Editoriali

Gli eventi di Ceuta occupata. La manovra di Meloni contro Spagna e Marocco finisce per isolare l’Italia in Europa

Se l’Italia percepisce l’immigrazione irregolare come una minaccia, ciò è conseguenza del fallimento delle sue politiche. Il Marocco, riconosciuto a livello internazionale per il proprio impegno nel campo della sicurezza e della lotta al terrorismo, non può essere considerato responsabile dei problemi del Nord Africa, dei Paesi del Sahel o dell’Asia.

Volevano mettere in difficoltà la Spagna. Sono riusciti soprattutto a rendersi ridicoli, gettando discredito sull’intero Paese.
La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il suo ministro degli Esteri hanno visto negli eventi di Ceuta occupata un’occasione propizia per attaccare il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez e il Marocco: mostrare i muscoli alle frontiere, alimentare la propaganda e cercare di raccogliere consenso sul piano interno.
Tutto è cominciato con una serie di accuse false e diffamatorie rivolte alla Spagna, seguite dalla decisione di sospendere l’applicazione degli accordi di Schengen e ripristinare i controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna, nonostante Ceuta occupata non faccia parte dello spazio Schengen.
Una dimostrazione di forza che voleva trasmettere all’Unione europea l’immagine di un governo italiano pronto ad agire con fermezza.
Ma, proprio nella stessa settimana, il governo Meloni si è trovato di fronte alla posizione della Germania, determinata a rinviare in Italia i richiedenti asilo arrivati sul territorio tedesco passando dall’Italia, in applicazione delle regole di Dublino in materia di asilo.
Gli avvenimenti, tuttavia, hanno preso rapidamente una piega diversa da quella immaginata a Roma: la stragrande maggioranza dei marocchini entrati a Ceuta il 30 e 31 luglio è tornata a casa.
Ceuta, città marocchina occupata dalla Spagna, non appartiene allo spazio Schengen, come ha confermato la stessa Commissione europea. E non si è verificato quel massiccio afflusso di migranti verso l’Europa continentale sul quale il governo italiano aveva fondato la giustificazione delle proprie misure.
La lezione più significativa è arrivata proprio dall’Unione europea.
Alla riunione dei ministri dell’Interno europei è accaduto esattamente il contrario di quanto speravano Meloni e Tajani: piena solidarietà alla Spagna e un chiaro riconoscimento dell’efficacia della gestione congiunta della crisi da parte di Madrid e Rabat.
L’Italia, al contrario, si è ritrovata isolata nella sua decisione di mantenere i controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna. Tanto più che non esiste alcun collegamento diretto, terrestre, marittimo o aereo, tra l’Italia e Ceuta occupata. Nessuno ha sostenuto la linea di Meloni, nemmeno i governi di destra a lei politicamente vicini.
Nel frattempo, in Italia non sono mancati commenti sarcastici e inviti a organizzare per alcuni esponenti politici — a cominciare dal ministro degli Esteri — corsi elementari di geografia e sulle regole dell’Unione europea.
Madrid, dopo alcuni giorni di attesa e dopo aver chiesto attraverso i canali diplomatici il ripristino della normale applicazione di Schengen senza ottenere una risposta positiva, ha reagito adottando misure analoghe e imponendo a sua volta controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia.
La guerra propagandistica contro Sánchez si è così conclusa creando numerosi disagi ai viaggiatori italiani, senza risolvere alcuno dei problemi legati all’immigrazione.
Nella politica estera italiana esiste una profonda tendenza a piegare le questioni internazionali alle esigenze della politica interna: dichiarazioni, comunicati stampa, individuazione di nemici e dimostrazioni di forza. Si parte dalla convinzione che l’Italia stia guidando l’Europa, per poi scoprire di essere rimasti soli in un angolo e che l’Europa non segue necessariamente gli umori di Roma.
È in questo contesto che Antonio Tajani, in un’intervista al Corriere della Sera, ripresa anche dal sito del ministero degli Esteri italiano, ha rivolto un messaggio diretto a Madrid: invece di preoccuparsi delle misure adottate dall’Italia, la Spagna dovrebbe «occuparsi del Marocco», perché «i problemi vengono da lì». Il riferimento era alle difficoltà legate ai flussi migratori verso Ceuta occupata. Tajani ha inoltre collegato la questione alla necessità di impedire l’ingresso in Europa di migranti irregolari e di quelli che ha definito «potenziali terroristi».
Si tratta di dichiarazioni rivolte contro il Marocco senza argomenti, di accuse irresponsabili e inaccettabili, che ignorano la realtà e la complessità della questione. Dichiarazioni che, inoltre, non sono coerenti con la natura dei rapporti che il Regno intrattiene con numerosi partner europei, Italia compresa, nella gestione dei fenomeni migratori, fondata sulla responsabilità condivisa e sul coordinamento operativo e di sicurezza.
Il Marocco ha sempre ribadito il proprio rifiuto di utilizzare l’immigrazione irregolare come strumento di pressione. Rabat sostiene che i tentativi di attraversamento collettivo registrati nella regione siano legati soprattutto all’attività delle reti e delle organizzazioni dedite alla tratta di esseri umani, che sfruttano la situazione dei migranti spingendoli ad affrontare gravi pericoli. È quanto hanno riconosciuto la stessa Spagna e l’Unione europea, con l’eccezione del governo italiano.
Se l’Italia percepisce l’immigrazione irregolare come una minaccia, ciò è conseguenza del fallimento delle sue politiche. Il Marocco, riconosciuto a livello internazionale per il proprio impegno nel campo della sicurezza e della lotta al terrorismo, non può essere considerato responsabile dei problemi del Nord Africa, dei Paesi del Sahel o dell’Asia.
L’Europa, e in particolare Paesi dal passato coloniale come Francia, Spagna e Italia, porta invece una parte considerevole della responsabilità per le difficoltà che oggi colpiscono l’Africa e l’Asia — e il Marocco in particolare — in materia di immigrazione e povertà, così come per le pressioni politiche ed economiche, lo sfruttamento delle ricchezze e l’attrazione verso l’Europa dei cervelli e delle competenze più qualificate.
Non si può neppure escludere che dietro le dichiarazioni di Tajani si senta l’odore del gas e che questo abbia contribuito a spingere l’Italia dentro una vicenda che riguarda due Paesi vicini tra loro ma geograficamente lontani dall’Italia, con i quali Roma non condivide frontiere né terrestri né marittime.
Sono dichiarazioni poco amichevoli che sollevano più di un interrogativo. Tutti sanno quale sia il Paese esportatore di quel gas, a quale prezzo venga venduto, quali quantità ne riceva l’Italia e in cambio di che cosa.
Con questa presa di posizione parziale e fuori luogo, i politici oggi al governo a Roma vogliono forse mettere in discussione il partenariato privilegiato con Rabat per gettarsi nelle braccia di ambienti ostili al Marocco? Di certo, il Marocco e i marocchini che vivono in Italia non resteranno in silenzio.
I paragoni storici richiedono sempre cautela. Eppure, pensando alla tradizione politica italiana, viene inevitabilmente alla mente un precedente che non può essere ignorato: fu proprio un discorso nazionalista e arrogante a rendere famoso un altro uomo politico italiano, Benito Mussolini. Se allora la storia finì in tragedia, oggi, fortunatamente, siamo ancora alla farsa, anche se non priva di conseguenze negative.
Quando l’assurdità dell’azione di un governo arriva a questo punto, mobilitando continuamente i media intorno a questioni lontanissime dai veri problemi dell’Italia, un’ombra di vergogna finisce per ricadere sull’intero Paese.
È bene ricordarlo: l’Italia non è il governo Meloni. Esiste un’altra Italia, un’Italia antifascista, alla quale apparteniamo anche noi.
La comunità marocchina in Italia contribuisce da oltre quarant’anni, e continua a contribuire, allo sviluppo del Paese. Solo chi vuole negare l’evidenza può ignorarlo.
La storia ricorda inoltre che i valorosi soldati marocchini furono, durante la Seconda guerra mondiale, in prima linea nella lotta armata contro il fascismo e il nazismo e contribuirono alla liberazione dell’Italia e dell’Europa. È qualcosa che dobbiamo ricordare ad alta voce e con orgoglio.

Yassine Belkassem

Yassine Belkassem, marocchino italiano, già pubblicista con www.stranieriinitalia.it, e Almaghrebiya, attualmente collabora con NotizieGeoplotiche.nete Ajialpress.com testata marocchina. Per Mediterranews cura aggiornamenti dal Marocco e non solo

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