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Ortueri e il rito di Sa Tuva: quando il fuoco sacro di Sant’Antonio risveglia il cuore della Sardegna

C’è un momento preciso, nel cuore dell’inverno sardo, in cui il freddo pungente del Mandrolisai smette di essere un nemico e diventa il pretesto perfetto per riscoprire il senso più profondo della comunità. Non siamo in un luogo qualsiasi, ma a Ortueri, e quello che sta per accadere il 16 e 17 gennaio 2026 non è una semplice festa patronale. È un rito collettivo, una resistenza culturale contro l’isolamento moderno, una notte in cui il sacro e il profano danzano insieme attorno alle fiamme di Sant’Antoni de su Fogu.

Qui, la devozione per Sant’Antonio Abate è il motore che spinge un intero paese a uscire di casa, a sporcarsi le mani di fuliggine e a condividere il vino nuovo. È la vittoria della luce sulle tenebre, proprio come racconta la leggenda del Santo che rubò il fuoco dagli inferi per donarlo all’umanità infreddolita.

Sa Tuva: non un semplice falò, ma un’opera d’arte naturale

Dimenticate le cataste di legna informe che si vedono altrove. A Ortueri il fuoco ha una sua nobiltà architettonica. Il protagonista assoluto è Sa Tuva: un gigantesco tronco di quercia da sughero, cavo all’interno, che viene ricercato con cura maniacale dai volontari nelle campagne circostanti.

C’è un profondo rispetto ecologico in questa ricerca: nessun albero vivo viene abbattuto per il capriccio della festa. Si scelgono tronchi già segnati dal tempo, che vengono trasportati in piazza (spesso ancora con l’ausilio scenografico dei buoi) per diventare un camino naturale. Quando, dopo la benedizione del parroco la sera del 16 gennaio, viene appiccato il fuoco all’interno del tronco cavo, lo spettacolo è ipnotico. Sa Tuva non brucia semplicemente: respira. Sputa fiamme e scintille verso il cielo stellato, creando una colonna di luce che sembra voler collegare la terra al divino.

Il rito dei 13 giri: tra fede e superstizione

Mentre il legno arde, la piazza di San Nicola diventa un teatro a cielo aperto. È qui che si compie il gesto propiziatorio dei sos inghirios. La tradizione vuole che i fedeli compiano tredici giri attorno al fuoco.

Perché proprio tredici? È il numero di Sant’Antonio, certo, ma in quell’andare in tondo c’è molto di più: c’è la ciclicità del tempo agricolo, la richiesta di buoni raccolti, la preghiera per la salute. È un momento di meditazione in movimento, dove il singolo si scioglie nella folla e diventa parte di un unico corpo sociale che ruota attorno al calore.

Il Carnevale inizia qui: il risveglio di Is Sonaggios

In Sardegna si dice che “Sant’Antoni de su fogu, s’omine ballarinu, s’omine logu” (Sant’Antonio del fuoco, l’uomo ballerino, l’uomo pazzo/giocoso). Ed è proprio attorno a questo fuoco che il Carnevale barbaricino emette il suo primo vagito. Se Mamoiada ha i suoi Mamuthones, Ortueri risponde con l’arcaica potenza di Is Sonaggios e S’Urzu.

Vederli apparire per la loro prima uscita stagionale è un’esperienza che scuote. Is Sonaggios, uomini vestiti con pelli di pecora e carichi di campanacci, non sfilano: saltano. Il loro frastuono serve a svegliare la terra dal letargo invernale, mentre S’Urzu, la maschera zoomorfa, rappresenta la natura selvaggia e indomabile. I loro volti anneriti dalla fuliggine del sughero bruciato sono il marchio di fabbrica di una festa che non ha paura di sporcarsi per toccare la verità.

Il sapore della festa: sua maestà il Pane ‘e Saba

Non esiste festa in Sardegna senza un sapore che la definisca. A Ortueri, il profumo che invade i vicoli è quello denso, scuro e speziato del Pane ‘e Saba. Dimenticate il concetto classico di pane. Questo è un monumento alla pazienza e all’abbondanza.

È un impasto “nobile” dove l’acqua è bandita, sostituita interamente dalla Saba (il mosto cotto), ingrediente principe di una terra di grandi vigne come il Mandrolisai. Il risultato è un dolce color ebano, compatto come un torrone morbido, arricchito da noci, mandorle, uvetta e scorza d’arancia.

Il rito della sua preparazione dura giorni e coinvolge le famiglie in una catena di montaggio affettuosa. Viene offerto a fette sottili attorno al fuoco, accompagnato immancabilmente da un bicchiere di vino rosso Mandrolisai DOC. La dolcezza complessa del mosto cotto che incontra i tannini del vino locale crea un equilibrio perfetto, un “pairing” gastronomico che nessun sommelier stellato potrebbe replicare con la stessa autenticità.

Il programma: appuntamento con la tradizione

Se avete voglia di immergervi in un’atmosfera dove il tempo sembra essersi fermato, ecco gli appuntamenti da non perdere per il Sant’Antonio 2026 a Ortueri:

Venerdì 16 Gennaio (La notte dei fuochi) La magia inizia alle 18:00 in località Perd’ ‘e Isteddu con la benedizione e l’accensione de Sa Tuva. La serata prosegue alle 22:00 con il rito de Sos Inghirios e un invito aperto a tutta la popolazione per condividere cibo e vino.

Sabato 17 Gennaio (La festa grande) Il cuore della festa si sposta in Piazza Martiri. Dalle 16:30 la Santa Messa accompagnata dal coro polifonico, seguita alle 18:00 da una nuova accensione del tronco. Il momento clou arriva alle 18:30 con l’esibizione attesissima delle maschere tradizionali: Is Sonaggios e S’Urtzu. La notte prosegue con canti polifonici, balli in piazza e musica dal vivo fino a tardi.

Lunedì 19 Gennaio (San Sebastiano) Un’ultima coda di festa alle 18:00 per il taglio del Pane Manna e l’invito conviviale a tutto il paese.

Ortueri vi aspetta. Non come turisti, ma come ospiti di una comunità che sa ancora come riscaldarsi l’anima nelle lunghe notti d’inverno.

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