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Emozioni e tradizioni di Sardegna La sagra di Sant’Efisio, il Santo dei Sardi

Efisio, militare dell’esercito romano era nato in Asia e fu educato alla religione pagana. Attorno al IV secolo, l’imperatore Diocleziano gli diede l’incarico di combattere contro i Cristiani, nel territorio italiano. Questo particolare spiega perché Sant’Efisio sia spesso ritratto in abiti militari, proprio in ricordo della sua attività all’interno dell’esercito romano.


Durante la traversata per arrivare in Italia, Efisio ha una visione e una voce gli annuncia il suo martirio rimproverandolo per la sua lotta ai Cristiani. Decide così di convertirsi alla fede Cristiana, tenendo nascosta a tutti questa sua decisione. Venne quindi inviato in Sardegna per lottare contro le popolazioni dell’interno dell’Isola.
Arrivato in Sardegna iniziò a diffondere il Vangelo, combattendo i pagani; scrisse da qui una missiva al suo imperatore, affinchè si convertisse alla fede Cristiana. Purtroppo in questa maniera si attirò la furia di Diolceziano che lo fece rinchiudere in una prigione nel quartiere di Stampace; ancora oggi è visibile la colonna alla quale Efisio fu legato durante la sua prigionia. Si trova nella cripta della Chiesa del quartiere di Stampace. Il santo venne condannato a morte e, per evitare eventuali insurrezioni popolari a difesa del martire fu deciso di portare Efisio a Nora dove venne decapitato il 15 gennaio 303. Sul luogo del suo martirio venne costruita una Chiesa all’interno della quale sono ancora oggi custodite le sue reliquie.
Prima di morire, il martire chiese al Signore di proteggere i Sardi dai nemici e dalle malattie, ecco perché Sant’Efisio da sempre viene invocato in caso di pestilenze o di invasioni nemiche.

La festa di Sant’Efisio è una grande manifestazione religiosa e culturale che risale al 1656, quando i cagliaritani chiesero l’intervento del martire per fermare la terribile epidemia di peste che imperversava. In cambio del suo intervento venne fatto il voto di dedicargli una processione dalla Chiesa di Stampace fino a Nora e poi di nuovo verso Cagliari. Le abbondante piogge, liberarono la città dalla peste e da allora ogni anno si rinnova il voto al martire. Solo durante la prima guerra mondiale, si interrompe la pia pratica devozionale, mentre durante la seconda guerra mondiale i cagliaritani seguirono coraggiosamente il simulacro del santo guerriero, nonostante i bombardamenti degli americani.

Il Santo, già il 30 Aprile, vestito con i suoi abiti più preziosi è posizionato all’interno del prezioso cocchio e il primo maggio inizia la sua processione dalla chiesa di Stampace verso Nora. Una manifestazione grandiosa dove convivono sacro e profano, fede, dedizione al Santo guerriero, sfilate di costumi tradizionali e antichi canti.

Il cocchio dorato di Sant’Efisio esce dalla Chiesa di Stampace e viene subito inghiottito dalle ali di folla che seguono il percorso prima verso il Largo e poi verso Via Roma. Proprio qui, le navi in porto e tutte le autorità salutano devotamente il Santo guerriero che fa una piccola sosta. Lungo tutta Via Roma vengono stesi tappeti di petali, la così detta ramadura, ad opera di ragazze vestite in costume.
Aprono la sfilata is traccas cioè i gioghi di splendidi buoi adornati con fiori e frutta, a custodia del simulacro ci sono i miliziani a cavallo, che devono preservare il Santo da eventuali attacchi. Presente anche l’Alter Nos, i membri dell’Arciconfraternita del Gonfalone, i Cavalieri del campidano e i gruppi folkloristici.
Un serpente di colori, gioielli e tradizioni provenienti da ogni parte della Sardegna che attraversano strade gremite di gente, turisti e devoti che vogliono salutare o chiedere una grazia al Santo.
A fare da colonna sonora le launeddas .antico strumento musicale della Sardegna.

Dopo Cagliari, il cocchio attraversa campi e cittadine e ovunque ci sono addobbi e feste in onore del martire caro al popolo Sardo; il 4 maggio il suggestivo viaggio di rientro da Nora a Cagliari. Il simulacro arriva in città al tramonto e stretto fra i devoti rientra nella sua antica Chiesa di Stampace.
Già da subito, si inizia a pensare e ad organizzare la festa del prossimo anno in onore dell’amato Sant’Efisio.

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