Sardegna: Fondi UE 2014-2020. Urge la riappropriazione delle proprie prerogative programmazione UE. Parere Uggias

“Ho chiesto al Commissario Johannes Hahn quale sia lo stato dell’arte in merito alla negoziazione fra Commissione Europea e Stati membri in vista della definitiva approvazione dei programmi UE sui fondi di coesione”, lo ha dichiarato l’on. Giommaria Uggias a margine dell’incontro svoltosi ieri in seno alla Commissione Sviluppo Regionale, di cui l’europarlamentare sardo è membro.
“Il Commissario Hahn mi ha assicurato che il negoziato con l’Italia, nonostante le difficoltà dell’attuale quadro politico, procede, sia pur con minore speditezza rispetto agli altri Stati dell’Unione. Rimane tuttavia l’incertezza – ha aggiunto l’eurodeputato olbiese – in merito alla situazione della Sardegna. Non si hanno infatti notizie chiare sulle attività svolte dai tavoli di lavoro necessari a dare attuazione alle direttive fissate sia dalla Commissione sia dal Ministro Barca. Faccio riferimento alla roadmap disegnata dal Ministro per la Coesione territoriale, e contenuta in un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 14 giugno 2012”.
“Nonostante il governo italiano abbia fissato l’obiettivo di inviare alla Commissione UE, entro aprile 2013, la proposta di contratto di partenariato, così come i programmi operativi, la Sardegna non ha ancora avuto nessuna notizia certa né del tavolo di partenariato istituzionale, economico e sociale né della proposta che la giunta Cappellacci deve presentare entro il prossimo mese”, ha precisato Uggias.
“Avevo sollevato la questione già diversi mesi fa, eppure ad oggi non siamo a conoscenza di una sola riunione del suddetto partenariato, ad eccezione di un incontro tra dirigenti interni svoltosi il 13 febbraio. A questo punto – ha concluso l’europarlamentare di Italia dei Valori – occorre che il Consiglio regionale si riappropri delle proprie prerogative sulla programmazione, per evitare che la Sardegna venga coinvolta in un nuovo flop del presidente Cappellacci. Un flop che durerebbe sette anni e che i sardi non possono di certo permettersi”.

