Un nuovo scandalo del presidente algerino a Roma. L’Italia ignora la sua insistenza sull'”autodeterminazione” del presunto “popolo saharawi”
Italia aveva già "accolti con favore gli sforzi seri e credibili condotti dal Marocco" per risolvere la questione del Sahara. Nel luglio 2023, il ministro Antonio Tajani aveva ribadito "il suo sostegno agli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite per proseguire il processo politico volto a raggiungere una soluzione politica giusta, realistica, pragmatica, duratura e reciprocamente accettabile alla questione del Sahara, basata sul compromesso in conformità con la Risoluzione 2654", adottata alla fine di ottobre 2022.

Nonostante i numerosi appalti assegnati a società italiane, in particolare nei settori degli idrocarburi e dell’agricoltura, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune non è riuscito a convincere il Primo Ministro Georgia Meloni a sostenere le sue posizioni, in particolare “il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione”, slogan caro al regime militare algerino.
Mercoledì 23 luglio, Roma ha ospitato la quinta sessione del vertice intergovernativo tra Italia e Algeria. Al termine dei colloqui, il Primo Ministro Georgia Meloni e il Presidente Abdelmadjid Tebboune hanno presentato dichiarazioni che riassumevano i principali argomenti discussi durante questo incontro ad alto livello.
Come di consueto in questi incontri internazionali, il Presidente algerino ha accolto con favore la “perfetta convergenza” di vedute tra Roma e Algeri su numerose questioni politiche.
Riguardo alla questione del Sahara Marocchino, Tebboune ha affermato che l’Italia “sostiene gli sforzi dell’Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per raggiungere una soluzione politica giusta, conforme alla legalità internazionale, che consenta al popolo saharawi di esercitare il suo inalienabile diritto all’autodeterminazione”.
Tuttavia, la dichiarazione congiunta pubblicata dal governo italiano, a seguito della quinta sessione del vertice intergovernativo Italia-Algeria, illustra una prospettiva diversa confutando le affermazioni di Tebboune.
Ecco il testo integrale del punto 29 del documento: “Per quanto riguarda il Sahara Occidentale, entrambe le parti hanno ribadito il loro sostegno agli sforzi dell’Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, per riavviare i negoziati diretti e raggiungere una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile, in conformità con gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”.
Così, “l’autodeterminazione del popolo saharawi”, rivendicata dal Presidente Tebboune, non è stata menzionata in questa dichiarazione congiunta italo-algerina.
Inoltre, durante la sua dichiarazione alla stampa, il Presidente del Consiglio italiano ha evitato questo argomento. La Georgia Meloni, tuttavia, ha dichiarato di aver discusso delle crisi nel Sahel e in Libia con il Presidente Abdelmadjid Tebboune.
Da ricordare che l’Italia aveva già “accolti con favore gli sforzi seri e credibili condotti dal Marocco” per risolvere la questione del Sahara. Nel luglio 2023, a seguito di un incontro tra il Ministro degli Esteri Nasser Bourita e il suo omologo italiano, Antonio Tajani, Roma ha ribadito “il suo sostegno agli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite per proseguire il processo politico volto a raggiungere una soluzione politica giusta, realistica, pragmatica, duratura e reciprocamente accettabile alla questione del Sahara, basata sul compromesso in conformità con la Risoluzione 2654”, adottata alla fine di ottobre 2022. Un testo che si era stato respinto dall’Algeria. L’Italia ha inoltre cercato di “incoraggiare tutte le parti a proseguire il loro impegno in uno spirito di realismo e compromesso, nel contesto di accordi coerenti con gli scopi e i principi stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite”.
La deviazione di Tebboune a Roma non è una semplicemente contraddizione, si tratta di uno scandalo diplomatico: un capo di Stato firma un documento ufficiale e poi lo contraddice pubblicamente, in palese violazione di tutte le norme e i protocolli bilaterali ed internazionali.

