Lecco, Metastasi. La protesta di Vincenzo Musolino
Lombardia, terra ‘ndrine d’importazione. Qui a oltre 1000 kilometri di distanza dalla Calabria il crimine organizzato impera, le cosche hanno portato le loro famiglie e si sono autorganizzati, le prove le si trovano nelle decine di inchieste aperte nella regione e nelle tante analisi della DIA e della DDA. A Lecco intanto succede qualcosa di diverso. Un uomo minaccia di darsi fuoco dinnanzi al tribunale. Il protagonista della vicenda è Vincenzo Musolino, 59 anni, contitolare insieme ai figli della «Edilnord Srl» di via Arturo Toscanini a Lecco, impresa specializzata nel settore edilie e del movimento terra, l’uomo però per tanti continua ad essere il cognato di Franco Coco Trovato, 67 anni, presunto boss dell’ndrine lombarde attualmente all’ergastolo dopo essere stato arrestato nella maxi retata «Wall Street» del 1992. Anche Musolino era finito in carcere in seguito agli sviluppi dell’inchiesta lui, secondo i giudici, riporta Il Giorno, si era occupato di ripulire fiumi di miliardi illeciti per conto del boss con la pizzeria «Wall Street», il ristorante «Il Portico», i covi e le centrali operative degli affiliati. In appello però la pena gli è stata ridotta a cinque anni, in virtù della collaborazione con il pm dell’epoca. Sempre secondo Il Giorno, Mario Trovato, 65 anni fratello ed erede di Franco Coco, lo avrebbe contattato per l’affare del Lido di Parè, costato il mese scorso le manette all’ex sindaco di Valmadrera Marco Rusconi, all’ex consigliere comunale del Pd di Lecco Ernesto Palermo e allo stesso Mario Trovato, per il quale avrebbe eseguito lavori, mai pagati per sette-otto mila euro. A citare in varie conversazioni Musolino sarebbe stato proprio Ernesto Palermo.
Musolino scrive il Corriere, incatenato a un palo della luce, in mano una tanica di benzina che ha in parte rovesciato attorno a sé. In una mano teneva un accendino, nell’altra un cartello con una citazione di Giovanni Falcone: «Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola». Non soltanto ha minacciato di darsi fuoco, ma ha chiesto giustizia per sé e per i suoi tre figli. Ma, dopo un’estenuante trattativa durata mezz’ora, alla fine il capo della squadra mobile, Marco Cadeddu, lo ha convinto a desistere dal folle gesto. Musolino è stato poi portato con un’auto della polizia in Questura, dove è stato denunciato per procurato allarme e infine rilasciato. «Io ho già pagato, i miei figli non c’entrano nulla, lasciate lavorare i miei figli». E sempre secondo il Corriere Musolino avrebbe detto «A me di Coco Trovato non mi interessa nulla» La protesta sarebbe nata a seguito delle intercettazioni ddell’inchiesta «Metastasi» su ‘ndrangheta, affari e politica nel Lecchese. .

