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Amsicora, il più antico abitante della Sardegna ha circa 8500 anni. Scoperta di valore eccezionale nella Marina di Arbus

Sardegna: rinvenuto uno scheletro di 8500. Fratello di Beniamino?Probabilmente è il primo abitante della Sardegna. Quasi 9mila anni sepolto sotto coltri di terra, sabbia e polveri per venire alla luce tra le mani di una equipe completamente made in Sardegna! Il probabile amico o fratello di Beniamino, si chiama Amsicora.

Si tratta di uno degli scheletri più antichi di tutto il bacino del Mediterraneo, Amsicora, così è stato ribatezzato  ”è il messaggero del passato che ci rivelerà la storia delle popolazioni più antiche della Sardegna”. Un valore scientifico immenso ma anche di notevole rilievo mondiale, ora bisognerà attendere i dovuti esami scientifici ma probabilmente Amsicora e Beniamino riscriveranno la storia di Sardegna e non solo! La professoressa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Cagliari, ha  raccontato all’Adnkronos che i resti di Amsicora sarebbero il ”più antico ritrovamento umano in Sardegna nel periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico”, precisamente il periodo che va tra i 10milia e gli 8500 anni fa.

E’ stata l’immensa sensibilità della Provincia del Medio Campidano ed una equipe formata dall’Università di Cagliari dalla Sapienza di Roma a rendere possibile gli scavi a Su Pistoccu, nella Marina di Arbus, ma anche e sopratutto la passione e la tenacia di Rita Melis e della collega Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università la Sapienza di Roma, che da più di 15 anni portano avanti una ricerca sul più antico popolamento della Sardegna, su autorizzazione del ministero dei Beni Culturali e con la collaborazione della Sopraintendenza dei Beni Archeologici di Cagliari.

Nella zona, come abbiamo ricordato nel nostro precedente post, nel 1985 era stato trovato Beniamino, purtroppo le tecniche di scavo e di conservazione di allora hanno deperito notevolmente lo scheletro di Beniamino, ma gli studi in località Pistoccu sono continuati e nel 2007 altri resti di circa 8400 anni sono venuti alla luce .

Quest’anno con l’autorizzazione del Ministero dei beni culturali e della Sovrintendenza di Cagliari e il contributo della Provincia del Medio Campidano le due scienziate, Melis e Mussi, hanno iniziato una campagna in primavera con gli allievi della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Cagliari e un’altra questa settimana, aiutate da Giorgio Orrù, del Gruppo Archeologico Neapolis. ”Da subito, dopo aver ritrovato le conchiglie di un corredo funerario abbiamo capito che c’era qualcosa di importante ha dichiarato all’ADNK la dottoressa Melis – e abbiamo indirizzato le ricerche in un punto ben preciso. E’ stata così messa alla luce la parte di uno scheletro”.

Non è ancora stato scoperto se Amsicora è stato sepolto nella grotta o se si trattava di un rito diverso, anche perchè la morte di Amsicora è avvenuta in una parte della preistoria veramente antica!Quel che è fondamentale è che le due ricercatrici hanno scoperto qualcosa di insolito e poco noto, ed ora grazie alla loro opera sarà possibile ricostruire la storia della Sardegna e del Mediterraneo durante l’Olocene antico.

La ricerca continuerà e si potranno scoprire nuovi importanti misteri della storia, anche se, ha sottolineato la prof. Melis lo studio multidisciplinare sarà esoso ma verrà compiuto “al fine di acquisire ulteriori informazioni sia sul contesto paleoambiantale che sui rapporti diretti e indiretti con le popolazioni coeve del territorio europeo. Ad esempio l’analisi degli isotopi stabili delle ossa, peraltro molto costose, così come la ricerca del paleo Dna, permetteranno di sapere cosa mangiavano, da dove venivano e come si spostavano”.


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"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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Comments

  • Carlo 10 ottobre 2011 at 9:26 AM

    Complimenti alle Prof.sse Melis e Mussi per l’importante scoperta archeologica, ma complimenti sopratutto agli Allievi della scuola di specializzazione in beni archeologici dell’Univ. di Cagliari a cui và il merito del lavoro continuo e faticosissimo per la scoperta di questi preziosi reperti che contribuiranno a comprendere meglio la vita degli antichi abitanti della sardegna.

    Reply
  • juanneddu 10 ottobre 2011 at 9:55 PM

    Sicuramente Hampsicora non è il più antico in assoluto, ma come ha ben detto la profssa Melis, è il più antico di quel periodo di transizione tra il mesolitoco eil neolitico. Comunque sia non è importante che sia il più antico quanto i risultati che si possono ottenere dallo studio di resti così ben conservati dopo 10.000. Grandi personaggi, donne e uomini, e gente semplice vissuti pochi secoli fa, simili a noi sono materialmente scomparsi. Forse un giorno valenti archeologhe ritroveranno anche loro

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  • Le Pleiadi fra tradizione e letteratura | Mediterranews 13 ottobre 2011 at 9:35 PM

    […] antiche erano chiamate galline o galli; i Vichinghi le chiamavano le galline di Freya. Durante l‘età del bronzo i popoli europei come i Celti (e probabilmente anche popoli precedenti) associavano le Pleiadi […]

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  • Detlev Müller 30 ottobre 2011 at 12:06 AM

    Questa si che e´una bella notizia, sono molto contento e curioso di sentire ulteriori novita`sul caso. Sono il presidente di una associazione di guide turistiche nel nordovest della Sardegna.
    Auguri e buon proseguimento.

    Detlev

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  • Alessandro Spanu 5 dicembre 2011 at 6:19 PM

    Complimenti per la scoperta. Tuttavia, per dovere di cronaca, è giusto ricordare che i resti umani ritrovati a Grotta Corbeddu, nella Valle di Lanaitto, risalirebbero ad un periodo ben più remoto. Dal sito Sardegna Cultura:
    “Gli scavi archeologici hanno consentito il recupero di reperti di notevole importanza per la ricostruzione della storia sarda: è infatti da questo sito che provengono le prime attestazioni archeologiche che testimoniano la presenza umana in Sardegna nel Paleolitico superiore, assieme ad altri reperti forse inquadrabili nel Mesolitico e ad attestazioni relative al Neolitico antico.
    I reperti inquadrabili nel Paleolitico superiore sono un osso temporale ed uno mascellare umani, entrambi giacenti nel medesimo livello ed appartenenti ad uno stesso individuo, rinvenuti nella seconda sala. Sono databili, attraverso le analisi al radiocarbonio, a 13.500 anni dal presente (con un margine di errore di 140 anni).
    Sempre nella seconda sala della grotta è stato recuperato più recentemente un altro singolare resto fossile umano, consistente nella porzione prossimale della prima falange di una mano, datata circa 20.000 anni dal presente. “

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