Taurianova: torna il tribunale la stage di Contrada Razzà
Torna in tribunale, dopo circa 37 anni il caso della “strage di contrada Razzà” di Taurianova. Era il 1 di aprile 1977 quando a Contrada Razzà, zona di Taurianova vengono uccisi da un commando mafioso quattro persone
Nel pomeriggio del 1º aprile 1977 i carabinieri perlustravano le campagne di Taurianova quanto i militari notano un casolare isolato con auto parcheggiate davanti e decisero di entrarvi, Mentre l’appuntato Stefano Condello si avvicinava, dalla cascina partirono diversi colpi d’arma da fuoco, che diedero il via ad uno scontro armato in cui perse la vita il carabiniere Caruso, oltre all’appuntato e a due presunti ‘ndranghetisti, Rocco e Vincenzo Avignone della ‘ndrina Avignone di Taurianova.Lo sviluppo investigativo portò ad individuare 9 degli 11 partecipanti alla riunione (tanti erano i piatti sulla tavola imbandita) e a varie condanne comminate al termine del processo in corte d’assise a Palmi, il 21 luglio 1981, per oltre 200 anni di carcere totali
A rivolgersi alla magistratura sono i familiari di Vincenzo Caruso, di Niscemi (Caltanissetta), uno dei due carabinieri caduti, ed in particolare gli anziani genitori, il padre, Mariano, di 92 anni, e la madre, Maria Buccheri, di 85, nonché la nipote che si è intestata questa nuova battaglia, Lorena Lupo, di 33 anni, figlia della sorella Rosaria. I familiari del militare ucciso chiedono allo Stato un risarcimento postumo, attraverso il fondo di rotazione, che riconosca al loro congiunto il titolo di “vittima dei reati di tipo mafioso”, dato che all’epoca non esisteva il 416 bis. Lo chiedono a quello “stesso Stato che stranamente assente nel processo di tuo fratello – scrive, Lorena, in una lettera alla propria madre, suicidatasi nel 2005 per la delusione di non avere ricevuto giustizia – si è costituito invece parte civile per i danni subiti ad un’autovettura”, quella di servizio dei carabinieri uccisi.