Santi Cosma e Damiano, la leggenda dei gemelli anargiri
Cosma e Damiano erano medici e santi. La loro festa, in diverse parti di Italia, ricorre il 26 settembre.
Cosma e Damiano, medici e santi
La loro biografia è piuttosto incerta. Nascono in Arabia, appresero l’arte medica in Siria. Sono noti come anargiri perché prestavano la loro opera gratuitamente.
La denuncia dei due fratelli all’imperatore Diocleziano venne fatta sia a causa della loro fede sia per la loro abitudine a non ricevere compensi. Per questo entrambi subiscono martiri terribili ma riescono a sopravvivere fino a che non vengono decapitati. Infatti i santi sono decapiti a Cirro nel 300.
Il culto dedicato ai fratelli medici si impone, soprattutto fra gli ammalati e nel mondo greco. Secondo un’antica tradizione, Costantino si recò sulla tomba degli anargiri per chiedere di guarire da una brutta malattia. Il desiderio dell’imperatore si esaudì subito e per ricompensa egli decise di far costruire un luogo di culto a loro dedicato.
In Italia, la devozione è viva in moltissime regioni del Sud. Difatti entrambi sono i santi patroni di Riace, in Calabria. Qui, si svolgono due feste, una a maggio ed una a settembre.
La ricorrenza di maggio è detta anche “del braccio” caratterizzata dalla processione delle spoglie sacre. A Riace si custodiscono alcune reliquie dei santi, arrivate nel 1669.
I santi taumaturghi sono patroni anche di Alberobello, in Puglia dove le celebrazioni durano ben quattro giorni.
I santi Cosma e Damiano sono protettori dei medici, dei chirurghi e dei farmacisti.
Il miracolo della gamba nera
I due santi sono protagonisti, secondo la leggenda, del primo trapianto di arto.
La storia è riportata da Jacopo da Varazze nella “Legenda aurea”.
Si racconta che Giustiniano, il sacrestano della basilica di Roma dedicata a Cosma e Damiano, fosse gravemente malato. Infatti aveva una gamba in gangrena e soffriva moltissimo.
Un giorno, in preda allo sconforto e al dolore invocò i santi medici. Poco dopo si addormentò e vide in sogno i due gemelli che tenevano in mano degli strumenti medici. Quando il sacrestano riaprì gli occhi stava bene ed il dolore era scomparso. Immediatamente, si guardò la gamba malata e la vide di colore scuro. Durante il sonno, Cosma e Damiano avevano amputato l’arto in gangrena, sostituendolo con quello di un etiope sepolto presso il cimitero di san Pietro in Vincoli.

