L’affare Matteotti

Nel centenario della dipartita dell’allora segretario del PSU (Partito Socialista Unitario) Giacomo Matteotti, un inedito dossier del reparto Studi Storico-Scientifici di Noreporter è pronto a sconvolgere la storia del celebre evento.
“Ha davvero senso sostenere che morì per le parole pronunciate e che il Regime ne aveva paura?” l’incipit del dossier, che aggiunge: “Fu, come si dice, un delitto di Regime (che ancora non era stato edificato?)”.
Un reportage che approfondisce la vicenda evidenziando, tra l’altro, che i suoi colpevoli non restarono di certo impuniti: “Il processo si svolse e decretò tre condanne per omicidio preterintenzionale tutte a cinque anni, undici mesi e venti giorni”
Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti (1885-1924) fu un politico e giornalista italiano, noto per la sua opposizione al fascismo. Leader del Partito Socialista Unitario, denunciò pubblicamente le presunte violenze del regime fascista.
La sua morte è considerata un punto di svolta nella storia italiana, segnando l’inizio della dittatura fascista di Benito Mussolini. Matteotti è ricordato come un martire della libertà e della democrazia.
La sua uccisione secondo la storiografia di massa
Il 10 giugno 1924, Giacomo Matteotti fu rapito a Roma da un gruppo di fascisti. Pochi giorni prima, aveva pronunciato un discorso alla Camera dei Deputati denunciando presunte violenze e frodi elettorali della maggioranza. Il suo corpo fu ritrovato il 16 agosto 1924 nelle campagne di Riano, vicino a Roma, con evidenti segni di violenza.
Nonostante le iniziali reazioni, il regime di Benito Mussolini consolidò ulteriormente il suo potere, approdando alla dittatura.
La svolta
L’equipe del reparto storico-scientifico di Noreporter ha messo in luce delle considerazioni del tutto nuove, in una commistione di analisi tecnico-giuridiche.
Tra le altre:
“La violenza stragista e barbara non è una reazione al fascismo perché lo precede e si sviluppa in un’epoca in cui il partito socialista ha la maggioranza in Italia, acquisita dal 16 novembre 1919 e i fascisti stanno davvero alle prime armi” si legge nel dossier. “La prima insurrezione si ebbe a Mantova tra il 3 e il 4 dicembre 1919. Vennero saccheggiati i negozi e si diede l’avvio a linciaggi e a battaglie campali. Il bilancio di quei due giorni fu di 20 morti e oltre 50 feriti.
Si andò avanti con insurrezioni sistematiche, saccheggi, e linciaggi. A ritmo di linciaggi e di autentici squartamenti dei prigionieri malcapitati. Ad alcuni, semplici militari o marinai, vennero mozzate le mani o cavati gli occhi”.
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