Cultura e gastronomia

Poesia di soglia Vincenzo Bolia voce della poesia ligure ponentina contemporanea

Il poeta e giornalista albenganese scrive in lingua e in dialetto ligure di Albenga, con una parola fondata su misura, silenzio e sottrazione

Albenga. Nel panorama poetico ligure contemporaneo, Vincenzo Bolia occupa una posizione di particolare rilievo per avere contribuito a dare forma, misura e riconoscibilità alla poesia ermetico-moderna “di soglia”, maturata nell’ambito del gruppo ligure ponentino Symbol 2000.

Poeta e giornalista, profondamente legato alla Liguria e ad Albenga, Bolia scrive in lingua italiana e nel dialetto ligure di Albenga. Il dialetto, nella sua opera, non è semplice colore locale, ma lingua di memoria, appartenenza e misura. Anche attraverso la parlata albenganese, la sua poesia conserva essenzialità, silenzio e senso non compiuto.

In questa direzione, Bolia può essere considerato tra i più quotati interpreti liguri della poesia ermetico-moderna di soglia. La sua scrittura non spiega e non conclude: si arresta davanti all’immagine, lasciando che siano pochi segni concreti, il bianco e la sospensione a reggere il testo.

Testo emblematico è Donna in bleu, ispirato all’omonimo dipinto di Chino Bert. Nei versi luce sospesa / viso d’attesa la figura appare trattenuta in una condizione di immobilità luminosa. Il silenzio non è assenza, ma presenza viva: respira / il silenzio. La chiusa, un filo d’oro / sfiora / l’aria, lascia un residuo visivo, una vibrazione minima.

Altrettanto significativa è Bambini dell’Annamaria, dedicata alla tragedia del 16 luglio 1947 nel mare di Albenga. Bolia evita il racconto diretto del dolore: mare calmo / riva vicina apre una scena quieta, poi voci bambine / sull’acqua introduce una presenza fragile, sospesa tra memoria e assenza. Il finale, resta / un silenzio / vivo, custodisce il dolore senza retorica.

La versione in dialetto ligure di Albenga, Fieui de l’Annamaria, conferma la doppia radice della sua poesia: da un lato la lingua italiana, dall’altro la parlata albenganese, capace di riportare la memoria collettiva a una voce più antica e vicina. In entrambe le lingue, Bolia mantiene la stessa misura: dire meno, per lasciare accadere di più.

Proprio in questa capacità di affidare alla parola breve una forte densità umana sta il valore della sua ricerca poetica. La poesia di soglia, nella scrittura di Bolia, diventa un luogo di ascolto e di arresto: non una spiegazione del mondo, ma una forma essenziale per custodirne le tracce.

 

DONNA IN BLEU
di Vincenzo Bolia

Luce sospesa

viso d’attesa

 

tra rose

spente

 

respira

il silenzio

 

un filo d’oro

sfiora

l’aria

Nota di lettura
Donna in bleu si apre in una luce sospesa che trattiene il tempo. I versi Luce sospesa / viso d’attesa portano davanti una figura ferma, raccolta nel suo stare. Subito dopo, tra rose / spente introduce una presenza attenuata, non più luminosa, ma ancora viva nella scena. Il passaggio respira / il silenzio dà al silenzio una consistenza quasi corporea: non è assenza, ma respiro trattenuto. Nei versi un filo d’oro / sfiora / l’aria, la luce ritorna come gesto minimo, appena accennato. La chiusa lascia la poesia aperta, sospesa tra figura, luce e silenzio.

 

BAMBINI DELL’ANNAMARIA
di Vincenzo Bolia

Mare calmo

riva vicina

 

voci bambine

sull’acqua

 

il giorno

si ferma

 

sulla rena

 

resta

un silenzio

vivo

Nota di lettura
Bambini dell’Annamaria resta davanti a un dolore che la parola può solo sfiorare. Il testo richiama la tragedia del 16 luglio 1947, quando nel mare di Albenga l’affondamento della motobarca Annamaria causò la morte di 44 bambini, mentre altri 40 furono salvati da uomini accorsi sulla riva e in mare. I versi Mare calmo / riva vicina aprono una scena quieta e quasi immobile. Subito dopo, voci bambine / sull’acqua introduce una presenza fragile, ancora viva nella memoria. Nei versi il giorno / si ferma il tempo entra in arresto. Il verso isolato sulla rena depone la scena sulla riva. Nel finale resta / un silenzio / vivo la poesia non cerca consolazione né spiegazione: custodisce l’assenza in un silenzio ancora presente.

 

FIEUI DE L’ANNAMARIA
versione in dialetto ligure di Albenga
di Vincenzo Bolia

Mà carmu

riva vixina

 

uxi fieuȓe

in sce l’ègua

 

u giurnu

u se ferma

 

in sce l’aȓena

 

u resta

in silensiu

vivu

 

Le due poesie qui riportate mostrano con chiarezza la direzione della ricerca di Bolia: da una parte la figura sospesa di Donna in bleu, dall’altra la memoria dolorosa e collettiva dei Bambini dell’Annamaria.

In entrambi i casi la parola resta breve, controllata, essenziale. Non invade la scena, non la spiega, non la trasforma in racconto.

La poesia di soglia trova così una sua misura riconoscibile: un’immagine, un arresto, una permanenza.

Nel passaggio dall’italiano al dialetto ligure di Albenga, questa misura non si perde, ma acquista una diversa profondità sonora.

La parlata albenganese restituisce alla memoria una voce più antica, vicina alla terra, alla riva, alla comunità.

Per questo la scrittura di Bolia appare oggi come una delle esperienze più significative della poesia ligure ponentina contemporanea.

Una poesia che non cerca l’effetto, ma la durata silenziosa dell’immagine.

Una poesia che si affida al poco, al necessario, al trattenuto.

Una poesia che, proprio nel suo non concludere, lascia aperto uno spazio di ascolto.

Segue una breve nota bio-bibliografica sull’autore.

Nella foto Vincenzo Bolia ad Albenga in piazza dei Leoni (foto Marco Goldberg)

Adalberto Guzzinati

 

Breve nota bio-bibliografica

Vincenzo Bolia (Albenga, 1951) è giornalista e poeta ligure. Studioso del dialetto di Albenga e delle parlate dell’area ligure centro-occidentale, ha pubblicato il Vocabolario del dialetto di Albenga con grammatica essenziale (Philobiblon Edizioni, Ventimiglia, 2025). Nel 1969 supera l’esame Siae e inizia l’attivita come autore di testi per canzoni; negli stessi anni si avvicina alla poesia descrittivo-narrativa. Nel 2010, nell’ambito del gruppo poetico ligure ponentino Symbol 2000, approda alla poesia ermetico-moderna “di soglia”, fondata su versi brevi, immagini essenziali e senso sospeso. Scrive in lingua e in dialetto ligure di Albenga. Ha pubblicato raccolte e testi in antologie nazionali, tra cui Pensceȓi… paȓole (Montedit, Melegnano), Liguria e altre poesie e Poêxie in zenéize de Zêna (Nuova Editrice Genovese). Ha ottenuto primi premi in concorsi letterari in lingua e in dialetto. Ha collaborato con il quotidiano Il Lavoro (1981) e per oltre venticinque anni con Sportmedia e Il Secolo XIX; dal 2007 dirige Liguria 2000 News e dal 2016 il trimestrale cartaceo A veggia Arbenga, edito dall’Associazione Vecchia Albenga di cui è stato fondatore nel 1978. Nel 2020 è stato insignito del Premio Franz Kafka Italia alla cultura.

 

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