elegia della premonizione rimossa

elegia della premonizione rimossa
non mi restava che svelare la mia premonizione rimasta per breve tempo nell’anticamera del cervello in quell’estate 2005 quando eravamo stati in spagna e al ritorno, dopo lo scalo a barcellona e il sorvolo della liguria in direzione milano, giunti nel cielo della val bormida, una vasta nuvola bianca ci aveva impedito di vedere dall’alto la casa paterna e il padre con mia madre che erano in cortile in quel pomeriggio domenicale… erano rimasti nascosti sotto a grande diaframma opaco…
si era a fine agosto così vicini al compleanno del genitore che ai primi di settembre avrebbe superato in buona salute di mente e di corpo il traguardo dei suoi ottantasei anni… avevo rimosso ogni premonizione nefasta ma non era servito ad allontanare l’amaro calice che avremmo bevuto di lì a poco… quanto del vissuto dello scrittore resta impigliato nella pagina che ha scritto? letteratura come premonizione o realtà parallela dove un uomo che scrive non è mai solo, dirama un gioco di fili, di ombre in ogni direzione, di parole sorde che si spargono senza disperdersi, noccioli dal guscio duro che ognuno può cogliere…
ancora in galizia, il cognato spagnolo mi aveva informato che proprio quel giorno un inquilino del suo palazzo era stato colpito da ictus, per un attimo pensai che mai si era avvicinato tanto quella terribile ischemia cerebrale e la respinsi, non mi riguardava e la cancellai dalla mente come un pericolo lontano… la nuvola bianca sulla val bormida impedì la vista sul territorio e un campanello ovattato prese a trillare con noiosa insistenza ma non vi detti alcuna importanza…
la coscienza di una sopraffazione insopportabile che aveva agito con violenza brutale sconvolgendo la nostra famiglia, sottraendo la persona centrale nei nostri affetti… in sei mesi era svanita una vita, un patrimonio di esperienze, di affetti, un punto di riferimento non più sostituibile… da un giorno all’altro il genitore aveva perso la parola e l’uso di tutta la parte destra del suo corpo… tutto assieme era diventato vecchio e gravemente invalido … in mezzo a noi impreparati e incapaci di fornire risposte adeguate, impotenti di fronte alla sua malattia irreparabile…
la lettura serena a posteriori mi fa riannodare i fili interrotti, l’annuncio in galizia, lo schermo nuvoloso sui genitori, il campanello ovattato, il compleanno ineffabile… qualcuno di noi era arrivato a fine corsa, non restava che aggiornare le autobiografie altrui, cercarne le poetiche a posteriori (a. tabucchi) e trovare l’equilibrio difficile nell’accettazione dell’inevitabile… per molto tempo dopo la scomparsa del genitore non potei guardare le sue vecchie fotografie senza provare un senso doloroso di perdita irreparabile…
12 aprile 2016
Bruno Chiarlone Debenedetti



