Medit...errando

Una grande mostra itinerante su Obama e l’America

-Guadagnuolo – Obama –

Francesco Guadagnuolo ci presenta una mostra intitolata: “Barack Obama e l’America ” nella sua vittoria elettorale di conferma a Presidente degli Stati Uniti.


La mostra itinerante di Guadagnuolo, con i versi scritti dal Poeta Vito Riviello dedicata al Presidente degli Stati Uniti Obama, toccherà alcune capitali del mondo occidentale per i successivi quattro anni di Presidenza Americana.
Nel suo lungo discorso, dopo la vittoria, Obama ha detto: «Ci siamo ripresi e abbiamo lottato per ritornare qui e per l’America il meglio deve ancora venire …..Crediamo in un’America generosa, compassionevole e tollerante, una nazione aperta agli immigrati. Vogliamo dare ai nostri figli un’America sicura …..Vi ho ascoltati, ho capito i vostri problemi, tornerò alla Casa Bianca più ispirato e determinato che mai …..Vogliamo che i nostri figli non vivano in un Paese oppresso dal debito, l’economia è in ripresa ….. Siamo la nazione più ricca, ma non è questo a renderci forti: è il patriottismo. Uniti possiamo superare ogni ostacolo …..Viviamo nella nazione più grande al mondo. Grazie America, Dio benedica gli Stati Uniti».
La riaffermazione di Obama vuole essere un ulteriore segnale forte per l’Europa, affinché si possa rinnovare e sostenere la famosa frase “libertà, uguaglianza e fraternità”. «Vogliamo un’Unione europea forte, l’Europa è il migliore partner degli Usa. Bisogna abbattere tutte le diversità: tra neri e bianchi, tra musulmani ed ebrei, tra ricchi e poveri. Usa ed Europa dovranno fare di più per questo» disse Obama quando era candidato alla Casa Bianca nel suo viaggio in Europa. E da subito il Presidente Barack Obama ha affrontato i pesanti problemi che affliggono l’America: la crisi economica, le guerre in Iraq e Afghanistan, la condizione in Medio Oriente, in particolar modo la pace in Medio Oriente, sta molto a cuore ad Obama, perché è essenziale per gli equilibri mondiali.
Francesco Guadagnuolo, che opera tra Roma, Parigi e New York, ha realizzato opere sulla storia americana, giungendo a un dinamico incontro con la cultura d’oltreoceano, tant’è che viene considerato come rappresentante italiano di quella corrente degli anni ’80 chiamata Transrealismo. Oggi l’artista propone quest’importante iniziativa nel descrivere la vita americana prima (before) e dopo (afterwards) l’11 Settembre 2001 con le sue icone e i suoi simboli, incidendo per non dimenticare, il tremendo dramma vissuto dai Newyorchesi e dal mondo intero all’abbattimento delle torri gemelle.
Scrive Vito Riviello: “L’opera «iconica» su Obama di Francesco Guadagnuolo è un invito alla fraternità umana e un inno garbato e fermo all’attività politica come arte del riscatto dall’antica miseria, dai vieti pregiudizi e dai vincoli burocratici. Si potrebbe parafrasare Flaubert dichiarando. “Obama c’est moi”! Soprattutto il lavoro di Francesco Guadagnuolo è una rappresentazione libera della speranza, un sogno con un risveglio sognante”. Aggiunge Marco Pedone: “L’elezione di Barak Obama, il profilarsi di una nuova frontiera nella storia americana in ideale continuità col sogno Kennedyano e di Martin Luther King, ha offerto a Guadagnuolo un nuovo, recentissimo, terreno di indagine: il punto di singolarità tra il presente e il passato, il luogo, anzi il non luogo, dove si annullano le identità epocali e che il segno pittorico non può che reinventare a partire dal caos primordiale del collage, dall’accumulo cromatico della luce che sta per essere lanciata in avanti. È la speranza, la chiave di lettura di queste tavole, la speranza quale forza rigeneratrice di una nazione nell’abisso di una crisi culturale ancor prima che economica”.

Segue il saggio dello storico dell’arte Renato Civello, che vede in Guadagnuolo interprete della crisi dell’uomo, più che

Guadagnuolo – Obama 3

politica, più che economica, una crisi che coinvolge il pensiero culturale.

«…..L’occasione è data da una sua nuova splendida mostra: un insieme di tecniche miste su calendari ispirate all’America. Il titolo, storicamente riassuntivo, è da Kennedy a Obama. Sulla prima di copertina
dell’originale ed elegante catalogo illustrato si legge che si tratta di un “omaggio a New York”; e nella parte bassa è precisato “New York 11.09.2001 before and afterwards”.
Nel mio voluminoso libro Artisti del Novecento a Roma occupandomi di Guadagnuolo nell’ampio saggio “Etica sacrale di Francesco Guadagnuolo” ho scritto che i suoi esiti d’arte si possono riconnettere ai suggerimenti piú o meno dichiarati della coscienza. E ho accennato all’estetica ruskiniana. E ho precisato che molti dettagli, nell’arte di Guadagnuolo, richiamano l’ampiezza stimolante, in chiave spirituale, del grande scrittore cristiano. E ribadisco una mia assoluta convinzione: l’artista siciliano, uomo di privilegiata cultura in una fungaia di presenze spesso caratterizzate dall’ignoranza, ha messo a frutto la sua capacità di filtro e ha operato, fra gli opposti fantasmi dell’hegelismo e del “tattilismo” berensoniano, con una sua lucida interiore certezza.
Scrivevo una ventina d’anni fa –e ne sono sempre più convinto– che la visione di Guadagnuolo, rispettosa della esigenza assolutamente prioritaria del buon mestiere, è varia ed insieme correlata ad una invidiabile unità morale e poetica, classica e moderna ad un tempo, al di là di qualsiasi canone schematizzante. Nel tragico processo rinvangato dal nostro artista, oggi contraddetto dalle concrete speranze di un futuro di pace e di crescita, si avverte una tensione d’anima che in tanto è comunicativa e penetrante in quanto trova il supporto di una professionalità avanzatissima: che sarebbe dei piú elevati contenuti senza la quadratura filologica di base? Tutte le opere realizzate su un tema avvertito con indiscutibile passione sono delle tecniche miste su calendario e misurano cm 50 x 70 (o 70 x 50 se in verticale). La prima, riprodotta come le altre in catalogo, riporta una poesia autografa di Mario Luzi, l’ultima, una poesia autografa di Vito Riviello.
Ma, ovviamente, quel che m’interessa è l’alto livello della realizzazione pittorica. Mi limito a citare alcuni dipinti della seconda parte del catalogo (il titolo complessivo è Afterwards (“Il dopo”). Il primo, che presenta in basso a destra il fumo dell’incendio, è Attacco alla metropoli, l’ultimo Come favorire la ripresa dedicato all’America di Barack Obama.
In mezzo a tante splendide opere citerò soltanto, per motivi di spazio, L’odio di Bin Laden, con l’apertura biancocrata della sezione superiore, anch’essa in orizzontale, in cui appare la città in fiamme. Non posso dimenticare, prima di chiudere, L’aggressione all’uomo, in cui i grattacieli che bruciano, proposti al fruitore dell’immagine con minuziose efficacissime alternanze chiaroscurali, sono contornati da una serie di volti, in maggior numero femminili. Per quel che riguarda specificamente Obama devo ribadire che si tratta di dipinti pregevolissimi. Esemplifico con quello, orizzontale, che presenta Obama, a sinistra, con le scritte, su una bandiera, “4-11-2008” e “Nuova America”. Stupendo l’altro, verticale, con il volto del Presidente statunitense al centro, con dietro uno scorcio frontale di un palazzo e sotto una tavola geografica, con i versi del poeta Vito Riviello. Ha un fascino singolare anche il dipinto in verticale in cui il celebre personaggio appare sullo sfondo della Casa Bianca, con a lato la figura di Hillary Clinton, sconfitta dall’elezione di Obama e divenuta poi, Segretario di Stato. Aggiungo quello, intricatissimo, con la figura del Presidente in piccola dimensione, al centro in basso, contornata da una quantità di cartamoneta. E, infine, trovo di ragguardevole ma fine complessità la tela con la figura presidenziale sull’angolo alto di sinistra e, sul rettangolo verticale che impegna l’intero dipinto, una sintesi urbana e in basso un rigoglio arboreo. E concludo con la tecnica mista in verticale, sempre della stessa dimensione, che riflette l’eccezionale sustrato morale dell’arte di Guadagnuolo. Il titolo, che non riguarda solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo, è un invito salvifico: Stati, dimenticate l’odio.
Ovviamente, poiché chi scrive è anzitutto uno storico dell’arte (ma ha al suo attivo anche diverse sillogi di poesia), mi interessano prioritariamente i traguardi di eccellenza conquistati senza sforzo da Francesco Guadagnuolo. Concludo, come ho avuto occasione di scrivere, che la sua arte, non vanificata dal calcolo, scavalca gli itinerari della immaginazione e il vero eterno ci viene restituito nell’aggressiva eloquenza di un colore che si addice mirabilmente alla forma con una complessa e mediatrice energia».

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