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Filicudi: un’isola da scoprire, tra passato e presente

Tra un antico passato di eruzioni e occupazioni millenarie e un presente di turismo, Filicudi è un’isola che offre sorprese nonostante le piccole dimensioni e la scarsa occupazione.

Solo la “sorella” Alicudi si spinge più a ovest, tra le isole dell’arcipelago delle Eolie. Parte anch’essa del comune di Lipari, Filicudi presenta un territorio molto verticale, che però a lungo ha fatto la fortuna dei suoi abitanti, e che ancora oggi regala soddisfazioni a loro e ai turisti che la visitano.

Più clemente di Alicudi a livello orografico, rappresenta un luogo da scoprire.

Come si arriva a Filicudi?

Le possibilità di viaggio sono le stesse che valgono per Alicudi e le altre Eolie. La Siremar offre sia traghetti che aliscafi. Per quanto riguarda i traghetti, i punti di partenza sono Napoli o Milazzo (in Sicilia, sulla costa nord in provincia di Messina), da cui iniziare una serie di scali tra le varie isole sino ad arrivare a Filicudi (penultimo porto di sosta, prima di Alicudi). Da Napoli il viaggio per Filicudi può durare 12 ore, da Milazzo 4 ore.

L’alternativa è prendere l’aliscafo dal porto di Palermo, che invece arriva direttamente al porto di Filicudi dopo circa tre ore di viaggio.

La storia di Filicudi

Come tutte le isole Eolie, anche Filicudi ha un’esplosiva storia vulcanica alle sue spalle, che la ha portata ad emergere dal fondale marino più di un milione di anni fa: si tratta quindi della più antica isola dell’arcipelago. L’età è anche sottolineata dall’assenza di resoconti di eruzioni storiche, nonché dalla mancanza di manifestazioni idrotermali o fumaroliche.

L’isola, che si estende per 9.5 chilometri quadrati e vede nel Monte Fossa delle Felci (774 metri sul livello del mare) la sua vetta più alta, è parte di un esteso complesso vulcanico, in cui sono compresi anche lo scoglio della Canna e la secca di Filicudi.

Insediamenti antichi: i villaggi dell’età del Bronzo

Come quasi tutte le isole Eolie, Filicudi presenta un sito di scavi archeologici, in cui sono tornati alla luce i resti delle antiche capanne dei villaggi dell’età del Bronzo di Capo Graziano e Filo Braccio.

Il villaggio di Filo Braccio, forse nato già nel III millennio a.C., si estendeva per il pianoro del Porto, sulla costa che si affaccia a sud/sud-ovest. È tornato alla luce nel 1959 in seguito agli scavi effettuati da Bernabò Brea, e poi ripresi nel 2009: parte di questo antico villaggio è stata erosa dal mare.

Per difendersi dagli attacchi nemici, verso il 1700 a.C., il villaggio si spostò sui ripidi rilievi di Capo Graziano, dove tra il 1952 e il 1969 sono emersi i resti di venti capanne a base circolare. La vita di questa popolazione si interruppe intorno al 1400 a.C., quando probabilmente avvenne una violenta distruzione.

Cosa fare a Filicudi?

Oggi Filicudi, che per millenni fu largamente coltivata, sfruttando le fertili terre di origine vulcanica, è un’isola che vive di turismo. Gli abitanti sono solo 200, e gli insediamenti sono concentrati nella metà più stretta e pianeggiante dell’isola, tra Capo Graziano e le pendici dell’area centrale e più elevata. Pochi gli insediamenti a nord-ovest. Si può trovare alloggio nelle numerose case vacanze e nei vari hotel.

A Filicudi ci si può dedicare alle escursioni per i rilievi più elevati, fino ai 774 metri di Monte Fossa della Felci: tanti i sentieri per chi gradisce la pratica del trekking. L’isola è poi circondata da tante spiagge e calette, poco spaziose ma accoglienti per chi voglia godersi in pace lo splendido mare Mediterraneo. Una delle attrazioni sulla costa è poi la Grotta del Bue Marino, dove un tempo le foche monache solevano ripararsi e sostare.

filicudi bue marino
Grotta del Bue Marino, Filicudi

L’isola è anche meta di appassionati di immersioni subacquee, che intorno alla costa potranno osservare da vicino diversi relitti di varie epoche e il tipico ecosistema mediterraneo.

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