Algeri usa “diplomazia degli ostaggi” occidentali nei casi Boualem Sansal e Christophe Gleizes
Il regime che imprigiona turisti, giornalisti e scrittori - secondo gli osservatori africani e asiatici - sta anche intrappolando il suo paese in una spirale mortale difficile di uscirne vincente.

La casta militare al potere ad Algeri imprigiona gli occidentali per usarli nei negoziati sulle sanzioni internazionali contro l’Algeria e per servire la sua maledetta egemonia nel Sahel e in Nordafrica tramite l’uso della “diplomazia degli ostaggi”, la corruzione e gli idrocarburi.
Oggi, l’Algeria vuole fare pressione sulla Francia condannando, il 29 giugno, il giornalista sportivo francese Christophe Gleizes, a sette anni di carcere per “apologia del terrorismo” perché stava indagando su una squadra di calcio della Cabilia; Confermando in appello, il 2 luglio, una condanna a cinque anni, in particolare per “messa in pericolo della sicurezza nazionale”, contro il grande scrittore franco-algerino Boualem Sansal, nonostante i suoi 80 anni e il cancro di cui soffre, mentre il suo avvocato denuncia “un caso vuoto, privo di accuse credibili o prove tangibili”.
Lo scrittore Sansal è stato processato per le sue opinioni politiche per aver espresso una verità storica sui territori marocchini amputati da parte della Francia durante il periodo coloniale e annessi all’attuale Algeria. A Sansal è stata negata addirittura anche la presenza del suo avvocato perché quest’ultimo è ebreo!
La “diplomazia degli ostaggi”, come la chiamano i diplomatici, non è una novità per il regime militare d’Algeri. Sarà ancora più attiva in quanto il regime in questione si trova in difficoltà, indebolito dal movimento Hirak, che lo sfida da tempo chiedendo “uno Stato civile non militare”; dalla guerra permanente, dal 1962, tra i clan nel potere; dal crollo dei suoi alleati, Bashar al Assad in Siria, Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e l’Iran a causa dei violenti bombardamenti israelo-americani di giugno; oltre dal suo isolamento nella regione con i confini completamente chiusi ovunque e gravi crisi con i paesi del Sahel, Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, una parte di Libia e Mauritania.
È chiaro che il governo francese, che ha minacciato Algeri di “misure di ritorsione” – tramite il presidente Emmanuel Macron – sta facendo tutto il possibile per ottenere il rilascio dei suoi connazionali che, tra l’altro, sono le tragiche vittime collaterali di conflitti che li superano.
Da ricordare che gli algerini non sono gli unici a brandire l’arma abietta della detenzione arbitraria; gli iraniani lo hanno fatto persino con una giornalista italiana. Ma il mondo non può fare a meno di essere particolarmente preoccupato per l’attuale deriva del regime algerino.
I tribunali d’Algeri tentano certamente di fare pagare allo Stato francese anche il suo sostegno a favore del Marocco nel conflitto artificiale attorno alla questione del Sahara Marocchino.
Nel caso di Sansal e Gleizes, si interpreta il silenzio delle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani come incredibilità del loro compito e di complicità con il potere militare algerino. Sono zitti tutti: Amnesty International, Human Rights Watch (HRW), Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), Front Line Defenders, Commissione Europea dei Diritti Umani, Fondazione R. Kennedy…
Sicuramente la “diplomazia degli ostaggi” non è solo infame, è assai controproducente. Il regime che imprigiona turisti, giornalisti e scrittori – secondo gli osservatori africani e asiatici – sta anche intrappolando il suo paese in una spirale mortale difficile di uscirne vincente.