Editoriali

Tebboune in Vaticano: una visita all’insegna dell’ipocrisia politica per strumentalizzare Sant’Agostino

La sua visita in Vaticano non è altro che un cinico tentativo di ripristinare un'immagine offuscata da decenni di abusi e brutalità. Strumentalizzare Sant'Agostino, simbolo di giustizia e verità, per ripristinare l'immagine di un regime che opprime e mette a tacere ogni voce discordante è una manovra indegna.

Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune è stato ricevuto questo giovedì 24 luglio 2025 da Papa Leone XIV in Vaticano, a margine del vertice di governo algerino-italiano a Roma. Presentata ufficialmente come una visita culturale e spirituale, questo approccio fa principalmente parte di una campagna di propaganda volta a ripulire l’immagine di un regime militare autoritario privo di credibilità e di suo presidente mal-eletto.
Tebboune cerca sfruttare l’appartenenza del Papa Leone XIV, all’Ordine Agostiniano, per usare la figura di Sant’Agostino, nato a Souk Ahras nell’attuale Algeria, per rivendicare un patrimonio spirituale universale. Ma dietro questa messa in scena si cela una strategia politica volta a mascherare gli eccessi di un potere che reprime i suoi cittadini e soffoca le libertà fondamentali.
L’Algeria di oggi è ben lungi dall’essere un esempio di tolleranza religiosa. Le persecuzioni contro i cristiani, in particolare i protestanti, sono in aumento. Chiese chiuse, preti incarcerati, enti caritatevoli espulsi… Persino la Caritas, una delle principali organizzazioni cattoliche, non è sfuggita alle pressioni del regime. L’Algeria è ora tra i paesi più repressivi della regione in materia di libertà religiosa e libertà di espressione.
Tebboune, contestato perché mal eletto, non parla a nome del popolo algerino. È il volto civile di un potere militare opaco, al potere dall’indipendenza. Un regime segnato da repressione, censura, autoritarismo e da una completa chiusura della vita politica. La sua visita in Vaticano non è altro che un cinico tentativo di ripristinare un’immagine offuscata da decenni di abusi e brutalità.
Strumentalizzare Sant’Agostino, simbolo di giustizia e verità, per ripristinare l’immagine di un regime che opprime e mette a tacere ogni voce discordante è una manovra indegna. È un tentativo di ricoprirsi di un manto spirituale calpestando i valori che egli rappresenta.
La comunità internazionale non deve lasciarsi ingannare. Né i simboli religiosi né gli omaggi diplomatici possono cancellare la realtà di un regime autoritario. L’Algeria oggi ha bisogno di riforme profonde, di un ritorno alla libertà e di un dialogo autentico con la società civile. Algeria ha bisogno di uno “Stato civile non uno Stato militare”, come richiede l’Hirak algerino.

Yassine Belkassem

Yassine Belkassem, marocchino italiano, già pubblicista con www.stranieriinitalia.it, e Almaghrebiya, attualmente collabora con NotizieGeoplotiche.nete Ajialpress.com testata marocchina. Per Mediterranews cura aggiornamenti dal Marocco e non solo

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