Maturità 2023 Montale Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale
Eugenio Montale dedica questa poesia alla defunta moglie, la scrittrice Drusilla Tanzi, morta dopo un anno di matrimonio. Soprannominata «Mosca» a causa della sua miopia molto acuta che la costringeva a indossare occhiali dalle lenti molto spesse. In un affettuoso e nostalgico colloquio con Drusilla, qui Montale ricorda la vita trascorsa insieme a lei dal punto di vista di «chi resta», per usare le sue stesse parole usate ne La casa dei doganieri.
Sono tante le situazioni quotidiane in cui io ti ho avuto accanto a me
e ora che non ci sei più io percepisco un vuoto ad ogni gesto quotidiano.
Nonostante le tante esperienze vissute insieme, la nostra vita in comune mi appare troppo breve
Il mio viaggio dura tuttora e non mi occorrono più
le coincidenze, le prenotazioni e le delusioni
di chi crede che solo ciò che si vede sia il vero.
Ho affrontato innumerevoli situazioni accanto a te,
non tanto perché insieme eravamo più forti.
Le ho affrontate con te perché sapevo che tra noi due
l’unica persona che aveva la giusta visuale della vita
sebbene tu fossi molto miope, eri tu.
La poesia di Eugenio Montale si compone di due strofe, una di sette versi e l’altra di cinque, per un totale di dodici. I versi sono liberi e piani.
L’attacco della poesia è affidato ad una iperbole, almeno un milione di scale, che intende sottolineare da una parte l’abitudinarietà del gesto di scendere le scale insieme, e dall’altro il ricordo nostalgico della vita coniugale. La vita del poeta prosegue nel dolore della perdita, ma gli ha fatto anche ,comprendere la futilità delle incombenze e delle urgenze della vita quotidiana, alle quali non attribuisce più importanza, a differenza di tutti coloro che credono che la realtà sia solamente quella visibile.
Al contrario Drusilla ben sapeva che la realtà non è “quella che si vede” «sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue» (vv. 10-12). Sono questi versi a rivelare il vero ruolo di Mosca che, pur essendo quasi cieca, era ugualmente guida del poeta nella sua esistenza: se Montale aiutava la moglie a scendere le scale, Drusilla aiutò il marito a scorgere il senso profondo delle cose, rendendolo al di sopra delle trappole e degli scorni di chi ne è invece superficialmente e tristemente inconsapevole.
Anafora: in Ho sceso le scale
Anafora: Ho sceso…Ho sceso…), ai versi 1 e 8. Metafora: Il nostro lungo viaggio, il viaggio è una metafora molto comune per indicare la vita.Iperbole: un milione di scale. La figura retorica dell’anafora crea un particolare effetto semantico e ritmico mettendo in rilievo un concetto o un’immagine. E’ usata dal Montale per ribadire dei concetti infatti in poetica si usa perché serve per sottolineare un elemento, un concetto, un’immagine, rendendoli più vigorosi.
Satura: la raccolta
Appartiene alla raccolta Satura, pubblicata nel 1971 (precisamente alla seconda serie di liriche, Xenia) ed è una delle poesie più belle di tutto il Montale in memoria della moglie Drusilla Tanzi. Il tema è quello della morte, o meglio della vita osservata nell’ottica di chi adesso non c’è più, ma che già in vita vedeva meglio.