La Chiesa Cattolica di Milano in Marocco: pellegrinaggio di pace e dialogo

“”La mia vita era donata a Dio e a questo Paese»: una frase tratta, non a caso, dal testamento spirituale di padre Christian de Chergé, sarà la guida per il viaggio in Marocco di un centinaio di sacerdoti del primo decennio d’ordinazione, guidati da monsignor Delpini. Un viaggio all’insegna della condivisione e della fratellanza sulle tracce di Charles de Foucauld e dei martiri di Tibhirine . Come riportato nel sito della Chiesa di Milano, il viaggio non può svolgersi nella vicina Algeria, ovvero nei luoghi esatti del santo missionario e dei martiri a causa della “della situazione politica”.
Il Mese scorso ad alcuni sacerdoti di Bergamo fu, vietato il visto di ingresso in Algeria, senza ben comprenderne le ragioni. Non era la prima volta che l’Algeria rifutava visti di ingresso ai pellegrinaggi di cristiani cattolici. Ma, questo non ha scoraggiato la Diocesi di Milano, che ha scelto il Marocco, per rivivere l’esperienza del deserto, del dialogo religioso, ma anche perchè in Marocco ha trovato rifugio e protezione la comunità del monastero di Nôtre Dame de l’Atlas, la stessa che era a Tibhirine , dove furono uccisi i 7 monaci trappisti.
La comunità di Notre Dame de l’Atlas , origianariamente a Tibhirine , oggi continua a vivere in Marocco nella città di Medelt in questa comunità che si erano uniti i due sopravvissuti di Tibhirine: padre Amédée, morto nel 2008, e padre Jean Pierre Schumacher.
La Chiesa di Milano, incontrerà anche le autorità cattoliche del Marocco a partire dal Cardinale Arcivescovo di Rabat, nonchè istituzioni del mondo musulmano. I rapporti giuridici , tra il Regno e la Chiesa Cattolica , sono regolati dalle lettere tra il Santo Padre Giovanni Paolo II e Sua Maestà Hassan II del febbraio del 1984 .Con questi atti il Sovrano riconosceva lo statuto giuridico della Chiesa Cattolica in Marocco avvenuto il 30 dicembre dell’anno precedente . In questo documento Sua Maestà Hassan II stabiliva per la Chiesa Cattolica in Marocco la libertà di “esercitare pubblicamente e liberamente nel Regno del Marocco le proprie attività ed in particolare quelle relative al culto, al magistero, alla giurisdizione interna, alla carità dei suoi fedeli e all’insegnamento religioso.” Come ha scritto il cardinale Cristobal Lopez Romero nell’ottobre 2020: «È a questo che vi chiamo: vivere la vita cristiana, secondo il progetto del Vangelo, in questa Chiesa che è in Marocco e che vuole essere marocchina del Marocco”. Questo si traduce in diversi modi. Attraverso l’Educazione Cattolica in Marocco (ECAM) composta da dodici scuole, 20.000 studenti, di cui oltre il 98% degli studenti e quasi tutti gli insegnanti e dirigenti sono marocchini di fede musulmana. Il progetto educativo sottolinea la dignità della persona umana, imparando a vivere nella società basata sui valori di giustizia, pace e altruismo e, infine sullo sviluppo di un metodo pedagogico attivo che permetta al bambino di essere artefice della propria educazione.
Dobbiamo però a questo punto fare almeno una riflessione. Nei mesi scorsi si è parlato molto di rapproti economici con l’Algeria e di un nuovo “Piano Mattei” . Sarebbe forse il caso di implementare questo rapporto di antica amicizia con l’Algeria anche con una certa libertà alla chiesa cattolica ed alle altre minoranze nazionali. Non dimetichiamo che l’articolo 41 della Costituzione sancise libertà dell’iniziaitiva economica ma che la stessa non possa essere svolta “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” . Tra le libertà umane che vanno garantite vi è anche la possibilità di piena libertà di culto.
Marco Baratto

