mandato è stato prorogato, continuerà a garantire la stabilità e a monitorare la situazione sul terreno, contribuendo a preservare le condizioni per il dialogo.

 

L’approvazione di questa risoluzione segna una svolta nella diplomazia internazionale sul Sahara Occidentale. Dopo decenni di stallo, la comunità internazionale sembra aver scelto la via del pragmatismo: l’autonomia come equilibrio tra legittimità nazionale e aspirazioni locali.

Per il Marocco, questa vittoria diplomatica conferma la solidità della sua strategia: costruire un consenso multilaterale intorno a una proposta che unisce rispetto della sovranità e apertura al dialogo. La risoluzione riconosce di fatto che la soluzione non risiede più nella polarizzazione, ma nella capacità di offrire un’autonomia autentica, gestita in modo cooperativo e sostenibile.

 

Il voto del 31 ottobre ha cristallizzato un dato politico nuovo: l’autonomia è diventata il linguaggio comune del Consiglio di Sicurezza. Dalle dichiarazioni degli Stati Uniti e della Francia, fino a quelle della Sierra Leone e della Danimarca, quasi tutte le delegazioni hanno evocato l’autonomia come base, orizzonte o soluzione.

Il concetto di autodeterminazione, pur non scomparendo, viene reinterpretato alla luce di un approccio più realistico, che valorizza l’autogoverno nel rispetto della sovranità marocchina.

Come ha dichiarato il rappresentante francese, «l’autonomia proposta dal Marocco non è soltanto un piano: è una prospettiva di pace, una visione di futuro per l’intero Maghreb».

In questa nuova cornice, il Sahara Occidentale entra in una fase inedita: l’autonomia non è più un’ipotesi, ma il perno di una soluzione condivisa, sostenuta da una comunità internazionale sempre più convinta che solo attraverso essa sia possibile scrivere la parola “pace” nella storia del Sahara

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