Mohammed VI: Marocco rafforza la cooperazione per sviluppare Africa
Il Marocco ha festeggiato il 20 agosto il 63imo anniversario della “Rivoluzione del Re e del Popolo” avvenuta nel 1953 contro i colonialisti francesi che avevano esiliato il veterano della liberazione, il Re Mohamed V in Corsica poi in Madagascar.
In questa occasione, il Re Mohammed VI ha affermato che Africa per il Marocco è più che appartenenza geografica e dei legami storici. Africa evoca, in verità, sensazioni sincere d’affezione e di considerazione, legami umani e spirituali profondi e relazioni di cooperazione proficua e di solidarietà concreta, e costituisce “l’estensione naturale e la profondità strategica del Marocco”.
Per il Sovrano ha la convinzione che l’interesse del Marocco è lo stesso interesse dell’Africa, “pensiamo che il progresso e la stabilità siano condivisi o non siano”, ha detto il sovrano.
Il Re ha fatto valere che il Marocco dà sempre ai popoli del suo continente senza aspettare di ricevere una contropartita, precisando che l’impegno del Regno a favore delle cause e delle preoccupazioni dell’Africa non è stato mai motivato da una volontà di sfruttamento delle sue ricchezze e delle sue risorse naturali, contrariamente a ciò che si designa sotto la parola di néocolonialismo.
D’altra parte, ha ritenuto che i problemi che affliggono i paesi africani attualmente, in particolare quelli del sottosviluppo, della povertà, dell’emigrazione, delle guerre e dei conflitti, oltre alla tentazione, in disperazione di causa, di gettarsi nelle braccia dei gruppi estremisti e terroristici, sono i mali generati dalla politica disastrosa che il colonialismo (europeo) aveva condotto durante decenni. Infatti – ha precisato il sovrano – il colonialismo ha saccheggiato le ricchezze del continente africano, ipotecato le potenzialità ed il futuro dei suoi cittadini, ostacolato la sua marcia verso lo sviluppo e ha seminato i semi della discordia tra i suoi Stati.
“Ma nonostante i grandi danni che il colonialismo ha causato, siamo convinti che Africa sia capace di garantire il suo sviluppo e cambiare da sola il suo destino, grazie alla forte determinazione dei suoi popoli, alle loro potenzialità umane e alle loro risorse naturali”, ha fatto osservare il Re.
“Di fatto, la nostra decisione riguardante la reintegrazione da parte del Marocco del suo posto naturale nell’ambito della sua famiglia istituzionale continentale, è soltanto l’illustrazione di quest’impegno di avanzare per fare prevalere le cause che sono quelle dei suoi popoli”, ha sottolineato.
Noi non consideriamo Africa come un mercato di vendere prodotti marocchini, o un quadro per il lucro rapido, ma piuttosto come uno spazio d’azione comune per lo sviluppo della regione, al servizio del cittadino africano, ha notato il sovrano, aggiungendo che è proprio in questo contesto che il Marocco apporta il suo contributo di realizzazione di progetti di sviluppo umano e di prestazioni sociali aventi un impatto diretto sulla vita delle popolazioni africane.
Così, il Marocco non si limita ad esportare medicine, ma tiene a costruire laboratori farmaceutici, e costruire stabilimenti ed altri centri di salute, ha richiamato il Re, aggiungendo che il Regno realizza, inoltre, infrastrutture e centri di formazione professionale e tecnica, progetti generatori di occupazioni e di redditi stabili, come i villaggi di pescatori, apportando, d’altra parte, il suo sostegno ai piccoli agricoltori ed incoraggia la preservazione degli ecosistemi.
“L’Africa, per noi, non è un obiettivo; anzi, è una vocazione al servizio del cittadino africano, dovunque sia” e “l’interesse che dimostriamo al miglioramento delle sue condizioni di vita nel suo paese, è lo stesso di quello in cui beneficiano i migranti africani in Marocco, contrariamente a ciò che sopportano in molte regioni del mondo”.
Marocchini all’estero vittime del terrorismo unitevi!
“Un fronte comune per contrastare il fanatismo” dei terroristi. È Re Mohammed VI in persona che lo chiede a gran voce, rivolgendosi in particolare a quei 5 milioni di marocchini che risiedono all’estero, perché diventino “paladini” dell’Islam e della tolleranza.
Il sovrano Amir Al Mouaminine ‘comandante dei credenti’: “Di fronte alla proliferazione di oscurantismi diffusi in nome della fede, ma del tutto lontani da essa, i credenti devono seguire i valori delle loro religioni e delle loro tradizioni secolari”. Il riferimento esplicito è all’assassino di padre Hamel, lo scorso 26 luglio, a Rouen, in Francia: “Una follia imperdonabile”.

