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“Abbiamo un problema”: La stagione dei rinnovi contrattuali parte male

 Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice Appalti per i lavori, le forniture e i servizi pubblici per dare seguito alla ben auspicata semplificazione dei contratti. Rimane fortemente penalizzato il settore dei servizi, a cui non è riconosciuta la revisione prezzi per i contratti in essere e di fatto anche per quelli a venire, visto l’introduzione di un sistema con franchigia che mal si adatta al settore dei servizi. Per i servizi di ristorazione collettiva, che da tempo denunciano il mancato riconoscimento dell’aumento dei costi sostenuti, si profila una crisi strutturale, che sta già producendo la non partecipazione a gare che interessano il servizio delle mense in scuole e ospedali.

Per Danilo Broggi, Consulente strategico, già presidente Confapi e Ceo Consip: “La stagione dei rinnovi contrattuali è partita male: irrisolti diversi nodi del nuovo codice degli appalti, materie prime in aumento e costi della logistica fuori controllo”. La cosiddetta “franchigia” o soglia (art. 60) solo sopra la quale può essere riconosciuta la revisione prezzi – fissata al 5% – rende di fatto inapplicabile tale meccanismo.  Il risultato (il mancato riconoscimento effettivo della revisione prezzi) molto probabilmente lo pagheranno i lavoratori che verranno lasciati a casa e le aziende che faranno fatica a stare sul mercato e/o la qualità stessa dei servizi che il mondo in particolare del Facility Management ha assicurato in questi anni.

Negli ultimi anni sono avvenuti “eventi imprevedibili” (Covid, Guerra Ucraina-Russia e altro) che hanno causato un rialzo dei prezzi dell’energia e della logistica in generale e quindi dei semilavorati e prodotti finiti che hanno inequivocabilmente impattato negativamente sul costo dei servizi e dei prodotti.

Ma quanto costeranno sul bilancio pubblico in futuro questi “nuovi” costi?  “E’ necessaria una valutazione degli impatti con un approccio olistico che tenga conto di un orizzonte più ampio sia temporale sia inerente le ricadute dirette e indirette che le “naturali” conseguenze di un approccio penalizzante per le imprese del settore porterebbe.  Da un lato dobbiamo mettere sotto controllo la spesa pubblica, dall’altro dobbiamo poter aumentare il PIL cioè il fatturato complessivo del sistema Italia e tutelare (per quanto e come possibile) il benessere e la salute dei cittadini. Abbiamo più di un problema”, ha commentato Broggi.

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