Firenze, Biennale Internazionale dell’Antiquariato

Unico esemplare noto, Ritmi, capolavoro di Attilio Selva del 1913, esposto alla Terza Mostra della Secessione Romana del 1915, rappresenta uno dei vertici della ricerca plastica dell’artista. In un momento di profonda riflessione sul rapporto tra tradizione e modernità, Selva elabora un linguaggio personale che guarda alla purezza dell’arte classica, ma la interpreta attraverso una sensibilità pienamente contemporanea, affine alle istanze della cultura secessionista europea. Seducente esempio di una modernità composta e misurata, la scultura coniuga il rigore classico con una nuova sensibilità formale e libertà ritmica: ogni equilibrio nasce da un sapiente gioco di pesi, pause e giustapposizioni, mentre il profilo sinuoso della figura si sviluppa in una tensione silenziosa fatta di pieni e di vuoti. La posa, al tempo stesso naturale e costruita, trasforma il corpo in una sequenza armonica di volumi, dove la composizione plastica si risolve in un equilibrio di straordinaria eleganza.
Dello stesso raffinato gusto secessionista è permeata anche l’opera di Vito Timmel, artista tra i più originali del panorama europeo del primo Novecento. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Vienna e vicino all’ambiente della Secessione, Timmel sviluppa un linguaggio personale in cui l’eleganza di ascendenza klimtiana si fonde con una vibrante sensibilità post-impressionista. Intorno al 1915 compaiono nella sua produzione enigmatiche figure femminili dalle pose intenzionalmente spavalde e provocanti, gli abiti alla moda, simboli di una modernità elegante e seducente. Tra queste, particolarmente significativa è l’Amazzone del 1915, un capolavoro di straordinaria raffinatezza, esposto alla Quadriennale di Torino del 1923 e riprodotto nel catalogo della manifestazione. L’opera testimonia pienamente la capacità di Timmel di reinterpretare il linguaggio della Secessione viennese con una cifra stilistica autonoma, in cui il raffinato equilibrio compositivo e ricerca estetica si fondono in un’immagine di intensa forza evocativa.
Cambia atmosfera, ma non intensità, con un curioso e raffinato dipinto del 1832 di Victor Delacroix – artista dal cognome inevitabilmente suggestivo – ispirato a L’Antiquario, il celebre romanzo di Walter Scott. In una scena di grande tensione narrativa, il mare in burrasca, la violenza della tempesta e l’eroismo dei protagonisti si traducono in una pittura di straordinaria qualità, capace di trasformare un episodio letterario in un racconto visivo vivido e coinvolgente. L’opera raffigura il drammatico salvataggio di Sir Arthur Wardour e della figlia Isabella, rimasti intrappolati sugli scogli durante una mareggiata. A guidare il soccorso è Oldbuck, “il vecchio antiquario”, che con l’aiuto di una raffinata sedia d’epoca, utilizzata come rudimentale imbracatura, riesce a mettere in salvo i naufraghi. Un soggetto di forte impatto romantico, in cui letteratura, sentimento e virtuosismo pittorico si fondono in un’immagine di grande forza.
Infine, un’apparizione rarefatta, un’opera di tutt’altro registro: la Penelope di Alberto Savinio. Un disegno di straordinaria raffinatezza e elevata qualità datato 1945, sospeso tra mito, memoria e quell’inconfondibile aura enigmatica che rende unico il linguaggio dell’artista. L’eroina omerica è reinventata come una creatura ibrida, con testa di pellicano e corpo femminile, in una intensa trasfigurazione simbolica che incarna la poetica della metamorfosi propria di Savinio. Il segno fitto e vibrante della china, ravvivato da misurati accenti di colore, compone una scena visionaria, capace di fondere erudizione classica, ironia e inesauribile libertà mmaginativa, tra le più originali dell’arte italiana del Novecento.
Quattro opere, mondi diversi, un unico racconto: quello di una galleria che continua a cercare connessioni inattese, lasciando convivere armoniosamente storia, immaginazione e bellezza.
Nata dall’incontro di due storiche realtà del panorama antiquariale, Antonacci Lapiccirella Fine Art porta avanti una visione dell’arte raffinata, colta ed eclettica, dove opere, epoche e sensibilità diverse si incontrano in dialoghi inattesi. Specializzata in dipinti, disegni e sculture dalla seconda metà del XVIII alla prima metà del XX secolo, la galleria attraversa con naturalezza il Grand Tour, il Neoclassicismo, il Simbolismo nordico, la pittura en plein air e il Realismo Magico, seguendo sempre una bussola fatta di rigore storico e istinto estetico.
Immagine tratta da /www.biaf.it

