RACMI sulle esternazioni ufficiali dell’associazione “Jaima Sahrawi” e dei suoi operatori
Noi di Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI), ribadiamo, innanzitutto, che il Sahara è marocchino e rimane sempre marocchino, poi teniamo a sottolineare che tacciarci su azioni propagandistiche è assolutamente scorretto. La nostra precedente comunicazione è da considerarsi proprio un atto antipropagandistico e di tutela verso la strumentalizzazione dei minori al fine di raccogliere i consensi per una questione non umanitaria.
Siamo a conoscenza che in Italia arrivano bambini di 8 – 10 anni, provenienti dai campi algerini di Tindouf, con i pretesti di alleviare le sofferenze e di permettere loro di godere della loro infanzia, ma, purtroppo, solo per poche settimane.
Ovviamente è apprezzabile l’azione umanitaria a favore dei più piccoli ma è doveroso da parte nostra portare l’attenzione sul loro sfruttamento e sulla strumentalizzazione per le necessità propagandistiche dei separatisti del Polisario.
Com’è usuale, il Polisario, non perde mai occasione per servirsi delle popolazioni dei campi – qualunque sia la loro età e la loro fragilità – per utilizzarli a scopi politici e militari e soprattutto per sfruttarne le loro sofferenze e il dramma che vivono per ottenere più aiuti umanitari ed accedere ad ingenti fondi economici.
Riteniamo piuttosto strana l’intromissione da parte dell’associazione Jaima, i cui i suoi operatori, forse non hanno ben compreso i contenuti esplicitati dal comunicato di protesta e di richiesta legittima di chiarimento di RACMI e di altre undici Unioni di Organizzazioni, Federazioni e Associazioni sulla negazioni dei diritti dell’Infanzia nei campi di Tindouf, che le Istituzioni e l’opinione pubblica italiane mostrano interesse a conoscere.
Non ci stupisce tale intrusione perché in passato abbiamo difeso nostro paese, combattendo con grande successo sia i militari algerini che i mercenari, e oggi affrontiamo pacificamente e con argomentazioni documentate chi tenta di screditare la nostra terra e la nostra Causa Nazionale.
Il rapporto depositato all’Olaf (Ufficio europeo per la Lotta Antifrode) sull’imbroglio del numero della popolazione dei campi mai censita, e il dirottamento da parte dell’Algeria e Polisario, degli aiuti umanitari destinati alla stessa popolazione, conferma in modo palese e non demagogico tutto ciò che abbiamo detto.
Tali speculazioni sono assolutamente agevolate dalla mancanza di un censimento della popolazione che impedisce di avere dati certi e non di fantasia sulle persone. E proprio su questo punto che Jaima dovrebbe avere il coraggio di chiedere almeno un censimento richiesto da tutto il mondo.
Da nostra parte, nessun membro di RACMI osa contestare l’importanza dell’aiuto umanitario ai minori, ma ne contesta la strumentalizzazione. Ci sembrerebbe, piuttosto, che la vostra risposta – forse – è dovuta alla vostra urgenza di intraprendere un atto di discolpa verso l’utilizzo politico dei bambini stranieri meno tutelati in Italia.
Di fatto, proprio tali necessità progettuali, sono una dimostrazione che le condizioni in cui essi sono costretti a vivere sono assolutamente inadeguate e purtroppo per loro hanno poco a che vedere solo con un clima caldo-freddo ostile, ma con la violazione dei diritti fondamentali dell’Infanzia. Diritto ad essere censiti ed a esistere come individui innanzitutto, poi diritto di istruzione, di circolazione, di scelta, di crescita armonica, di cittadinanza.
L’associazione Jaima stessa utilizza le seguenti parole riferendosi ai piccoli affermando che essi vivono in una “difficile condizione di emergenza umanitaria e di incertezza nel futuro”, confermando la costrizione in tale situazione per questioni politiche e ideologiche da parte dell’Algeria e il Fronte Polisario.
Da un altro lato, i loro coetanei bambini a Laayoune, Dakhla, Boujdour, Smara, e in altri città e tribù del Sahara marocchino vivono la prosperità, la tranquillità e la sicurezza.
Informiamo Jaima e il mondo che è stato record in tutto il Marocco il tasso della partecipazione delle province saharawi alle elezioni regionali comunali, del 04 settembre 2015, con un ben 79,51% a Aousserd, e 79% a Assa-Zag.
Ci pare, infatti, che il comunicato di Jaima si concentri poco sul benessere di tali minori e sui loro diritti e tenti di difendere ancora una volta una posizione politica e separatista.
Vorremmo poi rispondere che le notizie dai campi di Tindouf vengono riportate da chi riesce a fuggire da quell’inferno algerino, perché Algeria non acconsente l’accesso alle associazioni indipendenti di tutela dei diritti o a chi sostiene la legalità e la legittimità marocchina del Sahara.
La storia italiana, visto che è stata citata, quella locale, da parte da Jaima è rappresentata dalla lotta per l’Unità di un Paese e non per il Separatismo.
Rispetto al confronto democratico, nessuno di RACMI si è mai sottratto a poter interloquire rispetto alla verità storica locale e alla tragedia della popolazione dei campi di Tindouf.
La tematica della negazione sistematica di tutti i diritti dell’Infanzia nei campi è stata ufficialmente sottoposta attraverso istanze internazionali nelle apposite sedi istituzionali, resa pubblica come atto di denuncia e di preoccupazione in tutti i Forum Sociali Mondiali ed in tutte le sedi appropriate di Tutela dei Diritti Umani, e continueremo a farla dovunque ci sia democrazia.
Siamo molto dispiaciuti, al contrario, che la regione Emilia Romagna ha sempre rifiutato le nostre richieste di dialogo e confronto.
Teniamo a ribadire ancora una volta che siamo aperti al dialogo, e cogliamo l’occasione per invitare con sincera accoglienza, l’associazione Jaima e i suoi operatori, a visitare il Sud del Marocco, con la libertà di vedere e sperimentare in prima persona la situazione in tutte le sue realtà. A condizione, come fa ogni democratico credibile e rispettabile, di raccontare al ritorno esclusivamente cosa abbia realmente visto.
05 settembre 2015
Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI)
