Editoriali

Sahara Marocchino. I messaggi del Re Mohammed VI e di Trump potrebbero aiutare Algeria di uscire dal suo auto-isolamento regionale, continentale e internazionale

È un'occasione che finalmente Algeri potrà liberarsi di un pesante fardello, e che non sarà più obbligata a sprecare miliardi di dollari nel mercenariato, intrattenendo una milizia armata avente legami con il terrorismo internazionale sul suo territorio nei campi di Tindouf, contro la legalità internazionale.

Il messaggio inviato dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump a Sua Maestà il Re Mohammed VI del Marocco in occasione del 26° anniversario della festa del Trono va ben oltre un semplice augurio diplomatico di cortesia. Si tratta di un potente atto politico, che trasmette importanti segnali strategici, in primo luogo, la sovranità del Marocco sul Sahara è inequivocabile nella visione geopolitica degli Stati Uniti. Nella stessa ricorrenza nazionale, Sua Maestà il Re Mohammed VI, rivolgendosi all’Algeria con un sincero invito a seppellire definitivamente una disputa che, per decenni, ha avvelenato le relazioni tra due popoli fratelli, ha ribadito con fermezza la sua posizione coerente, quella della mano tesa; del dialogo incondizionato e della volontà di allentare le tensioni. Questi due messaggi potrebbero aiutare Algeri di uscire dal “ghetto” diplomatico?
“Io tengo di riaffermare che gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale e sostengono la seria, credibile e realistica Proposta Marocchina di Autonomia come unica base per il regolamento giusto e duraturo di questa controversia”, ha scritto il Presidente americano al Re.
Il fatto che un Presidente degli Stati Uniti in carica, come Donald Trump, ribadisca il suo sostegno alla sovranità marocchina sul Sahara e al Piano Marocchino d’Autonomia come unica via credibile per una soluzione duratura al conflitto artificiale non è solo un promemoria della storica decisione assunta nel suo primo mandato il 10 dicembre 2020. È anche una dimostrazione di coerenza diplomatica che isola ulteriormente la narrazione separatista che l’Algeria sta disperatamente portando avanti da oltre 50 anni.
Sulla questione del Sahara Marocchino, la diplomazia internazionale rifiuta quindi ogni sterile propaganda che va contro corrente, e la lettera di Trump dimostra, ancora una volta, che qualsiasi soluzione disconnessa dalla sovranità marocchina porterebbe solo al perpetuarsi di un conflitto artificiale creato a tavolino, appunto, attorno al Sahara Marocchino per motivi egemonici nel periodo della guerra fredda dagli ex leader libico El Gheddafi e l’algerino Boumediene negli anni settanta.
L’Algeria che pretende di non avere “coinvolgimento diretto” nella questione, si ritrova sempre più esposta come principale sponsor di un progetto separatista senza futuro.
La propaganda algerina orchestrata dietro slogan vuoti come “autodeterminazione”, “popolo saharawi”, “referendum” o “indipendenza”, non trova più riscontro di fronte a una realtà geopolitica in rapida evoluzione anche se attrae ora solo regimi marginalizzati o politicamente opportunisti. Addirittura, non lo ha trovato nemmeno nella recente Dichiarazione congiunta firmata a Roma dallo stesso presidente algerino Abdelmjid Tebboune e dalla Primo ministro italiano Giorgia Meloni, malgrado “la diplomazia del gas” usata dal regime algerino per tentare di “acquistare” posizioni a favore del separatismo.
Trump testimonia anche una verità spesso ignorata ad Algeri: il Marocco non ha mai costruito la sua posizione diplomatica sulla sterile propaganda, ma sulla coerenza, sulla legalità, sulla legittimità storica e sulla forza di una proposta costruttiva.
Il Piano d’autonomia del Sahara sotto la sovranità marocchina si classifica sempre come l’unica soluzione possibile, non perché sia marocchina, ma perché è razionale, fattibile e sostenuta dalla maggioranza degli Stati influenti nel mondo (oltre 130 paesi membri dell’ONU) e da tre paesi membri permanenti nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU ovvero Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Gli USA svolgono il ruolo di “Portapenne” nella stesura delle risoluzioni ONU relative alla questione del Sahara. Mentre gli altri due membri permanenti, la Russia e la Cina non hanno posizioni ostili all’integrità territoriale del Marocco.
Le parole di Trump di oggi sono quindi molto più di una semplice prova di sostegno: sono una dichiarazione di fallimento del progetto algerino, un riconoscimento dell’isolamento per i suoi difensori e una equità per la diplomazia marocchina, che procede, sicura dei suoi principi e fiduciosa nella giustezza della sua Causa Nazionale.
Oggi come oggi sarebbe importante ricordare all’Algeria che una sua svolta sarebbe non solo conveniente e non avrebbe alcun interesse a isolarsi ulteriormente a livello regionale, continentale e internazionale. Dovrebbe cogliere urgentemente la mano tesa di Sua Maestà il Re Mohammed VI ribadita nel suo discorso al Trono il 29 luglio 2025 con la quale ha chiesto un dialogo sincero con l’Algeria, sostenendo una soluzione “senza vincitori, senza perdenti” alla disputa artificiale sul Sahara e dovrebbe considerare, inoltre, l’appello del Sovrano e la dinamica internazionale a sostegno della marochinità del Sahara come un’opportunità per uscire dall’impasse e spezzare la trappola auto-isolante nella quale si trova.
È un’occasione che finalmente Algeri potrà liberarsi di un pesante fardello, e che non sarà più obbligata a sprecare miliardi di dollari nel mercenariato, intrattenendo una milizia armata avente legami con il terrorismo internazionale sul suo territorio nei campi di Tindouf, contro la legalità internazionale.

Yassine Belkassem

Yassine Belkassem, marocchino italiano, già pubblicista con www.stranieriinitalia.it, e Almaghrebiya, attualmente collabora con NotizieGeoplotiche.nete Ajialpress.com testata marocchina. Per Mediterranews cura aggiornamenti dal Marocco e non solo

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