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Uva, frutto d’autunno e le sue leggende

L’uva, frutto d’autunno ha molteplici leggende. Secondo la mitologia greca, la vite sarebbe nata dal corpo di Ampelos, il giovane amato da Dioniso.

L’uva e le sue leggende

La leggenda racconta, che in un tempo lontano, la vite non producesse frutti. Era una pianta vigorosa, con rami lunghi e nodosi. Le sue grandi foglie però facevano ombra alle colture e così, un contadino decise di potarla con decisione. In breve, la vite si ritrovò privata della sua bellezza ed iniziò a piangere. Il suo sconsolato pianto attirò un usignolo che, pietosamente, ascoltò la triste storia. L’uccellino pensò che avrebbe potuto aiutare la pianta con la sua voce soave. Così, ogni sera, si posava sulla vite e trascorreva le ore intonando celestiali melodie. La terra e tutti gli animali ascoltavano rapiti l’usignolo.

All’arrivo della primavera, i primi raggi di sole si posarono sulle vite donandole nuova linfa vitale. Dopo qualche giorno, sui pampini si formarono delle piccole perle colorate. Le lacrime della pianta si erano trasformate in deliziosi acini. Da allora in poi, le viti, durante la bella stagione, si riempiono di grappoli colorati.

Invece, secondo la mitologia greca, la vite nasce dal corpo di Ampelo. Nato da una ninfa e da un satiro, Ampelo era un ragazzo piuttosto avvenente del quale si innamorò Dioniso.

Il dio, dopo un sogno premonitore, aveva supplicato Ampleo di essere prudente e di non mettere in pericolo la sua vita. Il ragazzo però, incautamente monta in groppa ad un toro. L’animale si ribella e dopo averlo fatto cadere lo incorna portandolo alla morte.

Quando Dioniso accorre, Ampelo è già morto ed il suo sangue sta bagnando la terra. Lo sconforto del dio è tale che le  Moire decisero di trasformare lo sfortunato ragazzo in una vite. Ben presto, dalla vite spuntarono le foglie e poi dei grandi grappoli. Dioniso fu il primo a coglierli e a schiacciare fra le sue dita gli acini. Assaggiò poi il loro dolce succo. Il sangue di Ampleo si era trasformato in nettare ed era nato il vino.

Uva a tavola, come servirla

Per mangiare l’uva seguendo le regole del galateo bisogna tenere il grappolo fermo con la sinistra. Con la mano destra si prendo gli acini e si portano alla bocca. I semini andranno messi nel palmo della mano, con un gesto sobrio, e poi posati sul piattino da frutta.

Gli acini si possono usare per realizzare dolci, confetture e sorbetti ma sono indicati anche per condire riso e pasta.

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