
Maturità 2026, tra le tracce un brano di !Alzarsi all’alba”. Si tratta di un libro del giornalista e scrittore Mario Calabresi, pubblicato a settembre 2025 da Mondadori (nella collana Strade blu). Un testo profondo e quasi controcorrente parla di qualcosa quasi dimenticata: la fatica.
Alzarsi all’alba: la fatica e la comodità
In un’epoca dominata dal mito della comodità, dell’immediatezza, delle scorciatoie e del successo senza sforzo, Calabresi ci invita a fare un passo indietro e a riscoprire la bellezza della pazienza, della dedizione e della costanza.
L’autore usa una metafora molto efficace legata al tempo per spiegare la nostra società:
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Il tramonto: È commerciale, affollato, instagrammabile e associato al rito dell’aperitivo. Ci siamo tutti.
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L’alba: È solitaria, silenziosa, richiede lo sforzo di svegliarsi presto, ma custodisce una promessa di futuro in cui tutto è ancora possibile.
Un mosaico di storie: Alzarsi all’alba
Il libro non è un saggio teorico, ma si sviluppa attraverso il racconto di circa quindici storie di persone che affrontano la fatica come scelta di vita, passione o estremo atto d’amore:
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La scintilla: Il libro nasce dall’incontro con Veronica, una giovane atleta paralimpica. Prima di sfidare la sabbia e l’acqua gelata per allenarsi, dice una frase che fulmina l’autore: «La fatica la devi adorare».
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I lavoratori invisibili: Chi lavora di notte o si alza quando gli altri vanno a dormire (come chi popola i mercati del pesce o della frutta), vivendo su ritmi totalmente diversi dal resto del mondo.
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La fatica dell’amore: Persone che si prendono cura di figli, anziani o malati senza sosta e in silenzio, dimostrando come lo sforzo quotidiano possa essere il più grande motore di solidarietà umane.
“Viviamo nel tempo della comodità, dove ogni cosa è studiata per sembrarci facile. Ci siamo illusi che ogni traguardo possa essere raggiunto con il minimo sforzo, che le scorciatoie siano vie preferenziali e la velocità un sinonimo di successo.”
In sintesi, è un elogio empatico e privo di retorica della “pazienza testarda”, un invito a non spaventarsi davanti alle salite perché è proprio lì che si costruisce il senso di un progetto di vita.