Maturità 2014 Marx, Tocqueville e la mobilità sociale

Uno dei principali temi di dibattito tra gli studiosi della mobilità è stato quello della sua evoluzione storica a partire dalla rivoluzione industriale del XIX secolo .
Una definizione della mobilità sociale tra le tante che possiamo trovare negli studi, pare. Le definizioni date dai diversi studiosi mostrerebbe come esse divergano fra loro o per gli aspetti considerati rilevanti o per gli ambiti entro i quali condurre le analisi o, ancora, per le finalità da assegnare agli studi sulla mobilità o, infine, per tutti questi motivi insieme.
Lo studio della mobilità sociale può ri-guardare il movimento di ascesa (o declino) di singoli individui, di singole famiglie oppure di interi gruppi. Nel corso del XIX secolo e nei primi decenni del XX la mobilità sociale, pur essendo un problema affrontato da molti studiosi della società, non ha mai costituito un oggetto di studio a sé stante. Le riflessioni sulla mobilità sono sempre accompagnate da considerazioni di carattere socio-politico e inserite nel quadro più generale delle trasformazioni della società e dei suoi assetti di potere.
Alle origini della riflessione sociologica il tema della mobilità è stato affrontato in stretta connessione con quelli, più specificamente politici, del mantenimento dell’ordine sociale o, all’opposto, della trasformazione della società. Già Alexis de Tocqueville sottolineava come, a fondamento della democrazia, vi fosse l’egua-glianza delle opportunità, e in tutto il pensiero liberale del XIX secolo dominava in generale la convinzione che le società democratiche fossero ampiamente in grado di garantire a ciascun cittadino il posto che gli spettava in base alle sue ca-pacità. La mobilità e, in particolare, l’ascesa sociale dipendevano solo dalle quali-tà ‘morali’ dell’individuo e dalla sua attitudine a superare le sfide poste dalla so-cietà. Tocqueville parla di mobilità, fisica e sociale, presente nel DNA dell’America. Il vasto continente dell’America fu esplorato dagli americani, che si spostarono sempre più verso oriente, fino ad arrivare nel 1856 in Alaska. L’americano, una volta arrivato viag-giando in un posto ignoto, non si ferma per stabilire la vita, ma continua a viaggiare, an-dando sempre più avanti.
Questa mobilità era anche sociale: era infatti possibile passare da un gruppo sociale ad un altro, anche più alto; e questa è una prosecuzione in termini astratti della mobilità fisica statunitense. Qui stanno le radici del sogno americano: nelle possibilità di acquisire posizioni sociali, di fare carriera, di arricchirsi.
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Anche per il marxismo la mobilità non era argomento al quale dedicare molto spazio. L’ascesa della classe operaia era considerata un mito liberale: la crescita del capitalismo avrebbe innescato un processo di pauperizzazione degli agricol-tori, degli artigiani e dei piccoli imprenditori, spingendoli verso il proletariato. L’unica strada praticabile per il miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia era un avanzamento collettivo attraverso la lotta di classe. La mobilità sociale non veniva considerata altro che una selezione operata dalla classe domi-nante tra i membri delle classi subalterne, con il risultato di personalizzare il successo e il fallimento e, quindi, di ostacolare, attraverso l’indebolimento della solidarietà di classe, il processo di trasformazione da ‘classe in sé’ a ‘classe per sé’. Strumento di dominio e valvola di sicurezza delle tensioni sociali, la mobilità avrebbe l’effetto di consolidare il potere dei governanti.
Il marxismo classico liquida dunque come poco rilevante il tema della mobilità sociale; le possibilità reali di ascesa della classe operaia sono assai scarse e, co-munque, non tali da modificarne le condizioni di subalternità e di sfruttamento nelle società capitalistiche. Questa posizione trova certamente fondamento in al-cuni tra gli scritti di Marx, nei quali l’ascesa sociale è vista più come percorso di singoli individui che come processo di articolazione e di complicazione della struttura di classe.
Nei suoi scritti Marx introduce un tema assai importante per lo studio del mu-tamento sociale attraverso l’analisi dei flussi di mobilità: quello “della incorpora-zione meritocratica nelle classi dominanti o élites, che avvia un processo il quale, se da un lato inietta efficienza e dinamismo nell’operare delle istituzioni econo-miche e politiche, dall’altro lato è essenzialmente conservatore nelle sue implicazioni per la struttura di classe nel suo complesso.
(Fonte Enciclopedia Treccani)


