“Cade la neve” lirica della poetessa Ada Negri

“Cade la neve” di Ada Negri. La lirica descrive la meraviglia di una nevicata che regala al mondo indifferente serenità e pace.
“Cade la neve” di Ada Negri
La lirica descrive una nevicata. La neve volteggia in cielo e cade silenziosa e leggera sulle strade e sui campi.
I fiocchi danzano scherzosamente in cielo e poi, stancamente, si posano sulla terra. I batuffoli di neve, che hanno forme varie, riposano nei giardini, sui tetti, sui caminetti. Tutto intorno c’è silenzio e pace ed il mondo, che dimentica tutto, tace è indifferente. Nella lirica, la neve diventa il simbolo dell’esistenza umana.
Invece, il mondo è disinteressato e non si stupisce neanche davanti alla magia di un paesaggio innevato.
Al termine di ogni strofa è presente una parola che indica l’immobilità come, per esempio, cade e dorme. Tutti questi termini sono un chiaro richiamo alla serenità portata dalla neve ma anche al ciclo della vita.
Ada Negri, prima donna Accademica d’Italia
Ada Negri è nata a Lodi nel 1870 da una famiglia umile. Con enorme forza di volontà riesce a studiare a diventare maestra. Muore a Milano nel 1945.
La poetessa, anche per volontà di Benito Mussolini, nel 1926 è candidata per il premio Nobel. Il riconoscimento però andrà a Grazia Deledda che lo ritirerà nel 1927. Pochi anni dopo, nel 1931, è insignita con il premio Mussolini per la carriera.
La scrittrice è la prima donna a ricevere il titolo di Accademica d’Italia nel 1940. L’Accademia è fondata nel 1926 con l’obiettivo, da parte del fascismo, di controllare la produzione culturale. Al suo interno converge, fino al 1944, l’Accademia dei Lincei che è ricostituita nel 1944.
Fra i presidenti dell’Accademia d’Italia si ricordano Gabriele D’Annunzio e Guglielmo Marconi. L’ente chiude alla fine della seconda guerra mondiale, in concomitanza con la nascita della Repubblica italiana.
I rapporti fra Ada Negri e Mussolini risalgono al periodo precedente al ventennio. Il loro primo incontro risale al momento in cui entrambi frequentavano il partito socialista. Successivamente, la scrittrice lavorò al Corriere della Sera diretto dal giornalista Ugo Ojetti, firmatario del Manifesta degli intellettuali fascisti.
La poetessa, che non aderì mai effettivamente al fascismo, è stato a lungo lasciata nell’oblio, proprio per la presunta adesione al movimento.


