Maglie (Lecce): contro i tentativi deleteri di modifica del PRG, che minacciano ambiente e paesaggio: “la via della Virtuosità, da percorrere!”

Comunicato stampa del Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino –con sede a Maglie (Lecce) e Forum Ambiente e Salute del Grande Salento – Rete Apartitica.
Dai Comitati Civici e Ambientalisti del Salento le osservazioni urgenti contro i tentativi deleteri di modifica del PRG, che minacciano seriamente l’ambiente ed il paesaggio rurale ed urbano, della splendida Città di Maglie, diventano un testo guida della virtuosità amministrativa che si fonda nel rispetto dello spirito storico-naturale del territorio, e del vitale rigenerativo suolo, rispetto che si può e si deve oggi conciliare con i confort della modernità, anche perché il loro non rispetto degrada persino la stessa qualità di vita dei cittadini!
Contro la devastazione-sfigurazione “annunciata” del centro urbano di Maglie (Lecce), e della sua campagna, a seguito delle ipotesi di modifica del Piano Regolatore Generale (PRG), presentate e persino peggiorativamente emendate nelle ultime riunioni dell’assise comunale, e che tante polemiche hanno infiammato sui mezzi di informazione in questi giorni, la rete dei comitati civici e ambientalisti del Salento, del Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino, con sede a Maglie (Lecce), e del Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, hanno presentato al Comune di Maglie (numero di protocollo 23157 – 29 ottobre 2012), una serie di osservazioni atte a fermare le catastrofiche conseguenze da quelle modifiche comportate in potenza, se malauguratamente definitivamente accolte, e non limitandosi alla contestazione costruttiva dei punti di criticità in seno alle recenti ipotesi di variante del PRG, indicando con precisione quali invece le modifiche virtuose da recepire, ma cogliendo l’occasione di riflessione pubblica, offerta ai cittadini dalle ipotesi di variante, per presentare le loro osservazioni, al fine di fare recepire agli amministratori una road-map della virtuosità nell’amministrazione del territorio strutturata in 15 punti. Sottolineando la profonda contraddizione e controtendenza con gli stessi atti deliberativi, pubbliche dichiarazioni, convegni sostenuti dagli amministratori di questa amministrazione e delle precedenti recenti amministrazioni in continuità politica con la odierna, e ancor più gravemente la controtendenza con il sentimento e l’evoluzione culturale comune, cittadina e nazionale, sui temi della tutela del territorio, del paesaggio e dei beni culturali, i 15 punti, evidenziati, sottolineano l’importanza di preservare nelle zone B di Maglie, che si qualificano per essere connotate da una maggioranza di edifici realizzati in locale pietra leccese, e in linee architettoniche “gentili”, e stili neoclassici e liberty, (aree ed edifici da sottoporre alla massima tutela), l’uso di tale tipico materiale locale, degli stili, nonché di tutte quelle altre soluzioni insieme che connotano quello che è il “Genius loci” consolidato della tradizione estetico-architettonica cittadina e salentina, tanto dei centri storici quanto della ruralità. E questo sia negli ampliamenti come nell’eventuale costruzione di edifici ex-novo, contro gli orrori, difficile persino definire “architettonici”, che con il loro cemento ed il loro progetto-disegno alieno a tutto, hanno e stanno sfigurando la Città. Pietra leccese da considerarsi sempre e comunque quale è, un bene non illimitato certo, e la cui estrazione è motivo di altri impatti, motivo per cui importante anche recuperarla e riutilizzarla, con saggezza tecnica, laddove momentaneamente divenuta elemento di scarto. Così la necessità di contenere l’altezza degli edifici in tutti gli interventi architettonici, senza distinzioni, per preservare quelle caratteristiche di ariosità e solarità che connotano piacevolissimamente il centro abitato magliese. Si è poi sottolineata l’importanza di vincolare e preservare le aree verdi pubbliche, ma anche e soprattutto quelle private, giardini, parchi, persino aree agricole, interamente inglobate nel centro storico e zona B. Aree fondamentali per assorbire l’acqua piovana in una città portata, dall’eccessiva impermeabilizzazione da asfalto e cemento, in condizioni oggi di gravissima pericolosità idro-geologica da alluvioni, ma anche per le loro valenze naturalistiche, ambientali, storiche e culturali.
Nelle aree rurali, del relativamente piccolo agro magliese, che costituiscono un polmone verde e vero centro storico-naturale esteso e anulare della città, da tutelare quanto e più dello stesso centro storico, perché da esso viene la vita, il nutrimento e la salubrità per il centro urbano tutto, la necessità di sostituire tutti gli orridi muri in cemento, con muri in pietra a secco, la necessità di rispettare in tutte le costruzioni negli stili, e i materiali e colori originali e della tradizione dei luoghi, la necessità di restaurare rispettosamente il vasto patrimonio edilizio esistente di masserie e abituri, case coloniche, in pietra a secco o mattoni, a tegole, o volte o altre tipiche coperture. E per queste aree la totale censura, la stigmatizzazione forte, per quanto invece si vorrebbe premettere con le assurde nuove viziose varianti al PRG, che vanno nel senso di edificazione anche in piccolissimi appezzamenti di terreno.
Tutto il contrario di quello “Stop al Consumo del Territorio”, che è finalmente stato elevato a riconosciuto principio della buona politica nazionale e comunale, che vede sempre più comuni spiccare per virtuosità in tale condotta, e che vede oggi finalmente anche il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali farsi, con il Ministro Mario Catania, promotore di un decreto legge per fermare la cementificazione assurda e speculativa del paese che divora il “suolo”, un bene non rinnovabile; attesa boa di svolta per avviare una nuova politica nel paese verso la sua “decementificazione”, bonifica delle aree inquinate, restauro-ricostruzione-rinaturalizzazione e rimboschimento con piante autoctone naturali No Ogm. Tutte buone pratiche amministrative che ci si auspica sviluppi il Comune di Maglie anche forte della sua appartenenza di diritto con il suo feudo nel regionale meraviglioso Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere, cuore del basso Salento, al centro del PPTR Regionale, il nuovo virtuoso Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, e la cui elevata importanza naturalistica è ribadita nel PTCP della Provincia di Lecce, il Piano di Coordinamento Territoriale Provinciale, che parla lungimirabilmente del Salento come di un esteso parco naturale e culturale. Un parco, che tutela un’area unica e meravigliosa, ma anche volano di finanziamenti, al pubblico e ed ai privati, ma solo per tutte queste molteplici buone pratiche sagge, etiche ed intelligenti. Per questo l’invito a sostituire l’incontinente prassi cancerogena della cementificazione, che ha già offeso e cancellato intere bellissime contrade rurali della città negli ultimi decenni e anni con tutto il loro mosaico di beni culturali ed architettonici, e che si accompagna a quella gemella metastasi della demolizione dell’antico per costruire alieni e brutti palazzi in cemento, con una politica virtuosa e ben più etica della razionalizzazione degli immobili, dell’inutilizzato immenso patrimonio immobiliare già esistente e che verte in condizioni di disuso e rovina, nel centro urbano, verso cui orientare i privati e le imprese, e indirizzare il settore edile nelle opere di restauro d’eccellenza rispettoso, per conciliare, come ben possibile, il confort della modernità con il rispetto e la valorizzazione dell’originario spirito dei luoghi e degli edifici preesistenti. Una riaffermazione della dignità dei luoghi, e quindi di tutta la Città e dei suoi abitanti, che passa dal restauro dei due beni culturali simbolo dell’incuria e di una decennale insopportabile disattenzione, due dei tanti gioielli culturali che impreziosiscono la ruralità, il Dolmen “Chianca” in contrada Poligarita, e il la Cripta laura basiliana medioevale di “Santa Maria de Mallia” in contrada Franite. Onte che si devono assolutamente cancellare con restauri totalmente ricostruttivi dei due beni e valorizzazione del loro contesto rurale! Un patrimonio megalitico e più in generale culturale e architettonico quello magliese, in assurda rovina, e che anche nell’abbandono della gentilizia Villa Casina, una “Reggia di Caserta” in feudo di Maglie, con i suoi immensi giardini unici, paesaggi ancora incantevoli, pur nella profanazione dell’assalto vandalico, e beni culturali-ambientali estesi (gradevolissima cittadina cartolina arborea di mille diversi colori in ogni stagione per chi entra a Maglie da Lecce, da tutelare massimamente), uno dei suoi maggiori simboli della disattenzione. Si deve passare da un’ epoca di auto-distruzione e auto-distrazione, di smarrimento di ciò che conta davvero, ad un’ epoca di ritrovata Dignità, che transita obbligatoriamente da queste cure e da questi restauri ormai improcrastinabili ulteriormente. Così opportuno un approccio orientato nell’amministrazione del territorio, ovunque possibile, ad un’ “ingegneria naturalistica”, che combini funzionalità e fruizione dei luoghi, ben inserti nel paesaggio, e valorizzanti il paesaggio stesso, come ci auguriamo tutti avvenga per il Lago di Fauli-San Sidero, il bacino-anfiteatro naturale, per il nuovo recapito finale delle acque pluviali cittadine, in un’ area verde di per sé già parco archeologico medioevale, per la presenza di una documentata e ricca necropoli; ma anche negli interventi che riguardano canali-rivi delle acque a vista, doline carsiche, ecc. Una virtuosità che passa dal non degradare le aree rurali impiantandovi mega-infrastrutture di servizi, sanitari, ospedalieri, sportive o commerciali, o di altro tipo, che ben possono trovare invece ubicazione in aree dismesse o veramente degradate, come sono le aree da tempo artigianali, o aree PIP mai decollate e mai del tutto occupate, ecc., in una riprogrammazione virtuosa, o sempre recuperando e riadattando l’esistente con saggezza tecnica. Così le aree rurali vanno assolutamente preservate, vietando qualsiasi ubicazione di impianti industriali o semi-industriali per la produzione di energia rinnovabile, da fonte eolica, da biomasse, o solare, rivelatisi impianti dai notevolissimi gravi impatti d’ogni genere, su paesaggio, suolo, beni culturali, uomini, flora e fauna. I pannelli fotovoltaici non vanno assolutamente ubicati nei campi, a terra, su false-serre, o sopraelevati, su bacini, e neppure ovviamente su antichi edifici, ecc. Per i parcheggi a raso, mille e mille volte più ecologici e belli gli alberi! L’ ubicazione d’elezione per i pannelli è sui tetti degli edifici recenti ed in cemento, tantissimi ed inutilizzati. Su altri tetti solo in implementazioni studiate, integrate e altamente rispettose del “Genius loci”, cosa che non è avvenuta, sgradevolissimamente e tra le polemiche, per alcuni tetti di edifici in pietra leccese del centro urbano, impianti che ancora non sono stati modificati e riprogettati e che rappresentano fonte di impatto estetico grave. Così virtuosità impone di vietare rigorosamente l’uso dei veleni diserbanti chimico-industriali in tutto l’agro magliese e non solo, su suoli pubblici e privati, a favore dello sfalcio meccanico dell’erba o tramite brucatura con erbivori, e per preservare suoli, aria e acque potabili della falda carsica dalle correlate assurde contaminazioni. Una virtuosità che passa dal riprogettare le strade statali e provinciali già passanti nel feudo come “strade parco” valorizzanti il contesto paesaggistico attraversato con alberature, verde autoctono, muretti a secco, carreggiate per il transito delle biciclette, ecc. ecc. La road-map della virtuosità non tiene naturalmente fuori l’importante tassello del mosaico magliese rappresentato dal verde pubblico, ed invita alla piantumazione nelle aree urbane di piante mediterranee, del sud Italia, ed autoctone, al posto delle esotiche, che abbisognano talvolta di maggiori cure e dalla sorte più incerta. Stigmatizza gli esecrabili ingiustificabili tagli delle belle conifere mediterranee e altri alberi, quando semplici interventi di allargamento di aiuole e rifacimenti dei manti stradali e marciapiedi ben possono correggere alterazioni naturalissime e normali causate dalle stabilizzanti radici, che prevengono del resto da dissesti idrogeologici. Così si invita a razionalizzare al minimo indispensabile le dannose potature, limitandosi alla pulizia da rami basali, o pericolosi, o di foglie e rami secchi. La città concepita come un esteso orto botanico diffuso, dove gli alberi son indicati nella loro specie da prossime targhette in legno, e dove si punta sulla biodiversità, evitando piante ibride commerciali, e minimizzando le esotiche, affinché la stessa città divulghi cultura naturalistica della flora del Meridione. L’illuminazione notturna cittadina deve privilegiare le luci dalle tonalità calde e accoglienti, e i porta lampada e lampioni non devono avere forme improbabili hi-tech, ma essere, secondo tradizione, rispettose e ben inserite nello spirito gentile, neoclassico e “liberty-floreale” della Città. Sempre in merito alle buone pratiche nell’amministrazione del territorio si è sottolineata l’importanza di preservare gli antichi tratturi di campagna mai asfaltati dall’uomo, recanti spesso persino tracce delle antiche carrarecce, come ad esempio la Via vecchia Palicella, ovvero il bel tratturo che porta da Rione Pini, alle tombe di San Sidero in contrada Dolina di Fauli, la Via vecchia dell’ Olio-Chiesetta San Donato, o anche quella di Masseria San Sidero e Masseria Casina Nova, e diverse altre mai asfaltate in feudo di Maglie, che devono restare tali. Son esse stesse beni culturali, tasselli irrinunciabili nel prezioso mosaico della ruralità, da curare invece e preservare in ogni dettaglio, per invogliare alle passeggiate a piedi nella natura, e lungo le quali non estirpare assolutamente la vegetazione, né, men che meno, utilizzare diserbanti ed altri nocivi veleni! Così nell’opera virtuosa di deasfaltamento delle strade, vie e viuzze, e piazze, del centro storico, queste vanno piastrellate recuperando laddove possibile i vecchi basoli, o altrimenti ripavimentando ma con l’uso di basoli della stessa natura litica, della medesima dimensione, sbozzatura e sagomatura, e con la medesima tessitura nel posizionamento, evitando le soluzioni approssimate e modernizzate che pure talvolta sin son osservate sgradevolmente in tali interventi di pavimentazione urbana, con esiti estetici scadenti, e tecnico-funzionali inefficienti.
Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino –con sede a Maglie (Lecce) e Forum Ambiente e Salute del Grande Salento – Rete Apartitica
