Marocco, pilastro di stabilità nel Mediterraneo e in Africa: dal Consiglio di Pace dell’UA alla lista Ue dei Paesi sicuri

Nel giro di poche settimane, due decisioni assunte in sedi multilaterali diverse ma altamente significative – l’Unione africana e l’Unione europea – hanno rafforzato l’immagine del Marocco come attore stabile, affidabile e centrale negli equilibri regionali. Da un lato, l’elezione del Regno, già al primo turno, al Consiglio di Pace e di Sicurezza (CPS) dell’Unione africana per un mandato di due anni; dall’altro, l’inclusione del Marocco nel primo elenco comune dell’Unione europea dei Paesi di origine considerati sicuri nell’ambito della riforma del sistema di asilo. Due fatti apparentemente distinti, ma che convergono nel riconoscere la solidità istituzionale e la credibilità internazionale di Rabat.
L’elezione del Marocco al CPS dell’UA, con oltre i due terzi dei voti (34 preferenze) durante la 48ª sessione del Consiglio esecutivo ad Addis Abeba, rappresenta un segnale politico di grande rilievo. Non si tratta di un risultato isolato: è la terza volta in nove anni, dal ritorno del Marocco nell’Unione africana nel 2017, che il Regno entra in uno degli organi più strategici dell’organizzazione panafricana, incaricato di gestire crisi, conflitti e questioni di sicurezza sul continente.
Il ministro degli Affari esteri Nasser Bourita ha sottolineato che questa elezione costituisce un riconoscimento del ruolo svolto da Sua Maestà il Re Mohammed VI nel promuovere la pace e la stabilità in Africa. Al di là della dichiarazione politica, il dato oggettivo è che gli Stati membri dell’UA hanno scelto di affidare al Marocco un compito delicato, che implica fiducia nella sua capacità di mediazione, nella sua continuità istituzionale e nella sua visione strategica.
Il modello marocchino in materia di sicurezza continentale si fonda su alcuni assi chiari: rispetto del diritto internazionale, ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti, promozione della mediazione e convinzione che pace e sviluppo siano inseparabili. In un continente segnato da instabilità croniche in diverse aree, il Marocco ha cercato di presentarsi come attore costruttivo, capace di dialogare con diverse parti e di investire in cooperazione economica, religiosa e infrastrutturale come strumenti di prevenzione dei conflitti. L’idea, ribadita più volte da Rabat, è che la sicurezza non possa essere garantita solo con strumenti militari, ma richieda sviluppo, integrazione e opportunità.
Parallelamente, sul versante europeo, l’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo delle modifiche al regolamento sulle procedure di asilo ha introdotto, per la prima volta, un elenco comune dei Paesi di origine sicuri. In questa lista figurano Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. L’inclusione del Marocco non è un atto simbolico: comporta conseguenze concrete sul trattamento delle domande di asilo dei suoi cittadini, che potranno essere esaminate tramite procedure accelerate, con un’inversione dell’onere della prova a carico del richiedente.
Essere qualificato come “Paese di origine sicuro” implica che, secondo la valutazione delle istituzioni europee, in Marocco sussistano condizioni generali di stabilità politica, istituzionale e giuridica tali da escludere persecuzioni sistemiche o violenze generalizzate. Pur non escludendo la possibilità di casi individuali meritevoli di protezione, la classificazione presuppone l’esistenza di uno Stato funzionante, di un sistema giudiziario operativo e di un quadro normativo che garantisce diritti fondamentali in misura sufficiente.
La decisione è stata politicamente divisiva all’interno dell’Europarlamento, sostenuta in particolare dal Partito popolare europeo e dai gruppi di destra, ma il dato centrale rimane: l’Unione europea, nel ridefinire il concetto di “Paese terzo sicuro” e nel creare una lista comune, ha incluso il Marocco tra gli Stati considerati affidabili sotto il profilo della sicurezza interna e della protezione dei cittadini.
Se si osservano congiuntamente questi due sviluppi, emerge un quadro coerente. In Africa, il Marocco viene riconosciuto come attore capace di contribuire alla gestione delle crisi e alla promozione della stabilità regionale. In Europa, viene considerato un partner sufficientemente stabile da rientrare nella categoria dei Paesi di origine sicuri, con implicazioni dirette nelle politiche migratorie e di asilo.
Questa doppia legittimazione internazionale rafforza la posizione del Marocco come ponte tra Africa ed Europa. Geograficamente proiettato sul Mediterraneo e profondamente radicato nel continente africano, il Regno ha costruito negli ultimi anni una strategia di politica estera basata su pragmatismo, cooperazione Sud-Sud e partenariati strategici con l’Unione europea.
La stabilità marocchina non va intesa solo come assenza di conflitto, ma come continuità istituzionale, capacità di adattamento e presenza di una leadership che ha puntato su riforme graduali e su una diplomazia attiva. L’elezione al CPS dell’UA e l’inclusione nella lista Ue dei Paesi sicuri non esauriscono le sfide interne ed esterne che il Paese deve affrontare, ma costituiscono indicatori chiari di una percezione internazionale positiva.
In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, crisi migratorie e instabilità regionali, il Marocco si propone dunque come un polo di equilibrio. Le recenti decisioni di Addis Abeba e di Strasburgo non sono semplici atti procedurali: sono segnali politici che, letti insieme, attestano la crescente affidabilità del Regno nel quadro internazionale e ne consolidano l’immagine di attore stabile, responsabile e strategico su entrambe le sponde del Mediterraneo.