Latitanti e Mafia: cento anni fa
Correva l’anno 1926, era già lotta alla Mafia. Tra 3 anni ricorre l’anniversario di una vicenda particolare accaduta in Sicilia a Gangi, comune di poco più di 6000 abitanti nell’area Metropolitana di Palermo.
“Curriti, curriti, ascutati, ascutati: è u prefettu Mori ca vi parra” diceva il banditore che rullando il tamburo cercava di attirare la gente tra le strade le paese. Era il 1926, riporta La Repubblica, era una giornata fressa, ricordano le cronache dell’epoca ma il Prefetto Mori aveva dato l’ultimatum.
Non solo bando ma anche affissione.
Caccia ai latitanti secondo il prefetto Mori
“Intimo latitanti codesto territorio costituirsi entro dodici ore decorse le quali sarà proceduto contro loro famiglie, possedimenti di qualsiasi genere, favoreggiatori sino ad estreme conseguenze. Firmato Prefetto Mori”.
Così diceva il bando e nel frattempo l’acqua veniva chiusa per costringere alla collaborazione, forse, per piegare l’omertà certamente. A Gangi le bande locali facevano da padrone tra di esse i Ferraello, gli Andaloro e i Dino. Nel circondario altri. L’operazione andò avanti 10 giorni e porto in manette 400 briganti, mafiosi e favoreggiatori. Le campagne in quel periodo erano animate da bande e scorribande i Dino, gli Andaloro, i Lisuzzu mettevano a ferro e a fuoco le contrade tra Gangi e Petralia e San Mauro Castelverde.
Non solo i paesi lasciati senz’acqua ma venivano tagliati telegrafo e acqua e bloccata la corrispondenza postale, uomini ovunque pattuglie e poliziotti in ogni angolo a verificare tutto persino i pertugi. Le ore passavano velocemente ma in alcune aree era impossibile scoprire alcuni nascondigli che vennero rivelati da altre persone.
Prefetto Mori: l’uomo che sconfiggeva i latitanti in Sicilia
Chi era il Prefetto Mori? Una figura molto particolare per la Storia d’Italia, conosciuto come il Prefetto di Ferro è stato uno degli uomini di punta del Ventennio. Prefetto in Sicilia dal 1924 al 1926 è diventato Senatore del Regno nel 1928. Cesare Primo Mori nato a Pavia il 22 dicembre 1871 muore a Udine il 5 luglio del 42, fascista della prima ora è però un uomo dello Stato coraggioso ed impavido capace di sfidare le regole silenti che in quel periodo regolavano la vita delle campagne siciliane tra brigantaggio, banditismo e latitanza.