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Sant’Antonio da Padova ed il miracolo del noce

Sant’Antonio da Padova ed il miracolo del noce. La festa dell’amato frate ricorre il 13 giugno.

Sant’Antonio da Padova ed il miracolo del noce

La leggenda vuole che il santo, già ammalato, cercasse un luogo di pace dove potersi dedicare allo studio e alla meditazione. Antonio si reca a Camposampiero, a breve distanza da Padova, ospite del nobile Tiso. Giunto qui, il frate si trova davanti un grande noce e pensa che fra i suoi rami potrebbe trovare pace e silenzio. Così, chiede a padrone di casa se fosse possibile costruire, proprio sul noce, una celletta. Tiso immediatamente acconsente e dà disposizioni perché si edifichi un piccolo rifugio molto apprezzato dal santo. Un giorno, il nobiluomo si trova a passare vicino al noce e, alzato lo sguardo, intravede un bagliore che illumina la cella. Preoccupato e pensando ad una disgrazia, sale velocemente sul poderoso albero. Dalla porticina del ricovero filtra una luce molto forte. Tiso spinge l’uscio e vede Antonio in contemplazione che sorride beato. Fra le sue braccia stringe un sorridente bambino. Quando il santo rientra in sé ed avverte la presenza dell’amico lo supplica di mantenere il segreto su quanto visto. Antonio chiede esplicitamente che il miracolo non sia rivelato: sarà così fino al 1231 quando il francescano morirà. Tiso soltanto allora racconterà di aver ammirato il suo amico mentre contemplava Gesù bambino.
In ricordo del prodigioso evento, sul luogo dove era piantato il noce si è costruito un santuario, affrescato nel corso del XVI secolo, da Girolamo Tessari.

Sant’Antonio da Padova ed Aleardino


Aleardino era un cavaliere non credente e poco disposto ad accettare l’esistenza di santi e miracoli. Un giorno, si trova a Padova e, durante un banchetto, sente di parlare di sant’Antonio. Dopo aver schernito i presenti per la loro creduloneria, sfida direttamente il religioso. Aleardino prende in mano un bicchiere dicendo che potrà realmente credere in Antonio, soltanto se sarà in grado di non farlo andare in frantumi. Il cavaliere scaglia con veemenza il calice per terra ma non accade nulla. Nonostante si tratti di un oggetto delicato resta intatto. Aleardino è così turbato da doversi arrendere alla potenza di sant’Antonio, decidendo di convertirsi.

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