Bivona, “Contro l’indifferenza, il nostro Impegno”

Sabato 4 gennaio, alle ore 10.30, come ogni inizio dell’anno, ci ritroveremo all’interno del cimitero
di Bivona, frazione di Vibo Valentia, per un momento di ritrovo in ricordo dei migranti morti durante
la traversata nel Mediterraneo e lì seppelliti.
Nella frenesia della quotidianità e delle festività, vogliamo poterci fermare un attimo per
comprendere il senso di cose che troppo spesso diamo per scontato e attribuire loro il reale valore
che esse racchiudono. Il diritto al nome, ad una storia, il diritto ai sogni e soprattutto alla vita.
Un momento di raccoglimento in ricordo di uomini e donne, bambini e bambine, che, come tanti
altri, si sono messi in viaggio con la speranza di costruire un futuro diverso e dignitoso ma che,
purtroppo, hanno perso la vita tra le onde e ora giacciono in freddi loculi dove, insieme ai loro corpi
inermi, sono sepolte le speranze di chi dopo aver conosciuto la violenza e l’orrore della guerra, le
brutture della povertà e dell’indigenza, si avvicinava alle grandi e, ai loro occhi, salvifiche porte
dell’Europa rivendicando soltanto un tempo di pace, di diritti e di uguaglianza, un tempo in cui
poter vivere senza paura, nel quale poter essere finalmente protagoniste e protagonisti dei loro
destini.
L’anno che abbiamo trascorso è stato segnato da diverse tragedie: le guerre e le migrazioni ci
hanno mostrato la fragilità di un’umanità che fatica a riconoscersi uguale, una concezione di potere
e territorio in nome della quale si semina disperazione e morte e che diventa causa di migrazioni
indotte di chi spera in un futuro migliore.
Secondo l’Unicef, il bilancio delle vittime e dei dispersi nel Mediterraneo nel 2024 ha superato i
2.200, con quasi 1.700 vite perse solo sulla rotta del Mediterraneo centrale, centinaia i bambini e
adolescenti.
Il tema delle migrazioni divide il Paese, quando invece dovrebbe trovarci tutte e tutti dalla stessa
parte, quella di: chi è pronto ad accogliere e riflette con il desiderio di guardare lontano, chi vive
dell’amore riscoperto e ritrovato in una nuova umanità. Quello che abbiamo perso e che dovremmo
riscoprire è il sentimento dell’empatia: guardare gli altri e riconoscere in loro noi stessi. Vogliamo
iniziare il nuovo anno con la promessa di una solidarietà che si faccia concreto atto d’amore verso
gli ultimi e derelitti, carichi di un’indignazione per ogni potere violento ed escludente che possa
farsi impegno e responsabilità, bramosi di verità e attenti ricercatori oltre gli schemi e le categorie
che ci vengono propinate, dubbiosi ed eretici. Solo così possiamo farci promotori e difensori di un
vento che possa stravolgere l’indifferenza, gettare giù i muri dell’intolleranza per fermare l’eresia di
chi di fronte a uomini e donne che sfuggono da fame, guerre e disperazione, continua a parlare di
difesa dei confini o costruisce veri e propri centri di smaltimento umano dalla evidente portata
fallimentare. Un vento che possa trasportare le singole parole della nostra preghiera laica per una
società a portata d’uomo qualsiasi sia il suo colore della pelle, il suo orientamento sessuale,
politico o religioso, la sua etnia o il suo paese di appartenenza, oltre i confini del tempo, dello
spazio e del silenzio. Vogliamo iniziare il nuovo anno chiedendoci che società siamo e che società
vogliamo essere per trovare risposte alle nostre domande e senso al nostro impegno.



