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I papaveri e Proserpina, la leggenda

I papaveri sbocciano a primavera e ricordano l’amore di Plutone per Proserpina. Alla fine della Grande Guerra diventano anche il simbolo del ricordo dei caduti.

I papaveri, la leggenda di Proserpina


Secondo il mito, dall’unione fra Giove e Demetra nacque Proserpina. La giovane era così affascinante e leggiadra da attirare l’attenzione del dio degli Inferi, Plutone. Proserpina venne condotta da Plutone negli Inferi, dove lui era il re.

La povera Demetra non riusciva a sopportare di non poter più vedere la figlia, costretta a vivere nel mondo degli Inferi. Per nove giorni e nove notti la cercò per ogni dove; si rivolse a Giove che si mostrò riluttante a fornirle aiuto. Così, in preda alla disperazione, non si occupò più di rendere la terra feconda. In breve, alberi e piante si rinsecchirono e tutto divenne brullo. Giove cercò una soluzione e si rivolse a Plutone, chiedendo che Proserpina potesse tornare sulla Terra per sei mesi all’anno. Ottenuto l’assenso Demetra riprese le sue attività. 

Da allora, all’arrivo della bella stagione Proserpina lascia gli Inferi e torna alla vita e fra le spighe di grano sbocciano dei fiori rossi. Sono i papaveri, voluti da Plutone per ricordare alla sua amata il loro legame d’amore.

I papaveri nella storia

Da oltre un secolo sono il simbolo dei soldati caduti in guerra. I papaveri sono diventati il simbolo dei morti in battaglia in seguito alla pubblicazione di “Nei campi delle Fiandre”.

Si tratta di una poesia scritta nel 1915 dal tenente John McCrae e dedicata alla morte di un amico. Nel 1919, re Giorgio V dedica una giornata per ricordare tutti i soldati morti in guerra. nasce così il Remembrance day che ricorre l’11 novembre. Per l’occasione si indossano spille a forma di papaveri.

L’usanza di associare questi fiori ai caduti in battaglia sembra essere molto antica. La storia vuole che l’abile condottiero Gengis Khan, durante i combattimenti, portasse con sé dei semi di papaveri. Alla fine dei combattimenti scontri era solito spargerli nei campi dove si erano svolti gli scontri.

All’arrivo della primavera sarebbero fioriti ed il loro rosso intenso avrebbe ricordato a tutti il sangue dei soldati. Era un gesto di onore che  il temibile Gengis Khan rivolgeva anche agli eserciti nemici.

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