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ALGERIA: LA GIUNTA MILITARE IN GUAI PER LO SCIOPERO DELLA FAME DI OLTRE 40 DETENUTI POLITICI

Secondo l’avvocato algerino Abdelghani Badi, più di quaranta detenuti politici sono in sciopero della fame da diversi giorni in Algeria.
In un post sulla sua pagina facebook, Abdelghani Badi ha evidenziato che questi detenuti “ingiustamente imprigionati per le loro opinioni”, “stanno osservando uno sciopero della fame aperto nella prigione di El-Harrach ad Algeri, per protestare contro i processi e le false accuse di cui sono vittime” mentre altri, tra i detenuti, si stanno ribellando, attraverso il loro movimento di sciopero, contro il prolungamento abusivo della loro detenzione provvisoria.
Badi ha sottolineato che numerosi detenuti tra gli scioperanti hanno intrapreso questa azione, in coincidenza con il 64° anniversario dello sciopero degli Otto Giorni, del 1957, per protestare contro l’articolo 87 bis in base al quale sono accusati di “terrorismo”. “Essi respingono i capi d’accusa rivolti contro di loro sulla base di questo articolo del codice penale che li accusano di terrorismo”, ha affermato ancora l’avvocato. In questo articolo, viene perseguito, tra l’altro, per atto terroristico “chiunque operi o inciti attraverso qualunque mezzo, ad accedere al potere o a cambiare il sistema di governance con mezzi non costituzionali”.
I detenuti, secondo l’avvocato, “respingono formalmente e fondamentalmente i titoli contenuti nell’articolo di cui sono vittime (…) rifiutano la qualifica e non si considerano terroristi, ma semplici cittadini che hanno espresso pubblicamente la loro opinione”.
Molti, tra gli avvocati in particolare e i difensori dei diritti umani, hanno rilevato il carattere ambiguo di questo testo, considerando che ha come effetto quello di aggravare il carattere impreciso della definizione dell’atto terroristico così come definito all’articolo 87 bis del Codice penale.
In tal senso, degli esperti e dei Relatori Speciali dell’ONU hanno accusato il regime algerino di “strumentalizzare politicamente il terrorismo” per reprimere le libertà pubbliche.
Infatti, in una comunicazione indirizzata all’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, questi esperti e rappresentanti delle agenzie ONU hanno ribadito la loro preoccupazione per la definizione di atti terroristici adottata da questo articolo che, includendo nella categoria atti terroristici un’ampia varietà di infrazioni, contrasta il principio della sicurezza giudiziaria, quindi questo testo mina i diritti di riunione pacifica e la libertà di espressione, e impone sanzioni sproporzionate su atti che non dovrebbero essere disciplinati dalla legislazione antiterrorismo.
Se un collettivo di organizzazioni e difensori dei diritti umani in Algeria ha lanciato un appello alle autorità algerine affinché pongano fine alla nuova ondata di repressione e restrizioni dei diritti e delle libertà nel Paese rafforzata dall’iniquo articolo 87 bis del codice penale che vuole terrorizzare Hirak, i Relatori speciali delle Nazioni Unite temono il peggio per la sorte dei difensori dei diritti umani e degli attivisti pacifici dell’opposizione algerina.
Dall’inizio di Hirak (movimento di protesta popolare ndr) nel 2019, migliaia di persone sono state arrestate, altre poste sotto mandato d’arresto. Alcuni hanno aspettato diversi mesi prima di avere diritto a un processo.
Oggi, oltre mille persone sono in carcer – secondo l’ex diplomatico algerino Mohamed Larbi Zitout rifugiato a Londra – per aver partecipato all’Hirak che chiede “uno Stato civile non militare” e non meno di 600 persone sono accusate di “minare la sicurezza dello Stato”, “minare l’integrità del territorio”, “azioni eversive suscettibili di creare un clima di terrore o di azioni suscettibili di seminare odio o addirittura divisione”, sono in carceri in Algeria. La maggior parte di questi detenuti è perseguita per aver espresso un’opinione, in particolare attraverso pubblicazioni sui social network.

Yassine Belkassem

Yassine Belkassem, marocchino italiano, già pubblicista con www.stranieriinitalia.it, e Almaghrebiya, attualmente collabora con NotizieGeoplotiche.nete Ajialpress.com testata marocchina. Per Mediterranews cura aggiornamenti dal Marocco e non solo

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