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Gli italiani stanno lasciando le crypto? Calo del 20% nel Q2 2025

Gli italiani stanno lasciando le crypto? Calo del 20% nel Q2 2025

Secondo i dati, nel secondo trimestre del 2025 gli italiani che dete͏ngono criptovalute sono scesi a 1,4 milioni. Certo, ci possono essere tante spiegazioni dietro a questo fenomeno, però si avanzano alcune ipotesi. Si tratta solo della volatilità del mercato o sta incidendo anche la nuova cornice fiscale? Vediamo quali sono le regole aggiornate, i dati più recenti e cosa sta cambiando.

Partiamo dal fatto più importante. Secondo l’Organismo Agenti e Mediatori (OAM), nel secondo trimestre 2025 gli italiani che detenevano criptovalute a fine periodo sono scese del 20% rispetto al trimestre precedente, ora si attestano a circa 1,4 milioni di clienti. Anche il controvalore detenuto è calato, -22% a 1,9 miliardi di euro. In parallelo, l’operatività si è raffreddata, le conversioni euro-crypto sono in forte flessione e c’è una leggera riduzione anche del numero di operatori registrati (da 140 a 138).

Che cosa è cambiato sul piano fiscale

È possibile che il nuovo quadro fiscale abbia contribuito alla frenata? Il 2025 è l’anno in cui la soglia di esenzione di 2000 euro sulle plusvalenze è stata eliminata. In pratica, ogni guadagno realizzato va tassato con imposta sostitutiva al 26%. È inoltre stato reintrodotto l’affrancamento, chi possedeva crypto al 1° gennaio 2025 può rivalutarne il costo fiscale pagando un’imposta sostitutiva del 18% entro la scadenza prevista. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze salirà al 33%. Le misure discendono dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 30 dicembre 2024, n. 207) pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Quindi, facciamo il punto della situazione:

  • Nel 2025 si paga il 26% senza franchigia, ma è disponibile l’affrancamento al 18%
  • Dal 2026 è previsto l’aumento al 33%

Queste novità cambiano il calcolo costi/benefici per molti piccoli detentori, soprattutto se compivano movimenti sporadici e prima rientravano sotto la vecchia soglia.

Il contesto di mercato: volatilità, tassi e stablecoin

Il periodo aprile-giugno 2025 non è stato piatto. Le stablecoin hanno continuato a crescere come infrastruttura di scambio, sostenute da rendimenti dei Treasury elevati (che avvantaggiano gli emittenti), mentre gli utenti finali non percepiscono interessi sul saldo in stablecoin. In pratica, la volatilità alta, il contesto macro non banale e i rendimenti tradizionali attrattivi hanno probabilmente inciso sul sentiment.

Anche le autorità italiane hanno alzato l’attenzione sulla trasparenza delle informazioni agli investitori e sulla rappresentazione contabile delle crypto in bilancio, hanno ricordato la natura altamente volatile dell’asset. Questo non significa che c’è uno stop, ma più disclosure e cautele informative, che a loro volta possono raffreddare gli entusiasmi e allontanare alcuni risparmiatori.

Settori in cui le crypto sono molto diffuse

Ti sarà capitato di vedere le crypto integrate in molti servizi, dai pagamenti internazionali più rapidi, ai trasferimenti tra i wallet a costi contenuti (quando la rete non è congestionata), ai gateway di pagamento sugli e-commerce e anche all’intrattenimento online. Un esempio è quello dei casinò che accettano pagamenti in valuta digitale, inclusi i tavoli di crypto poker: qui l’utente apprezza i tempi di versamento/prelievo veloci, le commissioni gestibili e la maggiore privacy rispetto ai circuiti tradizionali.

Di contro, entrano in gioco i rischi a causa della volatilità del token di riferimento, i controlli KYC/AML sono più rigidi e la gestione fiscale dei movimenti non è sempre semplicissima. In pratica, l’integrazione c’è ed è comoda in tanti casi, ma comporta dei trade-off che ogni utente deve valutare in base alle proprie esigenze.

Chi resta e chi esce: l’identikit dei detentori italiani

Dai numeri OAM emerge che la domanda è trainata dalla Generazione X (40-60 anni) e dai millennial, insieme pesano per più dell’85% dei saldi e delle conversioni. Il mercato è inoltre concentratissimo, più del 90% dei clienti opera su grandi exchange e la maggioranza dei volumi transita per pochi VASP di grandi dimensioni. Questo spiega perché, in fasi di incertezza, quando i grandi rallentano, rallenta tutto l’ecosistema.

Questo si traduce in un messaggio operativo semplice, l’esperienza tipica dell’utente italiano medio è mediata da pochi attori globali, non da una miriade di operatori domestici. Anche questa asimmetria può aver amplificato il calo trimestrale dei possessori.

La tassazione ha davvero spaventato gli italiani?

È presto per stabilire un rapporto di causa-effetto netto, ma due indizi coincidono nel tempo:

  • Il calo dei possessori nel Q2 2025
  • L’entrata in vigore del nuovo assetto fiscale

Se prima molti micro-detentori potevano non superare la franchigia annuale, oggi ogni realizzo va dichiarato e tassato del 26% nel 2025 e dal 2026 sarà del 33%. È plausibile che una parte di utenti abbia ridotto o sospeso l’operatività in attesa di chiarirsi le idee o di sfruttare l’affrancamento. È un’ipotesi coerente con i dati e con il dibattito pubblico avviato già durante l’iter di bilancio.

Detto ciò, non c’è solo il fisco. La dinamica dei prezzi, i tassi elevati nell’economia tradizionale e l’orientamento delle autorità verso maggior disclosure hanno sicuramente contribuito al quadro. In altre parole, il -20% è l’effetto di più fattori che si sommano.

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Pearl

"La scrittura non è magia ma, evidentemente, può diventare la porta d’ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi. La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità". Aharon Appelfeld

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