Bologna, Dinastia Savini” al Museo Ottocento prorogata al 5 maggio 2025

Dopo il grande successo della mostra Dinastia Savini, Museo Ottocento Bologna ha prorogato l’esposizione fino al 5 maggio 2025. I protagonisti della mostra – Giacomo (1768-1842), Alfonso (1838-1908) e Alfredo (1868-1924) –, grazie alla complessità genealogica e alle relative qualità artistiche, possono essere considerati, a buon diritto, l’autentico specchio dell’Ottocento artistico bolognese: l’alto livello qualitativo promuove i Savini ad exempla delle variegate correnti stilistiche che dominarono e si svilupparono nell’intero secolo XIX. Tre artisti che, con i loro pennelli, hanno attraversato un secolo, dall’inizio dell’Ottocento agli inizi del Novecento. La mostra è costituita da più di novanta pezzi – da prestiti pubblici e privati -, dialoga con la collezione permanente di Museo Ottocento Bologna, in un approfondimento magistrale e ricco di spunti di riflessione – talmente rappresentativi da risultare tre mostre monografiche a sé. In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo monografico bilingue (ita/eng) che raccoglie le biografie dei pittori e il corpus completo dei dipinti. La mostra è inoltre in copertina sulla rivista Artedossier di marzo e giovedì 27 marzo alle ore 17 si terrà una conferenza dedicata alla Dinastia Savini presso la Galleria d’Arte Moderna di Verona.
Durante il periodo di mostra, sono passati presso una casa d’asta belga due dipinti inediti di Alfonso, battuti il 26 gennaio 2025, che facevano parte di un’importante collezione curata da un amatore straniero di novantadue anni. Entrambe piccole tavolette di dimensioni molto contenute, sembrano essere state pensate dall’artista in pendant: il gioco dei due giovani amanti si declina, nella prima, all’arcolaio e, nella seconda, in piedi circondati da pregevole mobilio. Da una parte il cavaliere cerca di sedurre la dama che, intenta a cucire, si abbandona completamente al suo amore. Nell’altro il bacio è quasi consumato.
Gli oggetti che arredano l’interno settecentesco sono completamente di ambito locale: la ceramica e il calamaio di Angelo Minghetti sullo sfondo e la scrivania in legno tipicamente bolognese documentano l’aggiornamento di Savini per la fine decorazione d’interni delle zone circostanti.
Interessante anche il gioco delle firme, nel primo l’artista si autografa con l’iniziale minuscola del nome, nel secondo invece è maiuscola, questo potrebbe far pensare ad un coinvolgimento del figlio Alfredo che spesso aiutava il padre nel completamento delle lavorazioni.
Le tavolette erano state fotografate dall’artista e pubblicate da chi scrive nell’ultimo catalogo monografico, eppure entrambe presentano delle minime differenze rispetto agli scatti fotografici. Ciò chiarisce il metodo di lavoro dell’artista: le foto dei dipinti venivano utilizzate come modelli per opere successive immesse poi nel mercato internazionale. Una produzione “in serie” che fece conoscere lo stile di Alfonso in numerosissime abitazioni alto borghesi di metà secolo.
Per quanto riguarda la datazione, dopo un controllo dettagliato nei permessi di esportazione dell’Archivio dell’Accademia di Belle Arti – trascritti a fine catalogo – non si è rintracciato un documento che potesse indicare una notizia cronologica certa, ma l’opera è ascrivibile agli ultimi due decenni del XIX secolo.
In aggiunta, è stato rintracciato anche un piccolo capolavoro di Alfredo Savini, una Ragazza, che testimonia la sua bravura nella descrizione femminile. Il dipinto rappresenta il volto appena abbozzato d’una giovane che emerge da un fondo dalle tinte chiare. L’opera è passata da Finarte ed è stata acquisita recentemente dal Museo Ottocento Bologna in occasione della proroga: una grande opportunità di ricerca e valorizzazione a 360°.
Foto tratta da mobologna.it


