Prospettive per un rilancio economico in Sicilia, il contributo di Giovanni Leonardo Damigella

La Sicilia non è una terra povera. È una terra mal gestita.
Sole, mare, cultura, posizione strategica, risorse naturali, agricoltura d’eccellenza, turismo potenzialmente illimitato. Un lusso geografico che molte regioni del mondo possono solo sognare. Eppure, da decenni, continuiamo a esportare giovani, competenze, futuro.
Non è un destino. È un fallimento.
Il problema non è ciò che manca, ma ciò che non funziona. Una burocrazia che soffoca invece di sostenere. Tempi amministrativi incompatibili con qualsiasi logica economica. Infrastrutture insufficienti. Servizi pubblici troppo spesso inadeguati. Incertezza normativa. Un sistema che logora chi vuole investire, lavorare, costruire.
In un’economia moderna, la lentezza è una condanna.
I giovani non lasciano la Sicilia per capriccio. La lasciano perché cercano ciò che dovrebbe essere normale: efficienza, meritocrazia, stabilità, prospettiva. Quando il talento parte, non è solo una perdita individuale. È un’emorragia strutturale.
La fuga non è il problema. È il sintomo.
La verità è scomoda ma necessaria: la Sicilia è una ricchezza bloccata da inefficienze croniche. Non servono alibi, né narrazioni vittimistiche. Servono scelte radicali. Semplificazione amministrativa reale. Tempi certi. Responsabilità dirigenziali effettive. Valutazione delle performance nella pubblica amministrazione. Stabilità normativa che renda il territorio credibile.
Non riforme cosmetiche. Trasformazioni strutturali.
La Sicilia potrebbe essere un hub energetico, logistico, turistico, agroindustriale, tecnologico del Mediterraneo. Potrebbe attrarre capitali, imprese, competenze. Potrebbe trattenere i propri giovani. Potrebbe crescere ben oltre la media nazionale. Potrebbe.
Ma il potenziale non produce sviluppo. Funzionamento sì.
Il vero cambiamento è culturale. Significa passare dalla logica del “posto” a quella del “risultato”, dalla dipendenza alla competitività, dalla rassegnazione alla responsabilità. Nessuna economia prospera dove l’efficienza è un’eccezione e non la regola.
La Sicilia non ha bisogno di compassione.
Ha bisogno di funzionare.
Perché una terra così ricca non può più permettersi di sprecare sé stessa.
