Elezioni presidenziali in Algeria. Vincerà Tebboune candidato dei militari

Venerdì 7 settembre 2024 gli algerini sono invitati a votare alle elezioni presidenziali.
Se la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 adottata dal mondo, abbia stabilito che la volontà del popolo è la base di governo, attraverso elezioni eque, trasparenti su un piano di parità tra gli elettori ed i candidati. Nel caso algerino ci sono osservazioni e commenti internazionali scettici e allarmanti sul paese che pretende di essere paese di “un Milione di Martiri” dopo la minata decisione di organizzare le elezioni con due mesi di anticipo.
Tutto ciò che circonda il candidato (libero) del partito segreto (militare), Abdelmadjid Tebboune, non ha né la vocazione dei diritti umani né dei progetti di sviluppo né della democrazia. Il candidato dei militari ha scelto due slogan principali per la sua propaganda elettorale: Il primo: afferma che la sua stessa vittoria eliminerà i nemici inevitabili in Algeria.
Il secondo: chiedere una partecipazione significativa al voto, perché sarà un messaggio forte in primo luogo ai nemici all’estero.
Con questo discorso, il presidente Tebboune ha ribaltato tutti i concetti di scienza politica legati alle elezioni in generale e alle elezioni presidenziali in particolare, dall’essere un meccanismo e un processo interno per garantire la partecipazione alla vita politica dei cittadini in modo da garantire la loro partecipazione nel processo decisionale nelle sue molteplici dimensioni che riguardano il loro paese. Lo ha trasformato in una mera guerra di parole con un presunto nemico che terrorizza i cittadini.
Questo è un piano militare, non un programma elettorale.
Pertanto, sebbene il pluralismo partitico in Algeria sia iniziato alla fine degli anni ‘80 dopo la modifica costituzionale e dopo circa trent’anni di esperienza del partito unico, il Fronte di Liberazione Nazionale, l’attuale assetto amministrativo e burocratico organizzativamente approvato tendeva a soffocare il testo costituzionale e svuotarlo del suo contenuto, e così solo due candidati hanno potuto di presentarsi guarda caso (Le condizioni per candidarsi alle elezioni presidenziali erano soddisfatte solo ad Abdelali Hosni Charif per il Movimento della Società per la Pace (MSP) e Youssef Bouachich per il Fronte delle Forze Socialiste (FFS) su sedici leader di partiti politici che avevano annunciato di voler candidarsi.
Hanno avviato le procedure richieste e gli ostacoli imposti, constatando che il numero degli organismi politici riconosciuti in Algeria supera i trenta partiti.
Questi partiti, per i quali Tebboune aveva preparato diversi mesi fa un nuovo progetto di legge – lo spauracchio – sul quale tutte le organizzazioni politiche hanno concordato che si trattava di un chiaro tentativo da parte del capo dello Stato e del suo sponsor, l’istituzione militare, di controllare gli strumenti di azione politica e ora baratta con loro introducendo alcuni emendamenti in cambio di alleanze solidali.
Per attuare questo preciso piano di guerra nell’arena elettorale nello spazio algerino, che già ribolle e in cui la scintilla dell’Hirak ovvero movimento di protesta non si è ancora spenta, Tebboune non ha trovato altro che il ministro dell’interno, Brahim Mourad a dirigere la sua campagna elettorale come cavaliere migliore per svolgere questo compito, visto che che conosce i segreti, le città, i villaggi, le liste dei votanti…, ed invece di distribuire volantini elettorali per strada, il ministro invierà invito anche agli elettori esitanti.
Sebbene nei sistemi presidenziali sia consuetudine che il presidente uscente lasci il suo posto ad un organo per occuparsi degli affari del paese e della sua popolazione, Tebboune ne ha scelto la spina dorsale per condurre la sua campagna elettorale nella veste di presidente.
Tutta questa cautela e tutta questa mobilitazione generale portata avanti da questa alleanza Tebboune e il generale Chengriha, il cui obiettivo principale è garantire un tasso di partecipazione “onorevole” che salvi la faccia di Tebboune, che parla molto, e ogni volta che parla non si rende conto di quello che dice. (Il 25 agosto 2024 ha detto: “oggi, Algeria è la terza economia mondiale”)!
Tebboune non vuole meno del 58%, che è la percentuale con cui ha “vinto” le elezioni del primo mandato del dicembre 2019, tasso diviso ovviamente su 3% dei votanti nelle stesse elezioni.
Per quanto riguarda gli altri due candidati, insieme ai cittadini sia quelli che boicotteranno queste elezioni sia quelli che voteranno, oltre agli osservatori internazionali, aspettano con ansia di sapere chi vincerà, ma al secondo posto: Youssef o Abdelali? Quanto al primo posto, è già riservato all’alleanza Tebboune-Chengriha.



