Lettera aperta a Carlo Verdone

Caro Carlo,
finalmente un artista che riflette. Lucido e coraggioso, tanto da dichiarare, riguardo all’appello propal piovuto sulla Mostra del cinema, “diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”. Che gli attori non devono diventare il tribunale dell’inquisizione e che sulla proposta di esclusione degli artisti non ci stai! Difficile, lo sappiamo, tirarsi fuori dall’onda pseudo buonista che investe il mondo del cinema come tanti altri mondi. Ma lei ha messo dei paletti (anche Servillo eh, ma con meno chiarezza e determinazione). Ugualmente difficile è non condannare le guerre, chi può essere a favore delle guerre? E così ha firmato. Ma adesso la invitiamo a fare un passo in più: a riflettere su ciò che ha firmato. Ha sottoscritto una grafica che rappresenta Israele grondante di sangue. Un appello che mai, mai cita Hamas e i suoi crimini! Gli ostaggi ancora segregati a Gaza.
Che tace sull’orrore del 7 ottobre ovvero la causa di tutto questo. Che nega la legittimità dello Stato di Israele parlando di crimini contro l’umanità commessi “per decenni “e non solo dal 7 ottobre (cioè il pogrom del 7 ottobre sarebbe un atto di resistenza contro l’occupazione?). Non facciamo un ripasso della storia. Lei viene da una famiglia di storici e sa come funziona: leggere e approfondire…
Il nostro è un invito a rileggere attentamente quel manifesto, fatto non di voglia di pace ma piuttosto di odio. Un odio che sta drammaticamente ricadendo sugli ebrei europei e non solo israeliani. Di cui addirittura Israele stessa sarebbe colpevole. La pace, caro Verdone, si raggiunge con il dialogo e non con la messa all’indice di un popolo e di una cultura… e di oltre 350 mila cittadini israeliani scesi in piazza per protestare contro le scelte del proprio governo. Questo, a Gaza, si può fare?

